Rilasciate le 4 persone fermate dalla polizia per l'attentato a Berlino

Blitz della polizia e delle forze speciali nel campo profughi di Emmerich, in alcuni appartamenti di Dortumund e nella capitale tedesca. Il sospettato, Anis Amri, è ancora in fuga

antiterrorismo polizia

Amburgo, Misure di sicurezza rafforzate dopo l'attacco a Berlino (foto LaPresse)

Sono scattati giovedì mattina all’alba i raid delle forze di sicurezza tedesche che hanno portato ai fermi di quattro persone per presunti legami con Anis Amri, il tunisino ricercato per l'attentato di Berlino, rivendicato martedì dallo Stato islamico. I quattro  fermati durante le operazioni sono stati tutti rilasciati nel pomeriggio. La procura generale nega che i blitz siano collegati all'attacco ma ha dato la conferma di diverse operazioni della polizia e delle forze speciali nel campo profughi di Emmerich, in Nord Reno-Westfalia, primo e unico domicilio conosciuto di Amri in Germania. Altre operazioni sono avvenute in alcuni appartamenti di Dortumund e, nella notte, a Berlino, dove sono stati perquisiti tre appartamenti nei quartieri di Kreuzberg, Moabit e Prenzlauer Berg.

I documenti di Anis Amdi sono stati trovati nella cabina di guida del tir che lunedì sera ha travolto alcune bancarelle del mercatino di Natale nel quartiere di Charlottensburgh, uccidendo 12 persone e ferendone 48. Le sue impronte sono state rinvenute sulla portiera del Tir dal lato del guidatore. Anche il ministro dell'Interno tedesco Thomas de Maizie're ne dà conferma e aggiunge che sono stati trovati anche altri indizi che portano a credere che «con alta probabilità il ricercato sia anche l'autore dell'attentato».

   

Le stragi dello Stato islamico non sono legate alle sue sconfitte e nemmeno alle nostre scelte militari

Quel software sempre uguale che gira nella testa di capi e stragisti dell'Isis

  

Il ricercato sarebbe stato legato al network di Abu Walaa, predicatore iracheno arrestato in Germania a inizio novembre e considerato "il numero uno dello stato islamico" nel paese. Secondo indiscrezioni dei media, Amri era stato tenuto sotto sorveglianza per un certo periodo ma era poi riuscito a far perdere le sue tracce. Mentre la polizia tedesca ha spiccato per lui un mandato di arresto internazionale e la caccia all’uomo prosegue in tutta Europa, la sicurezza danese ha condotto perquisizioni in un traghetto e in un porto di Grenaa , una città nel nord della Danimarca, dopo che qualcuno aveva riportato di averlo visto. Ma la ricerca non ha portato ad alcun risultato. "Abbiamo stabilito che niente suggerisce che il ricercato sia o sia stato a Grenaa", ha dichiarato un portavoce della polizia.

 

Amri, 24 anni, è originario della città di Tataouine, circa 430 chilometri a sud di Tunisi. Lascia la Tunisia nel 2011, diretto in Italia. Sbarcato a Lampedusa Amri sconta quattro anni in carcere per avere partecipato a una violenta rivolta nel centro di accoglienza migranti. Prima a Catania, poi all’Ucciardone di Palermo. Quando esce arriva il decreto di espulsione. Ma il provvedimento non viene eseguito perché dall'altra parte del Mediterraneo la procedura che spettava alle autorità tunisine non è stata fatta nei tempi previsti per legge. L’Italia è obbligata a lasciarlo andare, non prima di avere inserito i suoi dati nel database europeo. Dal settembre 2015 Amri risiede in Germania. È anche nel mirino delle forze dell'ordine tedesche, indagato per la preparazione di un altro attentato. Lo dice Ralf Jager, ministro dell'Interno del Land della Renania Nord-Westfalia, secondo cui il giovane era stato segnalato a novembre al centro tedesco per la lotta al terrorismo.


"La polizia giudiziaria della Renania Nord-Westfalia aveva aperto una inchiesta presso la corte federale tedesca competente in materia di terrorismo - ha detto Jager – perché sospettava la preparazione di un atto criminale grave che rappresentava un pericolo per lo stato". Il 30 luglio viene identificato e trattenuto tre giorni a Ravensburg, in attesa dell’espulsione dalla Germania. Ma il copione si ripete. Ancora a causa della mancanza di documenti, non è possibile procedere con il provvedimento di espatrio.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    22 Dicembre 2016 - 14:02

    Fossero confermate le ultime notizie circa l'identificazione del responsabile della strage di Berlino,, e soprattutto le ricostruzioni delle sue vicende personali successive al sbarco clandestino a Lampedusa, credo sia doveroso prendere in immediata considerazione le responsabilità politiche e penali di governanti e forze deputati a garantire dalla costituzione la sicurezza pubblica. Negligenze improvvide e pastoie burocratiche senza fine non possono restare politicamente e penalmente impunite a fronte di conseguenze così tragiche. Così come non si può democraticamente accettare che misure di sicurezza atte a salvaguardare almeno un minimo di sicurezza delle popolazioni inermi vengono adottate non preventivamente ma solo successivamente, a prevedibilissima strage tragicamente consumata. Il geniale Ceronetti scrisse che siamo condannati ad essere governati dai criminali. Conclusione apocalittica, certo. Pero' se chi governa tollera circolino liberamente persone non identificate...

    Report

    Rispondi

    • Alessandra

      22 Dicembre 2016 - 16:04

      buonasera, Lei ha perfettamente ragione: il Foglio lo dovrebbe sottolineare per bene, dato il coraggio che ha nello svelare tante ipocrisie.

      Report

      Rispondi

Servizi