Carlo, falla ’sta pazzia

Provare a fare il sindaco (di Roma) è meglio che provare a governare Twitter. Lettera a Calenda
25 SET 20
Ultimo aggiornamento: 04:00
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(foto Ansa)

Ora che c’è quest’aria sbarazzina, un po’ per il pareggio elettorale, un po’ per la vittoria del sì (ma io ho votato no), e si torna a parlare di competenza e selezione della classe dirigente, vorrei invitare Carlo Calenda a candidarsi a sindaco di Roma. Lo so che si è già espresso per il no, cioè il no a fare il sindaco, ma io insisto, cercando di far leva su vari aspetti di Calenda. Per farlo uso un’espressione gergale napoletana che dovrebbe racchiuder quanto ho in testa, e cioè: Calenda tiene un po’ la capa fresca. Attenzione, qui il gergo dialettale serve a connotare un carattere positivo della persona. Uno che spariglia, per spirito di avventura e gusto della sfida difficile. Uno che piace anche a quelli che non la pensano come lui, a volte proprio in ragione della capa fresca. O almeno se non piace, non dispiace e comunque si ricorda. Uno che, caratteristica importante, è disposto al dialogo e piace ai giovani, anche perché, per una settimana, si è fatto gestire Twitter da Luca Bizzarri, e ai giovani questa cosa è piaciuta, o almeno non è dispiaciuta, e in un modo o nell’altro, i suddetti giovani, se la ricordano ancora.
Comunque– e lo ha dimostrato da Ministro- è uno disposto al dialogo (e spero lo sia ancora, non solo sui social), e forse in periferia ci va a discutere. Così da non lasciare campo aperto e facilità di movimento alla destra, che tra l’altro lì, si muove piuttosto bene. Ci deve andare in periferia a discutere in nome della capa fresca che tiene, e del gusto dell’avventura che spero conservi, e perché la vecchia divisione tra centro e periferia è obsoleta. Ormai è tutta periferia, cioè è tutto disordinato, un complesso casino, e tuttavia proprio per questo necessita di attenzione e ascolto e di tentativi seri di riordino. Si parla di competenza e attenzione alle skills, ebbene Calenda si è sempre schierato su questo versante, sottolineando le sue abilità e di tanto in tanto, rischiando l’antipatia, ha chiesto agli interlocutori chi fossero e che titoli avessero per parlare con così tanta sicurezza dei problemi. Ora è il momento di dimostrare le proprie abilità con i fatti, e basta con le parole, le litigate, le sfuriate negli insopportabili talk perenni.
Dunque, si chiede a Calenda, in nome delle competenze dichiarate, di riempire una rubrica di strumenti utili per risolvere i casini gravi in cui la capitale è caduta da più di vent’anni. Lui dice che Destra e Sinistra sono categorie retrò e sebbene io credo che non sia affatto vero, perché la destra si riconosca eccome (maggior chiusura su aspetti generali) così come la sinistra (maggior apertura su aspetti particolari), sono disposto a convenire su un fatto: visto il suddetto complesso casino, siamo un po’ tutti di destra e un po’ tutti di sinistra, quindi l’importante è provare a capire quali strumenti di destra siano efficaci (e umani) per risolvere i problemi e quali siano invece quelli di sinistra. Ci vuole la capa fresca per affrontare il concetto di cui sopra e dialogare con i cittadini che come me, come Calenda, forse come tutti stanno invecchiando per questioni di pura demografia e quindi in ragione dell’età vanno di fretta, hanno paura, sono un po’ di destra (spaventati e chiedono chiusure) e un po’ di sinistra (aperti e chiedono avventura e cose nuove). Dai Calenda, in nome nella capa fresca provaci, tra l’altro, il Campidoglio ha, per un politico, una visuale più concreta e meno sfuggente dei social e degli insopportabili talk: sindaco è meglio. Se ci provi puoi riuscire se non riesci potrai dire: vabbè, che vuoi fa, tengo ‘a capa fresca e c’ho provato.