Sergei Lavrov è più elegante degli altri colleghi che stanno al Cremlino. D’accordo, i capelli sono grigi, ma l’andatura è composta, il corpo è asciutto e poche rughe gli attraversano la fronte. Raramente sorride in pubblico, ed è ancora più raro che lo faccia senza sarcasmo. Chi lo conosce dice che non è cambiato molto dal 2004, l’anno in cui Vladimir Putin lo ha scelto come ministro degli Esteri, con la sola differenza che oggi Lavrov è una specie di star della politica internazionale: il suo nome si trova ogni giorno sui quotidiani di mezzo mondo – qualcuno dovrebbe chiedersi se la Russia ha ancora un premier – dopotutto è lui che tiene sulla scrivania i dossier decisivi, come quello sulla Siria. Cau Britannia ruled the world