La Juve, il caso Agnelli e l’orrore della repubblica del pettegolezzo

Quando le fake news vengono trasformate dal circo mediatico in fatti inoppugnabili, in quel momento bisogna fermarsi un attimo e chiedersi come sia possibile rimanere in silenzio

La Juve, il caso Agnelli e l’orrore della repubblica del pettegolezzo

Andrea Agnelli (foto LaPresse)

Si può continuare a far finta di nulla, a riderci sopra, a trattare casi come quello che vi stiamo per raccontare alzando il sopracciglio, sbadigliando in modo svogliato e sussurrando al vostro vicino di scrivania che qualcosa sarà pure successo se tutti ne parlano da giorni. Ma quando il bar sport diventa verità assoluta, e quando le fake news vengono trasformate dal circo mediatico in fatti inoppugnabili, in quel momento bisogna fermarsi un attimo e chiedersi come sia possibile rimanere in silenzio di fronte alla proliferazione di una folle repubblica giudiziaria, in cui il tribunale del popolo è legittimato a emettere condanne non sulla base di una prova ma sulla base di pettegolezzi.

 

La storia che vi stiamo per raccontare non è solo la storia della Juventus ma è la storia di un paese come l’Italia, in cui il mix tra professionismo dell’antimafia, moralismo giudiziario, egemonia grillina e giustizialismo mediatico può portare a considerare “coinvolto” in una storia “di ’ndrangheta” il presidente della squadra di calcio più importante d’Italia: la Juventus di Andrea Agnelli. Negli ultimi trenta giorni ci è stata presentata una verità che suona più o meno così. La Juventus ha trattato con la ‘ndrangheta e c’è un’intercettazione che prova il “coinvolgimento” del presidente Agnelli. L’intercettazione è stata riferita di fronte alla commissione Antimafia da un pezzo grosso del calcio italiano (Giuseppe Pecoraro, procuratore della Figc).

 

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Tutto chiaro e lineare. Ma c’è solo un problema in questa storia: è tutto falso. L’intercettazione che avrebbe “inchiodato” Agnelli non esiste: il procuratore della Figc l’aveva evocata nel corso di un’audizione all’Antimafia facendo riferimento a una conversazione tra Agnelli e il capo della sicurezza della Juve: “Hanno arrestato i due fratelli di Rocco Dominello, lui (cioè Rocco Dominello) è incensurato, parliamo con lui”. Dominello esiste davvero: è un capo ultrà della Juventus rinviato a giudizio (processo “Alto Piemonte”) e in quel processo è stato ascoltato anche come testimone il capo della sicurezza della Juve (per verificare se la vendita di biglietti in blocco della società avviene in modo legale).

 

Il problema però è che quell’intercettazione non esiste (!) e a dirlo non è l’avvocato di Agnelli ma è lo stesso Pecoraro. Una volta trascritta l’audizione, alcuni parlamentari (non Rosy Bindi) hanno chiesto alla Dia e ai Ros se quell’intercettazione esistesse davvero. I Ros e la Dia hanno detto che quell’intercettazione non esisteva e così due giorni fa Pecoraro ha dovuto ammettere ancora in Commissione Antimafia (che ha dedicato 10 ore al tema Juventus) che l’intercettazione non esiste. E nel farlo ha cambiato versione: non si è trattato di un testo di una conversazione ma di un’“interpretazione” data dai pm. Pochi minuti dopo questa affermazione la procura di Torino (Spataro) dice che non è stata data alcuna interpretazione. Nulla. Neanche questo.

 

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Quindi, ricapitoliamo: Agnelli non è mai stato indagato; la Juve non è coinvolta in nessun procedimento penale; non esiste agli atti della procura alcuna intercettazione che dimostri una fantomatica vicinanza tra Agnelli e la ’ndrangheta; esiste solo un procedimento legato alla giustizia sportiva (giudice sarà neanche a dirlo il dottor Pecoraro) relativo alla vendita in blocco di biglietti da parte della Juve agli ultras della Juve. Bene: nonostante questo da trenta giorni una chiara fake news è diventata una verità assoluta. E quando la fuffa diventa evidente nelle repubbliche giudiziarie, dove il pettegolezzo prevale sulle prove, i propalatori di fuffa di solito non ammettono l’errore ma rilanciano. “Io – dice Pecoraro – non posso escludere che Agnelli fosse a conoscenza dell’estrazione di Rocco Dominello. Questo per me è un indizio”. “A noi – dice Bindi – basta e avanza sapere che le mafie in Italia arrivano persino alla Juventus, questo è chiaro”. Se non puoi dimostrare, alludi. Se non hai le prove, insinua. La repubblica giudiziaria in fondo si costruisce anche così. A colpi di “arriva”. A colpi di “io non posso escludere”. Come dire, si può continuare a far finta di nulla?

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Commenti all'articolo

  • equatore 2

    08 Aprile 2017 - 17:05

    Parlane male, sputtanalo sui media (foglio e pochi altri esclusi), additare Lui e la juve colpevoli, far montare il "sentire popolare" come a napoli dove una famiglia juventina e' stata costretta a uscire dallo stadio, chissa' che non si ripeta calciopoli......distruggere una suadra con 14 milioni . questa volta il giustizialismo grillino dei pecorari e della bindi non passera'. andrea denunciali tutti senza pieta'. fagli pagare anche il passato oltre al presente.

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  • margherita.baselli

    07 Aprile 2017 - 23:11

    di cosa si meraviglia'?anni addietro quasi tutti hanno creduto che andreotti avesse baciato toto riina.

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  • Roberto_Hi5tory

    07 Aprile 2017 - 13:01

    Direi di no, purtroppo gli altri (media & c.) non solo continuano a far finta di niente, ma non potendo continuare a cavalcare la nfake news, rilanciano con dichiarazioni e offese a defunti che non possono difendersi da parte di un certo Caressa, desiderevole di apparire, evientemente. La notizia oggi è Caressa che parla di Farsopoli.

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