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Abodi: “Non sopporto le cantilene, al calcio non basta un nuovo presidente federale”
Il ministro punge il calcio: “Basta alibi, servono riforme vere”. E, dal palco del Foglio a San Siro, replica a Malagò e critica il sistema Figc: niente capri espiatori, serve un nuovo assetto per uscire da 17 anni di immobilismo
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16 APR 26
Ultimo aggiornamento: 12:59 PM

Il ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi
Botta e risposta dal palco del Foglio Sportivo. Malagò chiama, Abodi risponde. In mezzo, gli interventi dei rappresentanti della Lega Serie A, da Marotta e Scaroni fino a Carnevali e Simonelli. “Se ci fosse ancora Enzo Tortora, direbbe 'dove eravamo rimasti'. Siamo rimasti dove eravamo, a sentire sempre le stesse rimostranze del mondo del calcio. Il resto dello sport invece si è evoluto, si è posto delle domande, ha diversificato le strategie, ha seminato e ora sta raccogliendo i frutti. Ormai parlare di discipline minori è sotto-cultura”, dice il ministro dello Sport.
Prima di arrivare a San Siro, Andrea Abodi ha ascoltato chi lo ha preceduto. “Sono infastidito dalla cantilena su sport e politica, nessuno vuole occupare lo sport”, la risposta per nulla velata a quanto detto poco prima da Giovanni Malagò, candidato in pectore per la Federcalcio da parte della Lega Serie A. “I rigori sbagliati non sono la ragione per cui non si va ai Mondiali, lo è il non essere riusciti a dare un senso a un 98,7% di consensi. Il sistema non ha fatto passi avanti”, è stato invece il siluro riservato al dimissionario Gravina e alle sue parole dei giorni scorsi.
“Non c'è nessuno senza responsabilità, ma di fronte a una sconfitta ognuno dovrebbe pensare alle proprie. Non si riesce mai a mettere d'accordo tutte le componenti, bisogna preservare l'equilibrio tra chi compete con l'Europa e con il mondo e chi in basso vuole salvaguardare la funzione sociale, educativa e culturale del calcio”. L'obiettivo sembra essere ancora distante, anzi, secondo il ministro non viene nemmeno ritenuto tale da chi dovrebbe. Se per prima cosa si indica un presidente nuovo, non andiamo da nessuna parte. Gravina è stato un emblema, ma non si può pensare che non siamo andati ai Mondiali a causa sua. Mettiamoci attorno a un tavolo, troviamo soluzioni. Non serve un presidente, forse nemmeno un programma, ma un assetto che permetta di agire e cambiare”.
Come? “Non esistono ricette magiche. Non si può vivere nell'attesa eterna del campione. Il tennis lo ha, ma ha anche altri campioni del mondo al maschile e al femminile, è convincente nelle graduatorie, produce giovani di continuo, crescono i tornei e gli impianti”.
Atti d'accusa che lasciano trasparire una volontà di commissariamento della Figc: “In realtà non voglio forzare la mano. Sono sempre stato per la via ordinaria e il dialogo. Qui però sono 17 anni che ci confrontiamo e non voglio restare passivo. Mancano 14 mesi alla fine del mio mandato e devo trovare soluzioni a problemi che ci si trascina dal 2010, se non prima. Ovunque vada, la gente mi chiede del calcio come prima cosa”.