Rovazzi e gli youtuber “sfigati” che vanno a comandare. Intervista

Il suo pezzo tamarrissimo, ai confini di quello che gli intellettuali più indignati potrebbero tacciare come “demenziale”, ha vinto prima il disco d’oro (udite udite, novità assoluta per lo streaming), ora pure quello di platino (che vuol dire che le vendite hanno sfondato il muro delle 50 mila copie).
Rovazzi e gli youtuber “sfigati” che vanno a comandare. Intervista

Fabio Rovazzi

Si ripete che il mondo, ormai, è degli youtuber. O almeno così pare. A sostegno di questa tesi ci sono i numeri inconfutabili, insieme alle famigerate pance della gente, termometro quasi infallibile dell’entusiasmo popolare. Che in questo caso è ciò che conta. Certi fenomeni però, soprattutto quelli cosiddetti “del web”, vanno metabolizzati. Ecco perché parlare oggi di Fabio Rovazzi, 22enne di Lambrate (quartiere milanese ormai rispettabile e sufficientemente à la page per esser menzionato dalle cronache modaiole). E se non conoscete Rovazzi è bene che passiate a un aggiornamento rapido, appropinquandovi verso un pc e andando ad aggiungere la vostra visualizzazione alle 28 milioni e passa che il giovane ha collezionato su YouTube. Basta digitare “Fabio Rovazzi, Andiamo a comandare (col trattore in tangenziale)”. E, in effetti, il Rovazzi se la comanda.

 



 

E’ il caso di dirlo. Se già si era compreso che streaming e download avevano ampiamente superato qualsiasi altro mezzo di ascolto e comunicazione, soprattutto fra i giovanissimi (piaccia o non piaccia è a loro che il mercato deve guardare se vuol continuare a mercanteggiare), il mite Rovazzi lo conferma. Meglio: ce lo sbatte in faccia. Col suo pezzo tamarrissimo, ai confini di quello che gli intellettuali più indignati potrebbero tacciare come “demenziale”. Ebbene, signore e signori, radical dal gusto raffinato, coltissimi cultori del serio: ha vinto il faceto. E lo ha fatto con cifre da sangue dal naso: prima il disco d’oro (udite udite, novità assoluta per lo streaming), ora pure quello di platino (che vuol dire che le vendite hanno sfondato il muro delle 50 mila copie). Adeguatevi dunque se desiderate prender parte a una qualsiasi conversazione estiva che si rispetti: se non sapete chi sia Rovazzi, siete tagliati fuori. Out.

 

Un’ascesa in discesa. E senza passare dal via. C’è dunque da domandarsi se il giovanotto meneghino, scuderia Fedez + J-Ax, si aspettasse cotanta attenzione popolar-mediatica e come affronti questo schiaffo di successo. “Può capitare a volte che ci si infila in un mondo di cui non si conosce nulla”, ci ha raccontato divertito e disponibile. “Ma io non sono un cantante. Sono un autore e un regista ma non un cantante”. Niente Sanremo, quindi? “Non lo so, ma la cosa farebbe molto ridere”, ammette. Eppure il fenomeno “Andiamo a comandare” è divampato. “Viralità, semplice viralità. Non si può definire in altri modi”, ci ha spiegato il giovanotto entrato a pieno titolo nella scuderia Newtopia: “Federico (Fedez, ndr) ha visto dei miei video comici su YouTube, ci siamo visti e da lì è nata la nostra collaborazione”. Viva la casualità.

 

Una tendenza in contro tendenza. Rovazzi ce lo canta chiaro e forte: “Non mi fumo canne, sono anche astemio”. Di questi tempi c’è da strabuzzare gli occhi. Al posto della Grey Goose  “sboccia acqua minerale” e sì, almeno in questo segue la corrente, si spara i selfie (mossi) alla Guè Pequeno, “ma non faccio brutto”. Nel video lo si può vedere dimenarsi in un ballo sfrenato, refrain super elettronico del pezzo, in discoteca, a cena con una bella ragazza e poi sul famoso trattore, accanto a un simpatico vecchino che gli fa da autista (“è un contadino che abbiamo trovato per caso nelle campagne di Ibiza, dove abbiamo girato il video. Non si fidava a darmi il trattore così lo ha guidato lui senza capire in quale situazione si stava mettendo”) mentre il nostro si esibisce sulle note del suo tormentone con in braccio un sosia del suo barboncino, Marley (lasciato a casa per l’occasione, ci ha confidato).

 


I rapper J-Ax e Fedez


 

“Ho fatto il disco d’oro. Vuoi limonare?” è la scritta che campeggia sulla maglietta con la quale l’abbiamo visto impazzare negli ultimi tempi (prima del platino, s’intende) ma è pronto a giurare: “In realtà non sfrutto la cosa, sono un romantico, io. La maglietta è uno sfottò per quelli che fanno un po’ di successo e poi cominciano a menarsela”. Andiamo a comandare, quindi. Con un trattore, in tangenziale e senza alcool e droga. Un invito per le giovani coscienze? “Diciamo che sono contento che il messaggio sia arrivato, volevo fare il contrario di quello che funziona ora tra i ragazzi. Non sono un Papa boy come mi hanno definito, trovo solo sbagliata l’ostentazione rispetto all’uso di queste sostanze per fare il figo”. A chi davvero comanda non vuole dire nulla: “Con la mia esortazione non mi riferivo per niente alla politica, ma a noi YouTuber. Che siamo dei mega sfigati però alla fine, in qualche modo, comandiamo davvero”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi