L’ultima contraddizione della Lega

La svolta europeista sarà a metà se prima la Lega non entrerà nel Ppe
9 FEB 21
Ultimo aggiornamento: 05:00
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(foto Ansa)

Si può riconoscere che Matteo Salvini sia riuscito a superare i ritardi e gli imbarazzi paralizzanti che avevano caratterizzato le sue prime mosse all’inizio di questa crisi di governo. In sostanza, accettando la linea da tempo espressa dal suo vice Giancarlo Giorgetti, facendolo con decisione e senza riserve o condizioni, ha rimesso in gioco la Lega in una partita segnata dalla figura europeista di Mario Draghi. A questo punto la collocazione del gruppo della Lega in Europa risulta sghemba e contraddittoria, come dimostra lo scontro di ieri tra l’europarlamentare Marco Zanni e il tedesco Jörg Meuthen dell’AfD. Si può restare all’opposizione della Commissione europea, che stravede per Draghi, e contemporaneamente stare nella maggioranza e forse addirittura nel governo presieduto da Draghi?
Già prima della crisi, sempre Giorgetti aveva proposto alla Lega di sondare la possibilità di essere accolta nel Partito popolare europeo. Draghi non ha l’abitudine di interferire con le logiche interne ai partiti, ma può legittimamente, nei colloqui sulla formazione del governo, sottolineare la contraddizione che si viene a creare ora tra la collocazione nazionale e quella europea del partito di Salvini. In questo modo darebbe anche un aiuto al leader leghista ad affrontare in modo coerente con le più recenti scelte anche quel nodo, che se rimanesse irrisolto lascerebbe un alone di ambiguità significativo. Se la Lega vuole e può giocare un ruolo importante in una fase cruciale della vicenda politica, come sembra di capire dalle più recenti scelte adottate con apparente convinzione, le conviene liberarsi dei retaggi di un passato che ora resta imbarazzante e che peraltro non può produrre alcun vantaggio, visto l’atteggiamento di occhiuta severità nei confronti dell’Italia tenuto dai governi dei paesi del gruppo di Visegrád. C’è da sperare che Salvini non abbia bisogno del suggerimento di Draghi per rendersene conto.