"La convergenza tra il Papa e chi la pensa come Caffarra è impossibile"

Girotondo d'idee sull'intervista concessa al Foglio dall'arcivescovo emerito di Bologna. Parlano Massimo Introvigne, Robert Royal, Roland Noè

Matteo Matzuzzi

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"La convergenza tra il Papa e chi la pensa come Caffarra è impossibile"

Carlo Caffarra, arcivescovo emerito di Bologna (LaPresse)

Roma. “L’intervista al cardinale Carlo Caffarra conferma la sua capacità di porre questioni teologiche, e nello stesso tempo filosofiche, con un rigore e una raffinatezza che hanno pochi eguali nella chiesa e anche nella cultura italiana di oggi. Sul rischio culturale di una dittatura del relativismo, di cui Caffarra parlò ancora prima di Benedetto XVI, come non dargli ragione?”, dice al Foglio Massimo Introvigne, sociologo e direttore del Cesnur (Centro studi sulle nuove religioni), commentando la conversazione con l’arcivescovo emerito di Bologna pubblicata sabato scorso da questo giornale. Fatta la premessa, Introvigne aggiunge: “Nello stesso tempo, con tutto l'enorme rispetto che ho per il cardinale, la mia impressione è che rispetto ad Amoris laetitia l'intervento perpetui un equivoco e confermi che tra i critici del Papa – che peraltro non sono affatto tutti sullo stesso piano: l'eleganza di Caffarra non va confusa con le intemperanze da cowboy di Burke – e Francesco una convergenza sul punto è impossibile, non tanto per cattiva volontà ma perché il metodo con cui affrontano la questione è talmente diverso che il dialogo può essere solo un dialogo tra sordi. Caffarra e altri come lui si pongono sul piano che Benedetto XVI chiamava dei princìpi non negoziabili".

 

"Forse – spiega Introvigne – temono che Papa Francesco, che ha esplicitamente preso le distanze dalla formula di Benedetto XVI, voglia negare questi princìpi, e gli chiedono di essere rassicurati. Ma Francesco si pone su un piano del tutto diverso. Non nega i principi in quanto principi: li lascia dove sono, come punti di riferimento importanti, ma nel suo Magistero si occupa principalmente d'altro. Sa benissimo che la maggioranza dei matrimoni in occidente finisce in divorzio. In due Paesi di tradizione cattolica, Belgio e Spagna, rispettivamente il 71 per cento e il 61 per cento dei matrimoni terminano con un divorzio, negli Stati Uniti il 53 per cento, in Italia il 48 (ma da noi si divorzia di meno perché ci si sposa di meno e molti semplicemente convivono). La stragrande maggioranza dei divorziati si risposa".

Il Papa, aggiunge il sociologo, "chiede ai suoi critici se davvero vogliono una Chiesa che escluda metà – in Belgio, più di due terzi – delle coppie dal suo bacino potenziale di fedeli che partecipano a pieno titolo alla sua vita religiosa. In ogni caso la sua risposta è chiara: queste persone fanno parte della Chiesa, 'non sono scomunicate' (come ha detto spesso), e devono essere integrate nella vita ecclesiale a tutti i livelli. Quanto alla questione dell'accesso all'eucaristia, siamo di fronte a un altro dialogo fra sordi. Caffarra e altri chiedono un sì o un no, mentre il Papa ha affermato ripetutamente che da lui non verranno un sì o un no validi per tutti i casi ma solo l'indicazione di un metodo che consenta al confessore di accostarsi con verità ma anche con un misericordia, caso per caso, alle situazioni concrete che sono ognuna diversa da ogni altra. In questo senso, chi dice che il Papa ha già risposto ai dubia dei cardinali ha ragione".

 

Infine, chiosa Introvigne, "a me sembra che i dubia non siano domande – chi li ha posti pensa di sapere già la risposta, e sospetto che sappia anche come la pensa il Papa – ma espressione di un dissenso. Come fedele cattolico sono preoccupato, e come sociologo affascinato, dalla questione su fino a dove si spingerà il dissenso, dallo scisma che sembra minacciare il cardinale Burke – uno scismetto del quartierino, perché la stragrande maggioranza dei fedeli mondiali rimarrebbe col Papa – a un semplice mugugno destinato a esaurirsi a mano a mano che i vescovi dissidenti invecchiano e vanno in pensione e il Papa li sostituisce con altri di sua fiducia".

 

Robert Royal, direttore dell’americano The Catholic Thing dice: “Siamo a questo punto dopo un testo che non menziona in nessuna parte la comunione per i divorziati risposati, a parte i suggerimenti presenti in due note, anch’esse ambigue. Chiedere una chiarificazione in queste condizioni non è ribellione, bensì un semplice desiderio umano di capire quello che la chiesa insegna e quello che i fedeli dovrebbero fare. Mi chiedo se è proprio impossibile formulare la dottrina misericordiosa di Papa Francesco in termini che la gente possa capire”.

