Abodi e Giorgetti puntano su Buonfiglio. Rischi e calcoli

Il ministro dello Sport e quello dell'Economia fanno leva sullo scandalo arbitrale per attuare il loro piano: commissariare il calcio affidandolo al presidente del Coni, che però non ha fretta di scendere in campo. Anche perché sulle basi di quanto è emerso finora, rischierebbe di essere portato in tribunale dalla stessa Figc

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28 APR 26
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Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio. Foto Ansa

Chiamatela come volete: arbitropoli, fischiopoli o varopoli. La sostanza non cambia perché l’inchiesta si sta allargando e si racconta di decine di arbitri sfilati per ore davanti ai magistrati. Gli iscritti al registro degli indagati sono più dei cinque già noti e presto verranno fuori altri nomi. Siamo solo all’inizio, tutto sta nel vedere che effetti produrrà l’inchiesta della magistratura milanese che non ha fatto bella figura indagando sull’urbanistica. Si passerà dalle chiacchiere da bar e dai forum dei tifosi a qualche cosa di concreto? Esistono davvero le intercettazioni di un presidente che chiede arbitri amici? Ai tempi di Calciopoli, la notizia nascosta in una rubrica della Gazzetta dello Sport chiamata “Palazzo di vetro” pubblicata il 26 aprile, si ingrossò giorno dopo giorno fino a produrre il commissariamento della Federcalcio l’8 di maggio con ufficializzazione dell’incarico a Guido Rossi il 16.
Ma dopo quella prima fuga di notizie, arrivarono valanghe di intercettazioni e fu inevitabile chiamare in causa un commissario che poi portò l’Italia fino alla conquista del Mondiale. Allora però furono coinvolti dirigenti e proprietari di altissimo livello. Oggi il discorso non è ancora uscito dal perimetro arbitrale. Anzi, proprio ieri fonti qualificate della procura di Milano hanno fatto sapere all’Ansa che “l’Inter e i suoi dirigenti non sono indagati”. Se lo scandalo dovesse restare nei perimetri dell’Aia, difficilmente il Coni potrebbe procedere a un commissariamento della Federcalcio, mossa per cui spinge il ministro dello Sport Andrea Abodi, che avrebbe trovato anche l’appoggio del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che già non aveva apprezzato la velocità con cui la Lega Calcio Serie A era scesa in campo per appoggiare Giovanni Malagò. Su un punto Abodi e Giorgetti sarebbero già d’accordo: il nome dell’uomo a cui affidare il commissariamento, ovvero il presidente del Coni Luciano Buonfiglio, che poi potrebbe avvalersi dell’aiuto di vari sub commissari come fu ai tempi di Calciopoli. Il Coni però non ha fretta di scendere in campo, anche perché sulle basi di quanto è emerso finora, rischierebbe di essere portato in tribunale dalla stessa Figc. Se l’inchiesta dovesse restare confinata all’interno dell’Aia mancherebbero gli estremi per commissariare la Federazione ancora retta dal dimissionario Gabriele Gravina. Il discorso sarebbe differente se dovessero essere coinvolti dei dirigenti e soprattutto se saltasse fuori che la giustizia sportiva si è mossa per insabbiare le prime denunce arrivate sul tavolo del procuratore federale. Cosa che per ora viene smentita dai diretti interessati.
Il calcio sta facendo di tutto per farsi del male, per mettere nuovi e imprevisti ostacoli prima del 22 giugno, giorno delle nuove elezioni federali. Prima di allora però c’è un’altra scadenza: il 13 maggio scadono i termini per presentare la candidatura. Per ora Malagò non ha ancora sciolto la riserva, anche se ha sempre più componenti dalla sua parte. La corsa del governo è anche contro il tempo. Per questo Abodi sta spingendo e considera lo scandalo un suo grande alleato. Il ministro non ne fa pubblicamente una questione di nomi, ma di metodo, spinge per il commissariamento per agire in profondità e cambiare davvero la Figc. Ha certamente dalla sua parte Lotito (unico presidente a non aver votato Malagò) e Fratelli d’Italia, che sta lavorando a un ddl per accelerare verso il commissariamento. Giorgetti, che pure ai tempi era stato il primo a colpire Malagò, allora presidente del Coni, con una riforma che svuotò le casse del Comitato olimpico, per ora pare più cauto, anche se ha già dato il suo ok al nome di Buonfiglio in caso di commissariamento. Gli piace come sta gestendo il Coni e soprattutto gli piace poter sgambettare Malagò. La politica si sta muovendo, ma deve farlo con molta attenzione per non irritare l’Uefa dove Gravina è ancora vicepresidente, non va dimenticato.