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A casa tutti bene

Rapine improvvisate, tentativi di suicidio e fantasie di strage: episodi sempre più frequenti tra adolescenti, mentre il racconto pubblico si rifugia in colpe facili e spiegazioni che non tengono


3 APR 26
Immagine di A casa tutti bene

Nathan Trevallion con i sui tre figli (foto Ansa)

E’ ipotizzabile che sia tutta colpa di Mark Zuckerberg, anzi pure di Pavel Durov, l’anima nera di Telegram. Ma l’unica cosa su cui non abbiamo il minimo dubbio è invece che è tutta colpa di Bastoni e di Gravina, che hanno orbato i pischelli per la seicentesima volta della possibilità di vedere i Mondiali, ne ha pianto anche Marino Niola su Rep., “Povera generazione Z, rimasta ancora una volta orfana del rito del mundial”. Ma sì dài, è senz’altro colpa di Gattuso.
Però qualcosa che non quadra c’è davvero, nelle notizie a rullo sugli inconcepibili accadimenti dei ragazzi. A Biella una mamma accompagna a scuola il figlio tredicenne (forse anche il numero che porta sfiga), e quello sguscia fuori e rapina le Poste con una pistola giocattolo. L’hanno preso, ma poteva andargli molto peggio. A Bergamo un diciottenne entra in una classe non sua di una scuola che non è la sua, e prova a buttarsi dalla finestra. Lo salva un professore, il solito “eroe” stavolta non accoltellato. Intanto il 17enne che voleva fare una strage in una scuola pubblicizzandola sui social dice che non è che voleva proprio, eh. In tutto questo, almeno la mamma della famiglia nel bosco ha potuto rivedere per qualche ora i suoi bambini. Praticamente l’unica famiglia normale. A casa (nel bosco) tutti bene.