Li vedi ora, i procuratori. A loro agio, come nessun altro, nel calore del calciomercato. E’ l’estate del loro contento. Si muovono, chiamano, ricevono chiamate, sorridono, ascoltano. Quanto? Hanno cifre e obiettivi scritti nel cervello. Non ce ne è uno con un tablet, con un pc, con un’agenda. Fanno il prezzo e il contorno, chi c’è c’è. Entrano ed escono da alberghi e ristoranti di città accaldate o di località turistiche. La loro estate arriverà il primo settembre, a mercato chiuso, a squadre già in campo, a campionato cominciato. Adesso si fattura, punto. Il calciomercato della crisi li mette paradossalmente più strategici che mai. Perché se gira la moneta c’è solo da rilanciare di più, ma se il denaro manca, allora si va di contatti, di fantasia, di scambi, di accordi pluriennali, di premi.