C’è stato un tempo in cui gli anziani di Dikanka si riunivano nelle taverne per conversare sino a notte fonda, seduti secondo il rango loro. Erano locande di vecchi cosacchi e montoni, case di legno e paglia nella campagna dorata, luci di ceri nelle sere di luglio e fuochi dopo la festa di Giovanni il Battista. Allora la campagna dell’Ucraina era un tempio afoso e senza voci, una striscia di covoni di paglia disposti per i campi come le tende di un’armata: da qualche parte un carro carico di sacchi, canapa e tela avanzava tirato da buoi, a passo incerto, verso un villaggio vicino, e nelle case oltre il fiume le donne aspettavano il tramonto per ritirarsi a filare e parlare. I mariti con le camicie logore si scambiavano storie di santi e maledizioni, di cosacchi avari divorati da un demone per l’amore dell’oro.