Tap, Emiliano non capisce il tubo

Le proteste contro il gasdotto, numeri alla mano, sono assurde

Tap, Emiliano non capisce il tubo

La polizia fronteggia i manifestanti anti-Tap (foto LaPresse)

Continuano in Puglia le proteste contro il gasdotto Trans-Adriatic Pipeline (Tap), terminale del corridoio che per la prima volta nella storia porta il gas naturale dal mar Caspio in Europa. Prima di arrivare sulla costa salentina, il Tap attraverserà per intero la Grecia e l’Albania, due paesi in cui non ci sono impedimenti alla realizzazione né a livello nazionale né locale. In Puglia, a capeggiare la protesta di movimenti ambientalisti e sindaci c’è invece il presidente della regione e candidato alla segreteria del Pd, Michele Emiliano, che si oppone a un progetto che nel tratto italiano sarà praticamente invisibile: un tubo di circa 1 metro verrà posato sottoterra per 8 chilometri.

 

Si tratta di un’opera strategica, a livello nazionale ed europeo, che porterà nella fase di costruzione investimenti per 80 milioni di euro e 150 posti di lavoro per tre anni e nella successiva fase di esercizio 180 milioni e 30 posti di lavoro ogni anno. Vanno poi aggiunti gli effetti economici indiretti, ma soprattutto la possibilità per un paese consumatore di energia come l’Italia di avere una maggiore disponibilità di una fonte pulita come il gas naturale. I manifestanti protestano contro il danno ambientale che consiste nell’espianto, lungo il tragitto, di qualche centinaio di alberi di ulivo che verranno portati nei vivai e successivamente reimpiantati. Un impatto certamente trascurabile, soprattutto se si considera che per il progetto erano stati valutati 5 diversi corridoi e 12 possibili alternative di tracciato, che però avrebbero tutti avuto un impatto ambientale superiore. Il progetto è anche stato oggetto di due inchieste, entrambe archiviate su richiesta degli stessi pm di Lecce: “L’iter autorizzativo si è svolto nella più assoluta linearità e legittimità”. E parliamo della stessa procura che ha bloccato le eradicazioni degli alberi previste dal piano anti Xyella e osannata dal “popolo degli ulivi”. Non si capisce bene contro cosa si stia protestando e soprattutto perché. Il Sole 24 Ore ha ricordato che solo sei mesi fa l’Acquedotto Pugliese ha posato la conduttura del Sinni, un tubo da 1,4 metri (più largo del Tap) che attraversa l’intero Salento per 37,5 chilometri (circa 5 volte più lungo del Tap). Numero di ulivi espiantati: 2.500. A inaugurare l’opera c’era Michele Emiliano.

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    30 Marzo 2017 - 07:07

    …cari signori, sembra che siano solo gli uomini che hanno imparato (a memoria) codici e codicilli giuridici i soli in grado di decidere cos’è bene e cos’è male per il paese. Far capire a una zucca piena di leggi, leggine e leggicole che se vogliono mangiare le orecchiette con le cime di rapa non basta il sole o il venticello del Salento. Eppure, di ingegneri la regione ne produce. Ciononostante i salentini amano soprattutto uomini di legge, avvocati e medici. Si vede che hanno riposto fiducia solo nella giustizia e nella sanità. E per coltivare i giardini pensili del Tavoliere? La mano d’opera a basso costo (eufemismo) non manca. E la legge? Che c’entra, gli intruppati dall’Africa in politica contano come il due di picche! Ah…mica sono sciocchi, l’aritmetica la conosco anche loro. Sapere Aude

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