Il Senato "salva" Minzolini e Di Maio agita i forconi

L'Aula di Palazzo Madama vota contro la decadenza dell'ex direttore del Tg1. Il vicepresidente della Camera attacca: "Atto eversivo, poi non lamentatevi delle reazioni violente"

Il Senato salva Minzolini

Minzolini festeggiato in aula dopo l'esito del voto (foto LaPresse)

Con 137 sì, 94 no e 20 astenuti, il Senato ha votato contro la decadenza di Augusto Minzolini. La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari aveva proposto il provvedimento per “incandidabilità sopraggiunta” in virtù della legge Severino. Minzolini, infatti, è stato condannato in via definitiva a due anni e mezzo per peculato, accusato di aver utilizzato indebitamente la carta di credito aziendale che aveva in qualità di direttore del Tg1. Prima del voto, il giornalista aveva comunque annunciato che si sarebbe dimesso dalla carica “qualunque sia l'esito”. Decisione confermata a votazione avvenuta, nonostante si senta “vittima di una vicenda kafkiana” e di “una grande ingiustizia”, pur “con tutto il rispetto che posso avere per la magistratura”.

 

E se per Berlusconi si tratta di “una bellissima notizia e un giorno nuovo”, il M5s ha reagito alzando i toni. Per Paola Taverna è la “fine dello stato di diritto: il Senato ha sancito che una legge è applicabile a tutti tranne che alla casta”. Mario Michele Giarrusso denuncia “il voto di scambio di fatto fra Pd e Forza Italia”: il riferimento è al fatto che i forzisti non hanno partecipato al voto sulla mozione di sfiducia al ministro dello Sport Luca Lotti, e i democratici si sarebbero comportanti alla stessa maniera per difendere Minzolini, “una vera vergogna”. Secondo Nicola Morra, invece, “il Nazareno è risorto”. Ma le parole più dure sono quelle di Luigi Di Maio, che parla addirittura di “atto eversivo contro le istituzioni”.



Il vicepresidente della Camera attacca: “Un partito, il Pd, sancisce che la legge non è uguale per tutti. Inutile che vi lamentiate delle manifestazioni violente fuori dal parlamento se qui dentro fate cose di questo genere, atti eversivi. Oggi la legge Severino non c’è più. Mandateci alle urne perché nonostante questo schifo crediamo ancora nella possibilità di cambiare le cose con il voto democratico”. Alessandro Di Battista: “Se il Pd avesse un briciolo di dignità dovrebbe mandare via a calci i 19 senatori che hanno votato” a favore di Minzolini.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • p.ascari

    17 Marzo 2017 - 09:09

    Varrebbe la pena fermarsi a riflettere che se uno condannato per peculato a due anni in via definitiva può fare il Senatore della Repubblica, e i suoi lo festeggiano, poi per forza che i populisti hanno successo. E non hanno nemmeno tutti i torti, nello specifico. Ed infatti ci inzuppano il biscotto che è una bellezza. Sono i Minzolini che hanno fatto il loro successo, e continueranno a farlo. E se per sciagura dovesse ritornare pure il Berlusca (condannato per frode fiscale), coi voti decisivi del PD , beh allora il successo di Grillo è completo. Festeggiate, sciagurati, festeggiate.

    Report

    Rispondi

  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    17 Marzo 2017 - 01:01

    La legge uguale per tutti. Mica PD e PD-L possono farsela su misura come il M5S!

    Report

    Rispondi

  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    16 Marzo 2017 - 20:08

    Certo che nell'itaglietta d'oggi, avere un dimaio VicePresidente della Camera dei Deputati, fa venir voglia di dar fuoco a tutto a quello che si ha e poi andarsene a chiedere asili politico nell'ultima tribù dell'Amazzonia. Primitivi, ma uomini vivaddio!

    Report

    Rispondi

  • giovanni.demerulis

    16 Marzo 2017 - 20:08

    Sia avvicina il processo Marra e il livello dello scontro si alza.

    Report

    Rispondi

Servizi