Le pressioni di Abodi (e Meloni) su Gravina. Mentre la politica si butta sul pallone. Derby FdI- Lega

Informative, audizioni e raccolte firme. La maggioranza, d'intesa con Palazzo Chigi,  si scatena contro il presidente della Figc dopo la sconfitta con la Bosnia. Anche l'opposizione chiede un cambio di passo. Renzi: "Dalla federazione servilismo verso la politica. “Si assumono i figli dei ministri"
2 APR 26
Ultimo aggiornamento: 16:11
Immagine di Le pressioni di Abodi (e Meloni) su Gravina. Mentre la politica si butta sul pallone. Derby FdI- Lega

Gabriele Gravina. ANSA / Massimo Barsoum

Si chiedono informative e audizioni, “il ministro dello Sport venga in Aula”. E’ un rullo continuo: “Gravina dimettiti”. Anche Andrea Abodi, di intesa con la premier Giorgia Meloni, invita il presidente della Figc a fare un passo indietro. Lo farà più volte nel corso di una giornata che va avanti così, tra post social e agenzie che per qualche ora riescono ad oscurare, in nome del sentimento popolare, le polemiche su Trump e Sigonella. Il rimpasto può aspettare. Del resto la terza esclusione consecutiva dell’Italia dai mondiali è una delusione troppo grande, anche tra i palazzi romani. La politica fa la sua parte.
All’appello infatti non manca quasi nessuno, anche se a contendersi il primato, a danzare sulle macerie del calcio italiano, sono più di tutti Lega e FdI. Alle 23.40 di martedì, dopo appena una manciata di minuti dalla fine di Bosnia-Italia, ecco la nota del partito di Matteo Salvini. “Una vergogna inaccettabile. Il calcio italiano è da rifondare, partendo dalle dimissioni di Gravina”, con un tempismo che in Transatlantico suscita qualche ironia: l’hanno scritta durante i rigori? Non passa nemmeno un’oretta e arrivano i meloniani. Nella nottata anche Galeazzo Bignami chiede al capo della Figc di lasciare. Ignazio La Russa si chiede invece perché a tirare il primo rigore, sbagliato, sia stato Pio Esposito, il più giovane. “L’ha deciso Gattuso o il presuntuoso Bonucci?”. E poi: “A tutto c’è un limite”.
Si capisce insomma come andrà l’indomani. E infatti i meloniani partono alla carica, di prima mattina è Salvatore Caiata, intervenendo in Aula, a chiedere l’informativa urgente del ministro dello Sport. Il bersaglio è sempre Gabriele Gravina, “primo e unico responsabile del fallimento sportivo”; “ha rubato un sogno ai nostri giovani”. E’ bene ricordare comunque che proprio Gravina è stato rieletto al vertice del calcio nel febbraio 2025 con quasi il 99 per cento dei consensi. Forse servirebbe una riflessione un po’ più ampia. Anche perché, tra interviste e convegni, di riforme e piani di rilancio si parla da anni. Lo ricorda Avs con Marco Grimaldi, dissociandosi dalla richiesta di FdI e invocando “una rivoluzione generale”. Anche Mauro Berruto, responsabile del Pd per lo Sport, non segue i meloniani: chiede un’altra informativa al ministro, non tanto o non solo su Gravina, ma “sulle ragioni che hanno portato a quello che è successo, che è un po’ il culmine di un abisso morale, tecnico, agonistico del calcio italiano”. Il M5s la mette così: “Va bene sentire Abodi ma serve un repulisti completo”. Al coro si unisce poi Matteo Renzi che attacca Meloni (“campionessa di scaricabarile come Gravina”) e parla di “servilismo verso la politica” da parte della federazione: “Si assumono i figli dei ministri ma non ci si occupa dei ragazzi che sognano un calcio diverso”. 
Torniamo a destra. Un altro meloniano, Federico Mollicone, chiede che Gravina sia ascoltato in commissione Cultura, da lui presieduta (l’audizione dovrebbe tenersi settimana prossima). Ma c’è anche un tema di sovranismo, di identità da preservare. Andrea Crippa, del Carroccio, definisce il capo della Figc “una sciagura”. Commissariare la Federazione? “Tutto quello che è utile a mandare via Gravina va bene”. Il deputato della Lega rilancia quindi “il limite a 5 extra Ue in campo e l’obbligo di schierare tra i titolari i ragazzi italiani provenienti dalle giovanili”. Ma si può fare di più e lo fa il generale al contrario Roberto Vannacci, secondo cui “l’immigrazione distrugge anche il calcio”. Molto meglio allora il piccolo giallo che si sviluppa attorno a Claudio Lotito, ormai perseguitato dalle raccolte firme. I giornalisti laziali Alberto Ciapparoni e Federico Marconi ne hanno promossa una contro di lui. Da allora il presidente biancoceleste viene tirato in ballo a giorni alterni. Sarebbe stato lui a organizzare il malcontento contro Maurizio Gasparri e pure ieri le agenzie raccontavano di un Lotito attivissimo nel raccogliere firme anti Gravina. Come per l’ex capogruppo di FI al Senato, Lotito ha smetito anche questa volta. Ma intanto sui social erano già partiti gli sfottò.  
Gravina nel frattempo prova a resistere ma è a un passo dall’addio (quando questo giornale chiude comunque le dimissioni non sono ancora arrivate). Il ministro Abodi in serata lo archivia: “Penso che un uomo di esperienza come lui sappia cosa fare, sia importante che lo faccia liberamente, consapevolmente insieme ad altri componenti federali, perché questa è una decisione che va presa insieme. Ma deve essere presa presto”. Alla finestra c’è Giovanni Malagò, già presidente del Coni e reduce dall’esperienza di Milano-Cortina.