C'era una volta il gol su punizione

Le marcature da calcio piazzato sono ormai un reperto archeologico, solo nove in questo campionato e nessuno nel nuovo anno. E in giro per l'Europa non se la passano molto meglio
1 FEB 21
Ultimo aggiornamento: 08:55
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Una punizione d'altri tempi: Sinisa Mihajlovic batte un calcio da fermo durante Lazio-Modena nel 2004 (foto LaPresse)&nbsp;<br />

Gennaio 1999, prima giornata di ritorno. Il Corriere della Sera del lunedì strilla una collezione d'arte contemporanea: quanti gol su punizione! Sono stati cinque in nove partite, con firme d'autore: Roberto Baggio, Beppe Signori, Ariel Ortega, Sinisa Mihajlovic e l'intruso Bruno N'Gotty, che a Bologna ha segnato al 90' una rete che a fine stagione risulterà decisiva per lo scudetto del Milan di Zaccheroni.
Gennaio 2021, prima giornata di ritorno. I gol su punizione – sia diretta che indiretta – sono reperti archeologici nascosti in qualche capsula del tempo, seppellita e pronta per essere riscoperchiata nel 2104. Appena nove in oltre metà campionato e ancora nessuno nel nuovo anno: gli ultimi calci piazzati andati a segno risalgono al 20 dicembre 2020 (Verdi in Torino-Bologna, Berardi in Sassuolo-Milan, Lykogiannis in Cagliari-Udinese). Proprio l'insospettabile terzino greco del Cagliari è uno dei soli due giocatori ad averne segnati almeno due, insieme a Milinkovic-Savic della Lazio. Tra tutti gli altri specialisti a bersaglio troviamo solo Berardi e Insigne, che comunque in campionato non timbrava da fermo da quasi cinque anni: per il resto – i motivi sono vari – Dybala zero, Eriksen zero, Calhanoglu zero, Luis Alberto zero, Mertens zero, Ilicic zero, eccetera. Dopo la partenza di Pjanic per Barcellona, l'unico giocatore attualmente in serie A in doppia cifra su punizione è Dybala (dieci gol): ma quest'anno l'ormai ex Joya, dispersa tra un infortunio e l'altro, ha tentato di scavalcare la barriera solamente per quattro volte in dieci partite, contro le sette del bulimico Cristiano Ronaldo che ha ormai superato i sessanta tentativi su punizione alla Juve (un solo gol) e anche contro la Sampdoria si è esibito nell'ormai tradizionale velleitaria sassata da trenta metri dritta contro la barriera.
Però poi andiamo a vedere che la Juventus ha usufruito di appena dodici punizioni in 19 partite (oltre a Dybala e Ronaldo ce n'è anche una calciata, ci crediate o no, da Manolo Portanova nell'inglorioso 1-1 di Crotone alla quarta giornata) e questo dato ci porta alla seconda domanda: ma non è che si segna di meno perché, banalmente, se ne fischiano e se ne tirano di meno? Al comando, a quota 19 punizioni “pericolose” in 20 giornate, ci sono a sorpresa il Torino e meno a sorpresa il Milan, primo anche nella classifica dei rigori a favore e nella classifica dei legni, il che fa supporre – com'è normale che sia – che la capolista, nonostante abbia appena il quinto attacco della serie A, sia la squadra che produce più gioco e situazioni offensive. Non vogliamo annoiarvi con sfilze di numeri, ce ne basta un altro: dalla consultazione dei dati Opta emerge che quest'anno, in media, vengono fischiate circa tre punizioni “pericolose” in meno a giornata rispetto all'anno scorso, e quello del 2020-21 è il dato più basso dal 2015 a oggi. Un dato che conferma la tendenza arbitrale – intuibile anche a occhio nudo – a lasciar giocare più spesso, con un uso più armonioso della regola del vantaggio; ma anche che lo sviluppo del gioco tende sempre meno a imbottigliarsi al centro (pensiamo a squadre come Inter, Juventus, Milan e Atalanta che fanno un uso massiccio dei laterali offensivi) e sempre più a defluire sulle corsie, con situazioni da calcio piazzato più adatte al cross che al tiro in porta.
Ma è statisticamente valida anche la contro-analisi: e cioè che comunque se ne segnano poche, pochissime, 0,45 a giornata (contro le 0,74 dell'anno scorso, quando i gol su punizione furono 28 in tutto il campionato). Certo, non mancano i distinguo: per esempio, gli interisti potrebbero prendersela con il loro allenatore, visto il recente exploit di Eriksen in Coppa Italia. Ma nella stagione in cui si intitolano stadi a Maradona e due come Pirlo e Mihajlovic sono allenatori ma cattivi maestri (Juve e Bologna sono due delle 14 squadre ancora all'asciutto), sembra che si sia un po' persa la magia. Colpa, chissà, degli spalti vuoti, che fanno scendere l'adrenalina del tiratore intimamente convinto di trovarsi alle prese con una banale punizione in allenamento con le sagome di plasticaccia? Colpa – ma questo lo escludiamo a priori, dai – del famigerato “coccodrillo” anti-rasoterra, moda introdotta in Italia da Brozovic e ormai dilagante anche nella sua versione inginocchiata? Effetto dei palloni Nike 2020-2021 che sembrano avere traiettorie più regolari e prevedibili? O forse, grazie alla video-analisi, portieri e barriere conoscono ormai alla perfezione ogni segreto dei migliori specialisti d'Italia e bisogna escogitare nuove soluzioni? Nelle ultime settimane Atalanta e Lazio hanno tentato la sorte piazzando a tre metri dalla barriera una piccola contro-barriera da tre giocatori, allo scopo di confondere le acque e ostruire ancora di più la visuale al portiere, ma né Ilicic (parata di Donnarumma) né Luis Alberto (alto) hanno giovato della trovata.
Attenzione però a farne un problema solo italiano: i numeri sono più o meno gli stessi anche in Inghilterra (otto gol in venti giornate), Germania (otto gol in 19 giornate) e Spagna, dove solo grazie a Messi si è arrivati alla doppia cifra, proprio ieri sera. E probabilmente, andando ancora più a fondo, constateremmo la definitiva scomparsa di uno dei gesti tecnici più caratteristici del calcio dagli Settanta ai Novanta, il gol su punizione “di seconda”: quasi sempre di potenza ma a volte in grado di sublimarsi in arcobaleni sorprendenti e abbaglianti, come il fiore nel fango colto da Maradona (su assist di Eraldo Pecci...) contro la Juventus il 3 novembre 1985, un gol visto e rivisto milioni di volte negli ultimi mesi. Forse la soluzione è più semplice: in tempi di vacche magre globali, stiamo solo aspettando che arrivi da chissà dove un altro Diego, a fare carta straccia di queste righe con cui abbiamo cercato di incasellare e imprigionare qualcosa che alla fine resta pur sempre un atto di bellezza.