 

"E' un peccato che in Vaticano ci siano figure che considerano le perplessità diffuse nel mondo come fossero qualcosa di malevolo e non una sincera domanda, perfino una paura. Quasi ogni giorno ricevo messaggi – dice Royal – da persone semplici che mi chiedono: 'Non capisco cosa sta facendo il nostro Papa, e non so cosa fare'. Non è questa una mancanza di rispetto verso il Santo Padre, anzi: riconoscono l'autorità e la centralità del Papa rispetto alla fede. E proprio per questo c'è più perplessità".

 

Robert Royal si dice d'accordo con Caffarra sul fatto che sembra esserci un'attenzione ridotta riguardo la teologia rispetto a quanto ne viene data all'elemento pastorale. "Ma una pastoralità guidata, ispirata e illuminata da cosa? E' come se la Chiesa non s'interessasse più di capire, ma solo di agire. Se la dottrina dei vescovi maltesi fosse diffusa in tutto il mondo, sarebbe la fine del matrimonio cristiano e forse della confessione. Io – aggiunge – non riesco a capire come i vescovi cattolici e il Pontefice non vedano che la conseguenza non sarà un rinnovo della fede o un 'aumento' della misericordia, bensì l'indifferenza verso una Chiesa che, diciamolo francamente, non chiede nulla su qualcosa di fondamentale come il matrimonio e la famiglia".

Negli Stati Uniti, prosegue Royal, “gran parte dei vescovi ha cercato di non vedere la confusione o di non parlarne. Un arcivescovo, piuttosto importante, mi ha detto che quando parla con la gente non si preoccupa del caos ma solo della visione che ispira Amoris laetitia. E’ notevole quando accade che anche un buon pastore non osi riconoscere la realtà”. Si torna indietro con la mente: “Penso a Paolo VI. Pubblicando Humanae vitae, lui sapeva che quel testo sarebbe stato controverso. Uno poteva essere o non essere d’accordo, ma era chiaro quanto il Papa aveva detto. E ora?”.

 

A giudizio di Roland Noè, direttore dell’agezia cattolica austriaca Kath.net, “l’esortazione postsinodale Amoris laetitia per non pochi fedeli è causa di confusione e incertezze. Quindi come cattolici si dovrebbe essere molto grati al cardinale Caffarra come agli altri porporati che si erano rivolti al Papa per avere una chiarificazione univoca in grado di eliminare un’ambiguità causa di interpretazioni contrastanti e contraddittorie. Quindi si deve gratitudine ai signori cardinali per il fatto che continuano a tematizzare questa problematica estremamente significativa per la dottrina e la vita della Chiesa".

 

Il dibattito, aggiunge Noè, "verte su punti nodali molto importanti che riguardano la fede, la dottrina si matrimonio cristiano e la santa eucaristia. L’editorialista del New York Times, Ross Douthat, prima di Natale 2016 ha constatato in un suo articolo che se un’interpretazione 'liberale', cioè di rottura con la dottrina precedente (come quella che ora nella sua forma più radicale è stata presentata dai vescovi di Malta), dovesse diventare universale, la dottrina della Chiesa sul matrimonio giungerà alla sua fine definitiva. Ogni cattolico dovrebbe essere consapevole che la via comoda e spaziosa non necessariamente conduce anche alla salvezza".

 

Secondo il direttore di Kath.net, "forse uno dei meriti più grandi dell’intervento di Caffarra consiste nella sua affermazione che una Chiesa con poca attenzione alla dottrina non è una Chiesa più pastorale, ma è una Chiesa più ignorante. Caffarra espone in una maniera accessibile a tutti la centralità della verità (del matrimonio, del comportamento umano). Mi pare che sia importante e necessario questo insistere su una caratteristica fondamentale dell’agire responsabile umano, che consiste nel riconoscimento del principio di non-contraddittorietà: una cosa non può essere al tempo stesso universalmente negativa e positiva nel caso particolare".

 

"Ritengo – chiosa Noè – che Caffarra con il suo intervento offra un valido e positivo contributo affinché una discussione sin troppo accesa possa essere ricondotta su solidi binari razionali e dottrinali. Con questo Caffarra (come in generale la 'Lettera dei quattro') offre al Papa, come è dovere di un cardinale, il giusto consiglio e aiuto per il governo della Chiesa".

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Commenti all'articolo

  • lauraromana

    17 Gennaio 2017 - 19:07

    Introvigne dimentica una "piccola" cosa - ma proprio piccola piccola - ossia che per accettare i sofismi dii Bergoglio e il suo relativismo etico di fatto, bisogna cambiare il Vangelo e quindi tradire il messaggio di Gesù. Questa non è una chiesa in uscita, ma una Chiesa in preoccupante ritirata rispetto al suo compito che è quello di annunciare e difendere la Verità.

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