Così il governo studia un’estensione dello smart working (modello Covid)

Per reggere allo shock energetico l'esecutivo valuta un ricorso al lavoro agile. Che però, nel frattempo, ha tagliato a Palazzo Chigi

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7 APR 26
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LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

Di certo c’è che da oggi, dopo la pausa pasquale, torneranno a riunirsi. Al ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, sotto l’egida del ministro Gilberto Pichetto Fratin, è stata istituita una commissione per l’emergenza energetica. Oltre a possibili razionamenti, la principale missione è aggiornare la strategia già adottata durante il Covid-19, che prevedeva protocolli per l’utilizzo dello smart working nel pubblico. Proprio oggi entrano in vigore le nuove regole sul lavoro agile che introducono multe e sanzioni per i datori di lavoro delle Pmi. A Palazzo Chigi, dove lo smart working è stato tagliato, si fanno domande.
E’ stato lo stesso ministro Pichetto Fratin ad anticipare le possibili soluzioni per far fronte alla crisi energetica innescata dal conflitto in medio oriente, col progressivo innalzarsi dei prezzi del petrolio. “Valutiamo diverse possibili azioni, ma non ci sono ancora le condizioni per intervenire”, ha detto il ministro a Repubblica prima di Pasqua. In effetti, come riferiscono fonti del Ministero dell’Ambiente, il lavoro della commissione istituita in quella sede non procede con una scadenza ben precisa. Più che altro cercherà di anticipare possibili accelerazioni improvvise. E per questo è previsto che si aggiorni quotidianamente, riferendo allo stesso ministro Pichetto Fratin.
Oltre ai potenziali razionamenti energetici (per esempio l’utilizzo delle targhe alterne ma non il divieto dell’auto la domenica, scongiurato dallo stesso governo), come detto sono previsti scenari che portino a un maggior ricorso del lavoro agile nel pubblico. La base sono le norme e il piano studiato dal governo per altri tipi di emergenze, ad esempio quella pandemica vissuta tra il 2020 e il 2022. Non è ancora stata fatta una valutazione precisa di quali settori potrebbero avere una precedenza. Anche perché dal Mase fanno notare come la competenza in materia sia divisa anche con i ministeri del Lavoro e della Pubblica amministrazione (guidati da Maria Elvira Calderone e Paolo Zangrillo). In realtà all’interno dei rinnovi contrattuali delle funzioni centrali (quindi i ministeri) firmati negli scorsi mesi è già stato previsto l’uso dello smart working, aumentabile in situazioni di emergenza. E lo stesso viene disposto nei rinnovi contrattuali delle funzioni locali (regioni e comuni). Già oggi, si fa notare proprio dal governo, circa 555 mila dipendenti pubblici fanno ricorso allo smart working, pari al 17 per cento della forza lavoro della Pa (con una crescita di oltre il 10 per cento registrata a fine 2025 rispetto a un anno prima). Ma tutt'altro conto sarebbe prevedere un “ritorno al passato” per settori come l’istruzione e la sanità: anche nel caso si debba arrivare a un contingentamento dell’energia sarebbero i settori considerati strategici da salvaguardare. Nessuna possibilità, insomma, almeno per ora, di un ritorno alla didattica a distanza o al taglio delle visite considerate non essenziali.
Come detto per una questione di pura coincidenza proprio oggi entrano in vigore le disposizioni che introducono nuovi obblighi nell’informazione sulla sicurezza da parte dei datori di lavoro nei confronti dei loro dipendenti, qualora si faccia ricorso al lavoro a distanza. Previste pene da due a quattro mesi di reclusione, passando per sanzioni pecuniarie fino a 7.500 euro. Sono regole valevoli per le piccole e medie imprese (Pmi), comi disciplinato da un aggiornamento del 2017 del Testo unico sulla sicurezza, approvato nel 2008.
Il ricorso allo smart working nel settore pubblico, per altro, per quanto ampiamente sperimentato e utilizzato a livello ministeriale avrebbe l’effetto di rinvigorire le rivendicazioni dei sindacati dei dipendenti assunti presso la presidenza del Consiglio. Oramai da qualche mese le sigle stanno minacciando una serie di mobilitazioni per il taglio dei giorni di smart working cui possono usufruire ogni mese. Oggi, per esempio, un dipendente del ministero dell’Economia e delle Finanze se vuole può usare fino a 8 oggi di lavoro agile ogni 30 giorni. Finora i giorni di lavoro a distanza per chi lavora a Palazzo Chigi erano due al mese, dimezzati a uno. Frutto anche di una richiesta di maggior efficienza delle strutture. Solo che, chissà, adesso quello stesso dietrofront, in situazioni di crisi, potrebbe essere quantomeno rimandato al futuro.
La commissione del Mase, in conclusione, continuerà a elaborare le sue proposte, senza (per adesso) un preciso orizzonte temporale o una deadline. Ma non è detto che il precipitare degli eventi non porti Meloni a chiedere ai suoi ministri di accelerare con le misure d’emergenza. Ad alcune delle quali, soprattutto sul fronte energetico, potrebbe far menzione nel suo intervento di dopodomani in Parlamento. Il senso, anche politico, è: teniamoci pronti. Anche, per un po’, a lavorare a distanza.