La Protezione civile ci spiega perché il Lazio brucia

Numeri, cause e prevenzione. Parla Carmelo Tulumello, direttore dell’agenzia regionale: "Questa sarà un’annata ancora più devastante del memorabile 2007, per la violenza, l’estensione e la frequenza quotidiana degli incendi"

La Protezione civile ci spiega perché il Lazio brucia

Incendio a Castel Fusano (foto LaPresse)

L’estate del 2007 era ricordata come la più disastrosa degli ultimi decenni per gli incendi in Italia: oltre 10 mila roghi che hanno bruciato più di 225 mila ettari di terreno. Ma secondo Legambiente, da metà giugno 2017 a oggi sono già bruciati 26 mila ettari di bosco, un’area grande quanto quella andata in fumo in tutto il 2016. Nello stesso periodo ci sono state 430 richieste d’intervento per gli aerei antincendio, cioè un terzo in più del 2007. Carmelo Tulumello, direttore dell’agenzia laziale della Protezione civile, spiega al Foglio che “il trend di quest’anno ci fa immaginare una situazione anche peggiore di quella del 2007. Rispetto al 2016 l’incidenza degli incendi è aumentata del 400 per cento e in periodi più ristretti, addirittura del 600 per cento. Nei primi quindici giorni di luglio di quest’anno i nostri mezzi aerei hanno volato per 800 ore contro le 360 di tutto luglio 2016. Ma al di là del dato numerico, ciò che ci fa supporre che questa sarà un’annata ancora più devastante del memorabile 2007 è la violenza, l’estensione e la frequenza quotidiana dei roghi. Negli anni scorsi non avevamo a che fare con una condizione così frenetica”.

   

Basta vedere cosa è successo nella regione domenica 16 luglio, con le fiamme che non hanno dato tregua ai soccorsi: i vigili del fuoco hanno eseguito 120 interventi, di cui un’altissima percentuale per incendi di sterpaglie e macchia mediterranea. Un vasto incendio ha colpito Civitavecchia. Un altro è divampato a Ladispoli, sul litorale a nord di Roma. Due elicotteri e un Canadair sono entrati in azione a Ss Cosma e Damiano, in provincia di Latina. Sempre nel Pontino, due elicotteri erano impegnati a Gaeta. Altri due a Sacrofano, sopra Roma. Sempre a nord della Capitale le fiamme hanno lambito il Lago di Martignano mentre un rogo di sterpaglie ad Anguillara si è fatto strada fino a una comunità per disabili. “Non appena ridimensionate queste emergenze è cominciato il rogo a Castel Fusano”, ribadisce Tulumello: “È un andamento decisamente anomalo, del quale c’erano sentori già da maggio. In quel periodo abbiamo portato la flotta di elicotteri del Lazio da 7 a 10, ma stiamo già esaurendo il budget di volo”. E come se non fosse bastato il terremoto dell’estate scorsa, “anche gli uomini, i volontari sono stremati e iniziano le prime rotture dei mezzi: si rompono pick-up e autobotti che fanno tantissimi chilometri in zone impervie”.

   

Il presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, in una lettera inviata ai prefetti ai primi di luglio, spiegava che “il fattore climatico, benché caratterizzato da una straordinaria siccità che ha indotto questa amministrazione a dichiarare lo stato di calamità naturale, non è di per sé sufficiente a giustificare un andamento chiaramente anomalo dei fenomeni”. Un’emergenza che allarma anche Tulumello: “L’anomalia non è giustificata dal fattore meteorologico. Non sta a me fare ipotesi, ma è conclamata la matrice dolosa della maggior parte degli incendi. Che sia dovuta a una patologia dei piromani, che siano casi di emulazione o che siano intervenute altre cause, anche criminali, lo diranno le indagini. Sicuramente non si tratta di autocombustione ed è minima anche la matrice colposa”, cioè quelle cause accidentali come le scintille causate dai freni di un treno, un barbecue gestito male o la marmitta surriscaldata di un’auto parcheggiata sulle sterpaglie.

   

“Questa recrudescenza rende palese la necessità di mantenere alta l’attenzione da parte delle forze dell’ordine: le norme già ci sono, si tratta di intensificare la vigilanza e la repressione. Anche la scarsa manutenzione del verde e delle strade facilita la comparsa e la diffusione degli incendi. Su questo, come Protezione civile, abbiamo sollecitato l’intervento dei comuni già in primavera. Ci rendiamo conto che molti sono in difficoltà e mancano risorse ma quando il paese brucia bisogna entrare nell’ottica che la prevenzione è la miglior difesa”. Mentre il direttore della Protezione civile del Lazio ridimensiona la responsabilità dello scioglimento del Corpo forestale, passato ai Carabinieri, che secondo un approfondito articolo della Stampa avrebbe creato molti problemi ai soccorsi: “Questo è il primo test operativo della nuova organizzazione. Ogni riforma appena realizzata sconta un necessario tempo di assestamento”.

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