La partita della destra post Berlusconi è l’immigrazione. Montezemolo commissario, perché no?

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
13 GIU 23
Ultimo aggiornamento: 07:22 | 29 SET 23
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Foto Ansa 

Al direttore - A Vienna si è concluso l’International Summit for Peace in Ukraine. Decisa per la prima settimana di ottobre una mobilitazione generale “in tutte le piazze del mondo per il cessate il fuoco e negoziati autentici”. Sono già cominciati i preparativi per le manifestazioni, che si annunciano imponenti, nella Piazza Rossa di Mosca, nella Piazza della Vittoria di Minsk, nella Piazza Tiananmen di Pechino e nella Piazza Khomeini di Teheran.
Michele Magno
Al direttore - E’ morto Silvio Berlusconi. Fra gli orfani che lo piangono anche la procura di Firenze.
Luca Rocca
Al direttore - Gentile Cerasa, al meeting del Foglio a Venezia Luca Cordero di Montezemolo ha auspicato che il governo scelga un manager a capo della ricostruzione e ripartenza della Romagna alluvionata. LCdM ha argomentato in modo convincente e affermato che il commissario dovrebbe essere, più che un politico, un manager con obiettivi e tempi definiti. Cosa ne pensa? Cordialmente.
Stefano Soldà
Montezemolo commissario? Perché no.
Al direttore - Gentile Cerasa, vorrei esprimere apprezzamento per la nota del Foglio del 3 giugno, “Più Europa sui migranti”: finalmente non si parla solo di blocchi degli ingressi e respingimenti, ma dei veri problemi che sono alla base del complesso fenomeno migratorio. In tale contesto pesano le insicurezze dell’Europa verso l’Africa, a causa dei comportamenti di Francia, Belgio e Olanda e della sottovalutazione ventennale della notevole presenza cinese in alcuni paesi ricchi di materie prime e di aree agricole produttive. Nel frattempo, Russia e Turchia sono diventati partner importanti per la “assistenza” militare e fornitura di armi per altri governi. L’Europa rischia di rimanere marginale in Africa: proprio quando avrebbe bisogno di energia pulita, di manodopera e di materie prime rare per rafforzare segmenti strategici di sviluppo. A fronte delle crescenti manifestazioni di contrarietà verso la Ue di molti governi africani, i paesi dell’Unione hanno una sola possibilità per “recuperare” ruolo e presenza: promuovere una innovativa cooperazione condivisa: attivando grandi investimenti nei settori dell’energia, dell’ambiente, delle infrastrutture, dell’agricoltura e della pesca in modo da creare sviluppo compatibile e consistente occupazione in quel continente e limitare le partenze di disperati verso le nostre coste. Il Parlamento e la Commissione europea sono pertanto chiamati a rispondere con fatti e atti concreti. Il “Piano Mattei” potrebbe rappresentare una soluzione, ma non bastano richiami generici e, a volte, patetici: serve una scelta di democrazia e di rispetto per l’Africa (base innovativa, storica e coraggiosa del cattolico Mattei, che ha pagato con la vita) unitamente a poderosi investimenti: per lo sviluppo e la democrazia di quelle popolazioni, ma anche per consolidare le nostre economie e per limitare i pericoli di instabilità del continente africano.
Mario Panunzi
Sull’immigrazione si gioca una delle più interessanti partite del centrodestra post berlusconiano. Una partita al cui centro c’è un tema evidente: come riuscire a difendere una propria storica battaglia, difendere l’Italia dall’immigrazione illegale, senza far capire troppo agli elettori che il modo migliore per governare l’immigrazione non è farlo con gli amici di sempre, la Orbán Associati, ma è farlo con i nemici di sempre, gli odiatissimi europeisti nemici della destra. Sull’immigrazione si gioca il futuro del governo ma anche quello della destra italiana. Europeisti o anti europeisti? Marginali o centrali? Responsabili o chiacchieroni? Popcorn per tutti.