L'isteria iconoclasta arriva a Londra: "Via le statue dell'ammiraglio Nelson"

La proposta sul Guardian: "Salvò l'Inghilterra ma era razzista"

L'isteria iconoclasta arriva a Londra: "Via le statue dell'ammiraglio Nelson"

Foto LaPresse

Londra. Mentre negli Stati Uniti i manifestanti per l’uguaglianza dei diritti distruggono le statue dei soldati confederati, da cui i movimenti per la supremazia bianca sembrerebbero trarre nuova linfa, anche Londra fa i conti con le richieste di iconoclastia per il proprio passato coloniale. Dopo le pressioni per coprire una parte della statua della Regina Vittoria “Imperatrice delle Indie” alla Royal Holloway e quella di eliminare l’effigie del colonialista – ma filantropo – Cecil Rhodes dall’Università di Oxford, si alza ulteriormente il tiro. L’ennesima polemica viene da Afua Hirsch, giornalista, avvocato e attivista per lo sviluppo internazionale, che si divide tra Londra e l’Africa occidentale, attualmente corrispondente per l’educazione e gli affari sociali per Sky News. Dalle colonne del Guardian, Hirsch propone di rimuovere le statue e i dipinti celebrativi di Horatio Nelson. Il Vice Ammiraglio, che troneggia in cima alla colonna centrale a Trafalgar Square, è famoso per essere l’autore della più grande vittoria navale nella storia britannica, avvenuta poco lontano da Cadice. Il suo successo fu un evento decisivo nell’ambito delle guerre napoleoniche e secondo molti storici mandò a monte i piani dei francesi di invadere l’Inghilterra. Fu però, attacca Hirsch, anche un sostenitore della tratta degli schiavi e del colonialismo imperiale, e con la sua influenza nella camera dei Lord mise i bastoni tra le ruote agli abolizionisti, ritardando almeno di un decennio la messa al bando della schiavitù. Per questa ragione, già lo scorso anno, un gruppo di pan-africanisti chiese di rimuovere la statua del Vice Ammiraglio presente alle Barbados.

 

La differenza tra Stati Uniti e Regno Unito, secondo Hirsch, è che “l’America è ora nel mezzo di un dibattito acceso sul da farsi, mentre il Regno Unito – nella nostra inerzia, arroganza e pigrizia intellettuale – non lo è”. L’altra differenza che la giornalista dimentica di far notare, è che se le statue dei confederati “galvanizzano i gruppi di suprematisti bianchi” non si vedono torce e svastiche sotto quelle di Nelson. Al contrario, un busto del Vice Ammiraglio è stato una costante dell’arredamento dell’ufficio di Winston Churchill, uno che i nazisti li ha combattuti e sconfitti. Non solo: sotto la colonna di Trafalgar Square si celebrano periodicamente l’unità e la diversità del Regno Unito. Si tengono le commemorazioni delle vittime del terrorismo, si celebra dal 2006 la fine di ogni Ramadan, viene ospitata la manifestazione “Africa on the Square” durante il mese della storia nera, si festeggia Natale, Diwali, il capodanno cinese e quello sikh.

 

Certo, anche i britannici hanno come ogni popolazione al mondo la loro dose di razzisti, ma non è cercando di detronizzare le icone nazionali con bernoccolo neoborbonico che si risolverà il problema. Polemiche di questo tipo, al contrario, offrono facili sponde ai populisti, con Nigel Farage che ha commentato: “E’ scioccante che il Guardian incoraggi questo dibattito. E’ proprio vero che la sinistra odia il Regno Unito”.

 

E’ poco plausibile che la richiesta di Hirsch abbia seguito perché, seppure possa essere sensato promuovere un dibattito sul passato coloniale, è pericoloso applicare filtri interpretativi di un progressismo estremo a personaggi storici che certi progressi non li hanno vissuti. E’ plausibile che Nelson fosse razzista, schiavista, magari chissà anche omofobo e sessista: lo era la maggioranza della popolazione, educata a considerare gli altri popoli inferiori, i neri come proprietà, l’omosessualità come una forma di depravazione, le donne come meno intelligenti. Ma processare gli “offensivi” ritratti di pietra di chi ha fatto la storia di un paese e non può difendersi di sicuro non serve a tutelare di più i diritti oggi.

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