recensioni foglianti
L'impero delle cose
Frank TrentmannEinaudi, 944 pp., 40 euro

Dire che viviamo nella “società dei consumi” è affermare un’evidenza: mai come oggi lo status dell’esistenza umana è stato definito dall’acquisto, dall’utilizzo, dall’accumulo, dall’esibizione, dalla fulminea obsolescenza di quantità sempre crescenti di oggetti di ogni sorta. Questa società ha i suoi critici, “che attaccano il titanico establishment di negozi, pubblicità, differenziazione del prodotto e credito facile, impegnato a trasformare cittadini virtuosi e attivi in consumatori annoiati e passivi”, e i suoi sostenitori, “primi fra tutti i liberisti di stampo classico, che hanno a cuore la libertà di scelta come fondamento di democrazia e prosperità”. Tuttavia “questo libro – prosegue Frank Trentmann, docente di Storia all’Università di Londra, un curriculum internazionale di tutto rispetto – non intende pronunciarsi su un dibattito di ordine morale”, bensì “dare ai lettori la possibilità di osservare l’argomento da una prospettiva storica, al fine di spiegare perché i consumi abbiano avuto una tale evoluzione nel corso degli ultimi cinque secoli”. Per raggiungere l’obiettivo, sostiene Trentmann, occorre staccarsi dall’immagine corrente del consumismo figlio dell’America del secondo Dopoguerra e allargarla secondo quattro dimensioni: dal punto di vista del tempo, bisogna risalire fino all’espansione della vita materiale generata dallo sviluppo dei commerci tra XV e XVII secolo; da quello dello spazio, occorre riconoscere come la prevalente linea di sviluppo angloamericana si sia variamente ibridata con modelli di crescita del consumo anche molto differenti; per quanto riguarda la politica, è necessario investigare il ruolo che nell’incremento della disponibilità di beni hanno avuto le scelte di stati e governi, e viceversa indagare come la crescita del benessere ha posto – e pone – i governanti di fronte a richieste sempre nuove; infine non si può fare a meno di mettere a tema gli aspetti umani e sociali della questione, ovvero studiare come l’avvento della società dei consumi abbia modificato caratteri e ritmi della vita quotidiana di singoli e comunità.
Il risultato è un affresco grandioso della civiltà degli ultimi cinque secoli, che sarebbe riduttivo ricondurre a qualunque ambito settoriale. Perché, a partire dal dato di fatto dell’aumento esponenziale della disponibiltà di beni di consumo – materiali e immateriali: non rimangono fuori né l’industria del tempo libero né l’assimilazione alla categoria dei “consumatori” degli utenti di servizi sociali quali sanità o istruzione –, Trentmann ne indaga i nessi con ogni aspetto della vita, dalla psicologia alla finanza, dalla politica all’ecologia. Con un occhio particolare al ruolo che, accanto alle forze economiche, le decisioni politiche hanno sempre avuto; e che dovranno continuare ad avere, sostiene, se vogliamo che la nostra amata civiltà dei consumi possa continuare senza esaurire le capacità del pianeta.
Il risultato è un affresco grandioso della civiltà degli ultimi cinque secoli, che sarebbe riduttivo ricondurre a qualunque ambito settoriale. Perché, a partire dal dato di fatto dell’aumento esponenziale della disponibiltà di beni di consumo – materiali e immateriali: non rimangono fuori né l’industria del tempo libero né l’assimilazione alla categoria dei “consumatori” degli utenti di servizi sociali quali sanità o istruzione –, Trentmann ne indaga i nessi con ogni aspetto della vita, dalla psicologia alla finanza, dalla politica all’ecologia. Con un occhio particolare al ruolo che, accanto alle forze economiche, le decisioni politiche hanno sempre avuto; e che dovranno continuare ad avere, sostiene, se vogliamo che la nostra amata civiltà dei consumi possa continuare senza esaurire le capacità del pianeta.



