MOONLIGHT di Barry Jenkins

Moonlight ha dalla sua la nostalgia per Obama, le inquadrature sognanti che suggeriscono “poetico”. Ha il ghetto di Miami con violenza in dosi omeopatiche, e i maschi che si struggono d’amore senza fare sesso

Moonlight di Barry Jenkins, con Mahershala Ali, Shariff Earp, Alex Hibbert, Ashton Sanders, Trevante Rhodes

Moonlight (foto via Wikipedia)

Schierati contro “La La Land”, capitolo primo. Una lezione di nuoto che somiglia a un battesimo per immersione. L’adulto spaccia crack – ha tra i clienti la madre del ragazzino, sempre sballata nel giaciglio. Per espiazione o contrappasso, si prende cura di Chiron, quasi dieci anni e pochissime parole (gli spiegherà più tardi cosa vuol dire “frocio”, aggiungendo che è una parola brutta). Ritroveremo Chiron a sedici anni, e poi a ventisei, in questo romanzo di formazione in tre atti che contende a “La La Land” l’Oscar per il miglior film. Secondo i calcoli di Metacritic, ha 99 punti su cento, il musical di Damien Chazelle si ferma a 93. “Moonlight” ha dalla sua la nostalgia per Obama, la commozione, le inquadrature sognanti (e puntuali, certi lunghi silenzi) che suggeriscono “poetico”. Ha il ghetto di Miami con violenza in dosi omeopatiche, e i maschi che si struggono d’amore senza fare sesso. Dettaglio notato anche dal Guardian che suggerisce: forse per questo piace tanto anche fuori dalla comunità di riferimento. Combinazione da concorso, affidata a tre attori che si alternano nella parte di Chiron: da ragazzino pelle e ossa mette su una bella massa di muscoli (il regista indugia sul pettorale e sull’ascella, se non fosse maschio e nero si potrebbe obiettare senza sembrare omofobi). E tuttavia vulnerabile, come dicono nelle soap opera. Il candidato all’Oscar Mahershala Ali (lo spacciatore coscienzioso, almeno a metà) dovrà vedersela – nella categoria non protagonisti – con Michael Shannon, Jeff Bridges, Dev Patel, il giovane Lucas Hedges di “Manchester by The Sea”. Il titolo viene dalla pièce teatrale (autobiografica, scritta all’università) di Tarell Alvin McCraney: “I ragazzini neri sono blu sotto la luna”. Esercizio che il direttore della fotografia James Laxton magnificamente esegue. Ogni cosa è splendidamente illuminata, i colori sono saturi. Brillano le strade assolate di Liberty City, quartiere desolato di Miami dove il regista è cresciuto. Brillano gli abiti bianchi addosso agli attori con la pelle lucida color del cioccolato, brillano le spiagge e le acque caraibiche sotto la luna piena.

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