Domani avremo altri nomi

La recensione del libro di Patricio Pron (Sur, 282 pp., 17,50 euro)
23 GIU 21
Ultimo aggiornamento: 10:34
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"Tutto questo aveva un nome ed era l’immenso desiderio di uscire da quella casa e di non tornarci più, non per Lui, che amava ormai in un modo semplice e un po’ inevitabile, ma per Lei, perché non poteva immaginare che le cose non sarebbero mai andate diversamente, che il tempo che rimaneva prima di invecchiare o morte, o di veder morire Lui, pensiero che la atterriva, sarebbe trascorso in quel modo abitudinario e mediocre, divorandoli”. Lei e Lui sono una giovane coppia che vive a Madrid, stanno insieme da cinque anni quando la donna decide di lasciarlo. Non è successo niente, non ci sono ragioni per una separazione, se non un dubbio che diventa un nodo alla gola, dolore fisico e non un semplice modo di dire: e se tutto questo, tornare a casa la sera, raccontarsi la propria giornata, preparare la cena, i film e la lavastoviglie, spegnere la luce della lampadina prima di augurarsi la buonanotte, rifare il letto la mattina; ecco se tutto questo, la ripetizione di gesti banali, fosse il massimo a cui un uomo e una donna che vivono insieme possano ambire? La felicità è davvero tutta qui?
Nei giorni dopo l’abbandono il tempo si interrompe, la loro esistenza si squarcia in due, senza nulla da ricordare se non un dolore sempre uguale e sempre confuso. “Non c’era progressione e non c’era sviluppo, non c’era passaggio da una fase a un’altra: solo una paralisi, una desolante distesa desertica di dolore che bisognava attraversare”. Lui subisce una scelta imposta da un’altra persona, a volte la odia, altre volte vorrebbe che Lei cambiasse idea, trascorre le sue giornate nell’appartamento diventato improvvisamente vuoto, solitario, pieno di spazi bianchi che chissà come sarebbe riuscito a riempire, un concetto metaforico ma anche letterale. “Se avesse potuto avrebbe tagliato a metà il letto, il tavolo, tutte le sedie, gli scaffali, i bicchieri, le piante. Doveva esserci un modo per separare anche i ricordi”. La vita procede per inerzia, con una prima persona plurale che ritorna a essere singolare. Domani avremo altri nomi, l’ultimo romanzo di Patricio Pron, tradotto da Francesca Lazzarato per la casa editrice Sur, è il racconto di una separazione allo specchio, ciò che succede quando per la prima volta ci si ritrova da soli a fare qualcosa che si era sempre fatto insieme.
Patricio Pron
Domani avremo altri nomi
(Sur, 282 pp., 17,50 euro)