Reggio Emilia alle prese con il concerto di Kanye West: "È antisemita, il governo intervenga"

Il comune si schiera contro il controverso rapper americano, accusato di essere filonazista. E Calenda presenta un'interrogazione a Piantedosi per negargli il visto, mentre tutto il tour europeo perde pezzi (tranne in Albania)

21 MAG 26
Ultimo aggiornamento: 10:58
Immagine di Reggio Emilia alle prese con il concerto di Kanye West: "È antisemita, il governo intervenga"

Foto ANSA

Soppresso nel Regno Unito e poi in Francia, il concerto di Kanye West (detto Ye) è sotto i riflettori anche in Italia. Il controverso rapper americano ha in programma questa estate un grande evento live al Campovolo, l’area vicino all’aeroporto di Reggio Emilia, nell'ambito di un festival che vedrà sul palco una quindicina di altri artisti internazionali distribuiti dal in cinque serate distribuite su tre fine settimana, dal 4 al 18 luglio. Accanto a diverse questioni logistiche e organizzative ancora poco chiare, la presenza stessa di West ha attirato diverse polemiche a causa di varie dichiarazioni smaccatamente filonaziste rilasciate sui suoi social in passato. Nel 2025 sul sito del suo brand Yeezy ha messo in vendita una maglietta bianca con la svastica, mentre nel maggio 2025 ha rilasciato un brano intitolato "Heil Hitler" (anche qui con una svastica sulla copertina) poi rimosso dalle principali piattaforme streaming. A gennaio West, affetto da disturbo bipolare, ha comprato un'intera pagina del Wall Street Journal per scusarsi dei suoi comportamenti antisemiti. Ma ciò non ha spento le polemiche.
La questione è infatti finita nel consiglio comunale di Reggio Emilia. Dove lunedì è stato presentato un ordine del giorno per chiedere al sindaco e alla giunta di opporsi al concerto di West, pur nel rispetto dei limiti dell’amministrazione comunale. Ci sono stati 4 voti contrari (provenienti da Forza Italia e Fratelli d’Italia) e 17 favorevoli. Il 19 maggio anche il leader di Azione Carlo Calenda ha presentato un'interrogazione scritta al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per chiedere di non concedere il visto al rapper, e quindi vietare il suo ingresso in Italia. "Il rischio che un cantante che ha pubblicamente rivendicato slogan, simboli e contenuti nazisti e antisemiti possa esibirsi davanti a decine o centinaia di migliaia di spettatori in Italia – ha scritto il senatore – appare incompatibile con la tutela dell’ordine pubblico, della sicurezza, della dignità delle persone e del divieto di propaganda razzista e antisemita sancito dall’ordinamento italiano". Da qui la richiesta, indirizzata a Piantedosi, di sapere se non ritenga necessario impedire l’ingresso in Italia del cantante, anche al fine di prevenire il rischio che commetta il reato di "Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa", di cui all'art. 604 bis del codice penale.
"La cultura dell’odio e della discriminazione non appartiene a questa città – ha detto in consiglio comunale Giovanni Tarquini, promotore dell'odg – Inoltre, come ribadito dallo stesso senatore, si profila anche un’ipotesi di reato: inneggiare a Hitler e diffondere messaggi antisemiti davanti a tanta gente è proibito dalla nostra legge". Gli ha risposto il vicesindaco Lanfranco De Franco, ricordando di aver "già sostenuto la differenza di valori tra Reggio e quelle di Ye. La nostra città non può sentirsi culturalmente vicina a chi richiama concetti antisemiti". De Franco ha comunque sottolineato che "il comune non ha voce in capitolo sulla scelta degli artisti, ma deve garantire la pubblica sicurezza in collaborazione con prefettura e questura. Gli ultimi concerti dell’artista sono stati abbastanza tranquilli e le canzoni più estreme non sono state suonate, ma resta il nostro “no” ai valori che esprime". Per poi lasciare il tema nelle mani di Palazzo Chigi: "Non spetta a noi ma al governo vietare i visti d’ingresso". Concetto ribadito dallo stesso primo cittadino di Reggio Emilia Marco Massari, che in un comunicato di aprile ha sottolineato che "il sindaco non è l’autorità che decide chi può o non può esibirsi in città". Di conseguenza, "le valutazioni relative all’ingresso nel paese o a eventuali interdizioni spettano invece al governo, come dimostra anche il caso del Regno Unito".
I precedenti internazionali sul caso, in effetti, sono diversi. Ad aprile, dopo giorni di polemiche, il governo britannico gli ha negato l’autorizzazione necessaria per entrare nel Regno Unito Il rapper avrebbe dovuto esibirsi in tutte le serate del Wireless Festival, in programma a Londra tra il 10 e il 12 luglio, che è stato immediatamente cancellato subito dopo la decisione. Il primo ministro Laburista Keir Starmer ha infatti definito la sua presenza all’evento come "profondamente preoccupante", ma anche in Francia la situazione è stata simile. L'11 giugno West avrebbe dovuto esibirsi anche allo Stade Vélodrome di Marsiglia, ma a causa di svariate discussioni interne e le critiche arrivate dal sindaco della città, il rapper ha fatto saltare tutto: “Dopo averci riflettuto a lungo, ho deciso autonomamente di rinviare il mio show a Marsiglia a data da destinarsi", ha scritto ad aprile su X. Per gli stessi motivi, un concerto del rapper West in programma il 19 giugno in Polonia è stato annullato dagli organizzatori, e poi anche in Svizzera, dove era atteso nello stadio di St. Jakob-Park di Basilea. Analogo esito per il concerto fissato il 20 luglio 2025 al Festival hip-hop Rubicon di Bratislava, in Slovacchia, annullato a seguito di svariate petizioni scattate alla vigilia dello show. Nessun problema invece per il concerto previsto per l’11 luglio a Tirana, in Albania. Evento che il premier Edi Rama ha sponsorizzato con entusiasmo sui suoi social.