Politica
Strali nel campo largo •
Una (Schlein) non vale uno (Conte): una segretaria 2.0 nella Direzione del Pd
La segretaria dem ribatte al leader del Movimento 5 stelle su primarie, "terzo uomo" e programma: "Generosi sì, ingenui no". Ma resta il nodo Kyiv e i riformisti storcono il naso. E conte risponde: "Uno vale uno significa che conta chi dice stop alle armi". Campo largo in subbuglio
3 OTT 26

Non sembra neanche lei, la Elly Schlein 2.0 che, durante la direzione del Pd, si smarca dal mantra "scuola, sanità, salari" per scandire la frase che fa sollevare un applauso unanime (come unanime sarà poi il voto alla sua relazione, pur senza la partecipazione dei riformisti). "Uno non vale uno", dice la segretaria dem perché il leader M5s Giuseppe Conte non soltanto intenda, ma possibilmente si rimangi le parole sibilline del giorno prima, quelle con cui aveva tirato fuori la questione "terzo uomo" (della serie: io mi ero dato disponibile a discutere di un terzo nome, ma non ho trovato apertura). Lui non se le rimangia, e anzi a sera dice che se l'alternativa è tra "o lei o le primarie", ben vengano le primarie, e che "uno vale uno significa che conta chi dice stop alle armi, il 70 per cento dei cittadini".
Ma intanto dal Nazareno è partito un gigantesco stop in crescendo. "Generosi sì, ingenui no", dice Schlein, e il concetto è: abbiamo preso il doppio dei voti degli altri e in tutto il mondo occidentale il candidato premier è il leader del partito che ha più consensi, ma visto che qualcuno (cioè Conte) non riconosce questo principio, siamo pronti a vincere le primarie, e sul programma siamo pronti dal febbraio scorso, mentre altri – sempre lui, Conte – si sono fatti attendere fino a settembre. Testardamente unitaria, sì, ma non in tutte le direzioni, la Schlein versione "Pd pride" che si toglie, parole sue, "qualche sassolino dalla scarpa", per puntare dritto a chi cerca di commissariarla all'esterno ma anche all'interno del partito come eventuale futura candidata premier (diplomazia vuole che lo chiami "partito del pareggio" o "establishment che non vuole un governo progressista", pur sapendo che anche tra i dem i fan del terzo uomo non mancano).
E lo fa, la Schlein 2.0, proprio nel giorno in cui costoro trovano pane per i propri denti nell'intervista al Corriere della Sera con cui il prefetto Franco Gabrielli annuncia la discesa in campo a fianco all'ex direttore dell'Agenzia delle Entrate e leader del movimento e prossimo partito "Più uno" Ernesto Maria Ruffini. "Proveranno a entrarci in casa per dividerci, ma troveranno la porta chiusa", dice la segretaria dem sottolineando di voler andare al governo solo "vincendo le elezioni" e rivendicando i numeri: "Abbiamo rilanciato il partito, siamo cresciuti in tutte le tornate elettorali, abbiamo risanato il bilancio. Avevano scommesso che ci saremmo scissi e invece siamo più uniti che mai, avevano scommesso che sarei durata sei mesi e invece il 18 ottobre, in assemblea nazionale, ci poniamo il tema della proroga del mandato".
È una Schlein "all'ultimo miglio" che vuole scrivere il programma con tutti (Matteo Renzi compreso, e se a Conte non va bene pazienza) ma che sull'Ucraina, dopo la lettera di mediazione (al ribasso, dicono i riformisti) di Goffredo Bettini al Corriere e il niet di Conte, non si spinge oltre l'auspicio di trovare un giorno la quadra con gli alleati (auguri): "Abbiamo sempre sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ucraino contro l'aggressione criminale della Russia", dice, "e sappiamo che la Ue deve rendere più chiaro il proprio impegno… deve nominare un negoziatore. Sono fiduciosa che troveremo un punto di sintesi all'altezza".
Ed ecco che le relazioni dei riformisti Giorgio Gori (che oggi sarà alla Leopolda di Matteo Renzi), Lia Quartapelle e Simona Malpezzi si infiammano. Giorgio Gori (che sulle primarie rivela di aver ricevuto un sonoro "no" al doppio turno) innalza la bandiera del "no ai diktat di Conte": "Se il Pd smette di sostenere anche militarmente l'Ucraina tradisce i suoi valori". Anche Sandra Zampa leva una voce pro Kyiv, e Lia Quartapelle incalza: "Se uno non vale uno, abbiamo il dovere di spiegare agli alleati che il sostegno militare all'Ucraina è la questione che in Europa distingue le forze che costruiranno la Ue di domani e quelle che sono impegnate a distruggerla". Poi si vota. E nel cielo sopra al Nazareno vola il nuovo mantra schleiniano: "Che vi piaccia o no".



