L'oroscopo internazionale del profeta Brezsny seduce anche gli umanisti più esigenti

Il furbo aruspicino capelluto, ex hippie in pensione, nobilita ogni scemenza con strati di finta delicatezza letteraria. E così neppure i prof universitari si vergognano a leggere il suo oroscopo internazionale. 

L'oroscopo internazionale del profeta Brezsny seduce anche gli umanisti più esigenti

Rob Brezsny (Foto dal suo profilo Facebook)

Caro, vecchio, oroscopo, chi l’ha detto che sei giunto al rango più basso di moda transitoria dei periodi più oscuri o scanzonati, tra divinazioni su palle di vetro, bandane gitane, arti animali ribolliti in tegame? Ma poi, l'oroscopo non era la scemenza tra le scemenze, faccenda per donnette o tipico vizietto da portinaia o Sora Cecia? No! Bien plus qu’un horoscope, se è quello middlebrow di Internazionale scritto dal tenero enigmista Bobby Brezsny, e non ci si vergognerà di leggerlo, come invece nel caso lo si leggesse di sottecchi dal parrucchiere, nei pronostici di una Rosaspina Culacchiona qualunque, sulla rivista "Tutto vero e oltre".

 

Sempre in bigodini e retina rosa pesca, però, fuori dal casco del coiffeur gli utenti degli oroscopi non sono più soltanto nonnine perdute, megere o ragazze in attesa dell’azzurro ideale, ma addirittura finissimi maestri in lettere, filologi assennati, consunti specialisti dipartimentali lungo cattedre d’università remote. Il profeta Brezsny gongola antefatti culturali certificati e rispettabili: da Allen Ginsberg a Emily Dickinson fino a Jung e Rimbaud, Kandinsky e Patti Smith, e questo certo lo aiuta a sedurre gli umanisti più esigenti.

 

Vispissimo e duraturo, quindi, il culto di indagare il proprio futuro, grazie al rilancio per mano del furbo aruspicino capelluto, dicasi ex hippie in pensione. Giochino-indovinello con paraculo risvoltino morale, l’oroscopo è nobilitato da strati di finta delicatezza letteraria, insertini filosofici, Zen raccogliticcio, stoccate micidiali di storytelling per cui il destino del lettore-consultante assume l’aspetto di un romanzo incantato. Far sentire, una volta alla settimana, protagonisti di una vicenda leggendaria descrivendo vite non comuni, riuscendo a soddisfare contemporaneamente uomini d’affari col cuore tenero, anziani Peter Pan, donne intelligenti, globtrotters, phd all’assalto di avventure melting pot.

 

Tanto amato dai lettori, questo brezsnyano futuro bozzettistico e declinato al feulleiton più cialtrone, è sempre connesso a fenomeni grandiosi, ma la novità è che non siamo più in quella ingenua retorica al caglio del “non è vero ma ci credo”, semmai fin dentro l’alibi di un pretesto simil colto che si crede di elevare prodotto e consumatore, secondo una ramanzina più letale della precedente (“che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi”). La ricetta prevede inoltre la profusione di aneddotica biografica di personaggi storici, mescolando tutto con una spalmatina di ‘aiutati che iddio t’aiuta’.

 

Sullo sfondo, sempre presente la melensa Weltanschauung dell’Uno-Tutto per cui noi, Mozart e le guerre puniche siamo una cosa sola. In una versione cinica: “Lo scrittore Anacleto Verrecchia scrisse: «Un fagiolo non è un ventilatore: non sforzarti di vedere una cosa al posto di un'altra. La lumaca ha gli occhi sulle corna. Ma i cornuti non li hanno neppure nelle orbite». Caro amico, questa settimana scoprirai che il tradimento, finalmente, è alle porte: la persona che hai vicino, quando ti ha conosciuto, lodava le tue arti amatorie. Ormai, però, medita da tempo di concedersi un amplesso come si deve, ma non con te. Preparati ad affrontare questo momento con gioia ed entusiasmo. Incontrerai una persona ugualmente infelice di averti al fianco ma più incline ai sensi di colpa, che non avrà il coraggio di metterti le corna: starete insieme per sempre, seppur ognuno col suo fagiolo ideale.”

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