Montezemolo tra cuore e futuro: “Ferrari nel sangue, ma Antonelli è da sogno”

L’ex presidente di Maranello applaude il talento del giovane bolognese ma non ha dubbi: “Tifo rosso”. E sulla Ferrari avverte: “Manca leadership per tornare al Mondiale”

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30 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 02:00 PM
Immagine di Montezemolo tra cuore e futuro: “Ferrari nel sangue, ma Antonelli è da sogno”

ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

“Presidente Montezemolo, ma in una lotta Mondiale tra Antonelli e la Ferrari, lei per chi farebbe il tifo?”. La domanda provocatoria gli arriva mentre sta scendendo la bandiera a scacchi sulla lunga intervista concessa “Alla politica del pallone”, il programma di Gr parlamento condotto da Emilio Mancuso. Il presidente delle 118 vittorie e dei 19 titoli Mondiali, ha parlato per più di mezz’ora di Formula 1, tennis, calcio, nuoto e atletica. Un modo per staccare un po’ dal brutto che ci circonda e occuparsi del lato bello della vita. Lo sport italiano in questi giorni è passione, gioia, entusiasmo, almeno finché la Nazionale azzurra non scenderà in campo contro la Bosnia (“Sarebbe assurdo e terribile mancare ancora la qualificazione”). Ma torniamo alla domanda iniziale (che poi è quella di fine intervista). Chi sceglierebbe il presidente? Montezemolo la prende alla larga. “Sarebbe una cosa clamorosa, perché si vedrebbe per la prima volta la Ferrari in lotta per il Mondiale contro un pilota italiano. Una cosa da film… Però stiamo con i piedi per terra, da quanto ho visto, nelle prime tre gare, la Mercedes oggi è superiore alla Ferrari che non ha ancora la macchina per vincere. A Miami può cambiare tutto, vedremo. Però io ho il cuore rosso e non potrei che pensare ad una vittoria Ferrari”. Lo perdoniamo per la sincerità. E perché la Ferrari è davvero stata la sua vita, come si può vedere in questi giorni nel docufilm “Sognando Rosso” che è in distribuzione sui canali Sky.
Il presidente soffre ancora a vedere una Ferrari che non vince, ma si sta divertendo con Antonelli, bolognese come lui. “La settimana scorsa quando ho sentito lui e suo padre mi ha detto: Luca mi raccomando se vieni a Bologna dobbiamo assolutamente vederci. Mi ha impressionato, ma mi è anche piaciuto che mi chiamasse Luca. È così spontaneo, così semplice. Credo che abbia tutte le caratteristiche personali, caratteriali, familiari e di capacità, per poter diventare un grandissimo, perché le due gare che ha vinto non le ha vinte perché si fermava qualcuno davanti a lui. No, ha vinto perché è stato veloce e con una grande forza d’animo nel non abbattersi anche quando le cose andavano male, come in prova in Cina o alla partenza in Giappone”. Suzuka è una pista piena di ricordi per Montezemolo. “Non c’è solo quello dell’ottobre 2001, quando Michael riportò il Mondiale a Maranello con l‘Avvocato che mi chiamava a tre giri dall’arrivo per dirmi e che era fatta e io che toccavo ogni amuleto a portata di mano. Una giornata indimenticabile. Ci sono anche giornate come quella dell’anno prima, quando Michael non partì e non riuscimmo ad aiutare Irvine a vincere il Mondiale. Perché io non dimentico che abbiamo anche perso, tra quando ero direttore sportivo e poi presidente, 11 Mondiali all’ultima gara”.
Perdere un Mondiale Piloti all’ultima gara sarebbe già un successo oggi. Ma che cosa manca alla Ferrari? “Oggi alla Ferrari vedo una vera mancanza di leadership, cioè di un leader che lavori a Maranello 24 ore su 24 e quando parlo di leadership, parlo di leadership aziendale a tutto tondo, sia per quanto riguarda le vetture da strada e quindi l’azienda Ferrari, sia per quanto riguarda la Formula 1”. Che stagione vivranno i tifosi? “Ho visto una buona macchina nelle prime tre gare, affidabile, regolare, però è una macchina che non mi sembra in grado di vincere il mondiale. Servono cavalli, energia. Sarà fondamentale vedere le capacità di sviluppo della squadra. A Miami si aprirà un nuovo mondiale per tutti, c’è un mese per lavorare e io mi auguro che la Ferrari abbia le capacità e la forza di sviluppare la macchina. Perché dopo tanti anni non basta vincere qualche corsa o essere entusiasti per un podio, bisogna vincere il Mondiale e speriamo che lo sviluppo garantisca una macchina più di vertice”. Aspettando la Ferrari per fortuna c’è Antonelli: “E’ stato un male per la Ferrari non averlo preso quando a 11 anni Rivola ne parlò in squadra, ma è stato un bene per lui, perché alla sua età avrebbe avuto una pressione eccessiva. Quando prendemmo Massa, giovanissimo, lo mandammo in Sauber per crescere e maturare. Kimi l’anno scorso ha potuto maturare guidando una Mercedes che non era competitiva e ha potuto permettersi di commettere degli errori, come hanno fatto tutti, mi ricordo Lauda quando arrivò da noi nel 1974… Ma il vantaggio di Kimi è che è un ragazzo con i piedi per terra, con dietro una famiglia, cosa importante, che lo segue e lo tiene con i piedi per terra. Un padre che ha una scuderia e conosce bene l’ambiente. Sono contento dei suoi risultati, ma anche della sua maturità del ragazzo, perché anche a Suzuka ha sbagliato la partenza, ma non si è perso d’animo e ha rimontato. Ha avuto anche la buona sorte della Safety Car, però subito dopo ha fatto dei tempi incredibili…”. Difficile dire chi gli ricordi. Il presidente non ama i paragoni con il passato. Ma il cuore lo riporta a Lauda: “Quando Niki arrivò alla Ferrari era un giovanissimo, non come Kimi perché più giovani di Kimi ci sono solo dei bambini che vanno alle elementari, però anche lui fece qualche errore, ma era talmente intelligente e talmente concentrato che seppe trasformare in lezioni quegli errori”. Un po’ come Kimi. Il presidente pensa anche a Senna, a quella sedia vuota inquadrata nel documentario, dove Ayrton si era seduto a casa sua sulle colline bolognesi: “Stiamo parlando della storia della Formula 1. Antonelli ha vinto due gare, lasciamolo crescere”. E tifiamo per lui.