Gli amici occulti dell'islam radicale

Intervista al blogger palestinese Waleed al Husseini, sotto scorta a Parigi: “La codardìa e la cecità fanno il gioco dei terroristi”. Ha scritto un libro, “Trahison française”, in cui denuncia la “viltà collettiva e le concessioni” dell’Europa

Gli amici occulti dell'islam radicale

Una manifestazione per le vittime di Charlie Hebdo (foto LaPresse)

Roma. Nel primo libro, “Le prigioni di Allah”, uscito per Grasset, il blogger palestinese Waleed al Husseini aveva raccontato del carcere in Cisgiordania, dove è stato rinchiuso dieci mesi per aver osato criticare l’islam, e della gioia di essere accolto in Francia nel 2012. Waleed si salvò soltanto grazie a una mobilitazione internazionale. Quando Waleed fuggì in Giordania e da lì all’ambasciata francese, dove chiese asilo politico, non avrebbe mai immaginato che l’incubo dell’estremismo islamico lo avrebbe seguito anche a Parigi, dove allora a dominare le cronache era la relazione fra il presidente Hollande e Julie Gayet. Ma oggi Waleed vive sotto scorta, perché i fondamentalisti islamici lo cercano per fargliela pagare.

 

Nei giorni scorsi, Waleed al Husseini, profugo palestinese non per colpa di Israele ma del fondamentalismo islamico, ha pubblicato il suo secondo libro, “Une trahison française”, pubblicato dalle nuove e ambiziose Ring Editions. “Pensai di trovare in Francia un rifugio di pace, tolleranza e laicità”, dice Waleed al Foglio, “ma caddi dalle nuvole, perché vidi l’islamizzazione al lavoro”.

 

In meno di trecento pagine, il giovane scrittore palestinese spiega di aver “capito che la Francia è stata vittima di molti tradimenti. Dei politici che, negli ultimi decenni, hanno convissuto con la ‘bestia’ (l’islam radicale, ndr) a fini elettorali, ma anche degli intellettuali dei ‘droits de l’hommisme’”, ovvero i diritti dell’uomo trasformati nei diritti del bambino viziato.

 

Dice anche che il termine “islamofobia” è una parola che “fa il gioco degli islamisti”, grazie alla quale si presentano come vittime. “La teocrazia islamica usa l’islamofobia come una maschera dietro la quale nasconde la sua vera natura e i suoi piani criminali. Rifiutando di affrontare l’islamizzazione, la società francese è complice dell’ascesa del terrorismo in Francia. Lo è la classe politica, alla ricerca del voto. E l’estrema destra usa questo alibi a fini elettorali”. “Ho scritto questo libro per la Francia, ma vale per tutta l’Europa”, continua al Foglio al Husseini. “Il ‘tradimento’ è la complicità con l’islam radicale in nome della ‘pace’ della società, una cecità autoimposta che fa il gioco di una islamizzazione dolce. Non mi piace usare la parola ‘moderato’ perché i musulmani nel loro insieme non hanno ancora raggiunto quella fase. A mio avviso è una bufala, perché il praticante credente non può violare i fondamenti della sharia, che è la verità assoluta. L’ideologia jihadista è una parte dell’islam. Se cerchiamo costantemente scuse, non riusciremo mai ad avanzare”.

 

Chi sono questi traditori del libro? “I filosofi, i media, gli intellettuali, gran parte viene dalla sinistra, sono l’élite. In Francia, ad esempio, i sociologi spiegano che le donne indossano il velo, incluso il niqab, volontariamente. Non è vero. Questi drappi come li conosciamo oggi sono emersi nei paesi musulmani con l’ascesa dell’islam politico negli anni Settanta e in occidente dalla fine degli anni Ottanta. Vi è una rivendicazione di identità e appartenenza sostenuta dall’islam politico, quindi un atto deliberato sinonimo di marcatore di identità che ha lo scopo di ostacolare l’integrazione delle donne musulmane nelle società occidentali”. E allora perché la gauche si ostina a difenderlo?

 

“In primo luogo, la sinistra progressista ha tradito e sacrificato i suoi compagni nei paesi musulmani, i soli in grado di riformare l’islam e le loro società. Poi ha accarezzato l’islam politico per motivi elettorali e moltiplicato le concessioni in nome del ‘vivere insieme’. Infine, nello stesso spirito, la sinistra ha vìolato la laicità in nome della pace sociale. Ho voluto far luce sulla viltà collettiva e il clientelismo elettorale di fronte all’ondata islamista in Francia. L’islamismo non progredisce attraverso la sua superiorità intellettuale, ma la compiacenza di molti francesi verso l’islam politico”. Chi sono invece i traditi? “I valori della modernità e le persone che pagano con la propria vita”. Cosa temi per l’Europa? “La guerra civile, le società parallele, la codardìa dei governi, la tolleranza dell’intolleranza”. Non c’è soluzione nel breve termine. “Stavo rilasciando un’intervista in un caffè dello Chatelet. Una persona si è avvicinata per dirmi che stavo ‘scrivendo dell’islam’. Gli ho chiesto se avesse letto il mio primo libro, e ha risposto: ‘Non ho bisogno di leggerlo, lo so che dietro di te ci sono i sionisti’. Come affrontare questo?”.

 

Waleed al Husseini in Francia fa parte di una ormai nutrita schiera di musulmani, questi sì “moderati”, che hanno avuto il coraggio di denunciare l’islam radicale. Ne fanno parte Rachid Boudjedra, gli algerini Kamel Daoud, Mohamed Sifaoui e Boualem Sansal, il poeta Adonis, Shahla Shafiq, la ex giornalista di Charlie Hebdo Zineb El Rhazoui e Chahdortt Djavann, esule anch’essa, ma dall’Iran khomeinista. Djavann, come al Husseini, ha appena pubblicato un nuovo libro dal titolo “Comment lutter efficacement contre l’idéologie islamique” (Grasset), in cui attacca gli “utili idioti” dell’islam radicale. E fa i nomi, e sono nomi pesanti: Olivier Roy, quello della “islamizzazione del radicalismo”, ovvero il teorico del disagio sociale; Farhad Khosrokhavar, il sociologo che difende il velo, e Marjane Satrapi, la regista di “Persepolis”, colpevole secondo Djavann di non aver voluto davvero mostrare la Rivoluzione iraniana. E’ anche grazie a loro, scrive Djavann, se “l’islamismo è in grado di piegare il dibattito” e di scrivere i termini della “dolce resa”. La nostra.

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Commenti all'articolo

  • gianni.rapetti

    05 Aprile 2017 - 16:04

    Monsieur Macron cosa ne pensa?

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