Giudici che scherzavano

La legge non è poi così arcigna. Il caso del divorzio e i due milioni al mese che il Cav. deve all'ex moglie 

Giudici che scherzavano

C’era un ragazzo che (non come me) provava ad adescare delle minorenni su Facebook. “Verresti con me in cambio di un lavoro come barista pagato 70 euro al giorno?”. La giustizia queste cose le prende con molta serietà, così ci sono voluti quattro anni, le ragazze adesso sono maggiorenni. Però il ragazzo è stato assolto, per i suoi avvocati scherzava, e i giudici l’hanno presa per buona. Con una motivazione che pare uno scherzo: il messaggio era “generico”, e poi c’è la considerazione “relativa alle modalità impersonali dell’approccio, realizzato attraverso il social network Facebook e non, ad esempio, mediante una conversazione telefonica”. Sapevatelo. C’era una ragazza che (non come me) studia a Cambridge. Una sera, un po’ strafatta, ha ferito il suo boy con un coltello da cucina. Ma per il giudice “non deve finire in prigione perché ha un talento straordinario, è brillante”, ed è “completamente sbagliato impedire a questa giovane e brillante ragazza di inseguire i propri sogni”. Forse scherzava anche lei. Senz’altro scherzava lui. Poi c’era Silvio Berlusconi. Dopo giorni e giorni che ci fanno una testa tanta perché la Cassazione ha sancito che, in caso di divorzio, lo stato di vita ante quo del partner debole non fa più testo per stabilire gli emolumenti, il Cav. s’è visto rispondere dalla Cassazione che a Veronica due milioni al mese li deve dare, perché “è uno degli uomini più ricchi del mondo”. Forse dovrà ricomprarle e restituirle pure il Milan. I giudici, che mattacchioni.

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