“Ritorno allo smartworking? Buona idea”, dice l'eurodeputata dem Annalisa Corrado

“Questa ennesima crisi” non fa altro che “evidenziare la fragilità del sistema, su cui non si è agito per nulla malgrado fosse già tutto chiaro fin dal 2022, a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina”. Bene la soluzione spagnola, dice, e "si indaghi davvero sui motivi dei nostri prezzi fuori scala"

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8 APR 26
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Annalisa Corrado. Foto Ansa

Venti di guerra, costo dell’energia a mille, nostalgia di smartworking che prende piede nell’ambiente governativo e non solo. “Sarebbe un’idea sensata, in questa situazione, riconsiderare il ricorso allo smartworking dov’è possibile per il tipo di lavoro svolto”, dice l’eurodeputata dem Annalisa Corrado, ingegnera e ambientalista che da tempo ha lanciato l’allarme sui rischi che si corrono in un quadro di dipendenza dal gas. Sostenitrice della decarbonizzazione come scelta “sociale” oltre che climatica, Corrado dice al Foglio che “questa ennesima crisi” non fa altro che “evidenziare la fragilità del sistema e del sistema italiano in particolare, fragilità su cui non si è agito per nulla, malgrado fosse già tutto chiaro fin dal 2022, a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina”. In che senso? “Abbiamo già affrontato una crisi energetica molto seria”, dice Corrado, “ma non abbiamo fatto nulla per non ritrovarci, oggi, nelle stesse condizioni di fatto”. Allora l’eurodeputata dem aveva avvertito del pericolo. Ma quello della Cassandra non è un ruolo che le si addice. Preferirebbe “contribuire a cambiare le cose per il meglio”, ma ricorda anche la battuta che faceva anni fa con la collega di Avs Rossella Muroni: “Stiamo cambiando pusher invece di disintossicarci. Nel senso che il lavoro fatto per uscire dalla dipendenza dal gas russo è stato tutto orientato a trovare nuovi ‘spacciatori’, ma era già chiaro che bisognasse cercare un’altra strada”.
A Corrado piace quella trovata da Pedro Sánchez: “La Spagna partiva da una situazione diversa dalla nostra, in parte per via del parziale e residuo ricorso al nucleare, ma aveva un prezzo dell’energia alto, anche se non alto come il nostro. Eppure, oltre ad aver introdotto un tetto al prezzo del gas con la cosiddetta ‘eccezione iberica’, la Spagna è riuscita a mettere a terra un progetto serio di penetrazione delle energie rinnovabili, arrivando in pochi anni a realizzare la chimera del disaccoppiamento di fatto tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas, motivo per cui il mese scorso, a crisi iniziata, ha pagato l’energia intorno ai 35-40 euro a megawattora contro i nostri 140. Settimana scorsa è scesa sotto ai 20, mentre noi siamo fermi su una cifra tripla o quadrupla, a dimostrazione del fatto che siamo il paese più dipendente dal gas d’Europa”. Inoltre, dice Corrado, “oltre alle bollette fuori scala, abbiamo il problema che il motivo del ‘fuori scala’ non è stato mai indagato fino in fondo. Dopo varie nostre interrogazioni parlamentari e richieste, Arera ha reso nota la prima parte del rapporto sul meccanismo di generazione del Pun, prezzo unico dell’energia nazionale: sono emerse criticità e sospetti casi di pratiche scorrette. Pratiche su cui si sarebbe dovuto indagare nella seconda parte del report, ma questa seconda parte non è mai uscita. Come si può curare il sistema, se non si ha neppure la diagnosi completa? Da una parte la nostra dipendenza fa sì che l’Italia sia in assoluto più esposta alle crisi, ma è chiaro che il nostro sistema di regolazione consente extra profitti clamorosi — che nessuno hai indagato davvero”. La strada da intraprendere, secondo l’eurodeputata dem, “è sempre stata e continua a essere quella del potenziamento delle energie rinnovabili, della facilitazione dei Power purchase agreement e dell’elettrificazione dei consumi. Intanto si potrebbe, come misura emergenziale immediata, pensare a un tetto al prezzo del gas italiano, non da finanziare in bolletta ma con risorse pubbliche. Si darebbe un po’ di respiro per poter poi proseguire verso la soluzione del problema a monte – certo non con la sterilizzazione degli Ets. Quella è una soluzione emergenziale che va nella direzione sbagliata, cioè contro la decarbonizzazione”.
C’è chi propone però, intanto, misure da lockdown energetico. “Non siamo ancora a quel punto, per fortuna. Ma ripeto: alcune misure di buonsenso, come lo smartworking, idea eccellente, non avremmo mai dovuto abbandonarle, ove possibile. Purtroppo in molti casi si è tornati indietro per impuntatura ideologica. Ecco, riconsidererei tutte le soluzioni che possano aiutare ad abbattere i consumi energetici: ancora una volta le crisi ci insegnano che l’energia è un bene prezioso, e tutto quello che si può fare per ridurne il consumo mi sembra comunque una buona idea”.