Se non si cura della crescita, il sindacato non si cura del futuro

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

5 MAG 26
Immagine di Se non si cura della crescita, il sindacato  non si cura  del futuro
Al direttore - Caro Cerasa, chiunque abbia incontrato il sindacato confederale nell’epoca del suo massimo potere, vale a dire nella prima metà degli anni Settanta del secolo scorso, sicuramente ha conosciuto un ambiente umano davvero speciale. Non mi riferisco soltanto ai suoi capi o alle straordinarie lotte di quel periodo. Penso anche a quei dirigenti di seconda fila, a quei delegati o semplici attivisti che, ciascuno con la propria piccola storia fatta di rinunce e di generosità, hanno contribuito a costruire una formidabile esperienza di civilizzazione del lavoro (con una felice espressione, Bruno Manghi li chiamò “santi minori”). Per loro si poteva davvero utilizzare quella parola “servizio” che successivamente non di rado ha assunto un significato falso e ipocrita. La verità è che non da oggi è finito il ciclo dei santi minori, come si è estinta la razza di quei leader carismatici che sono stati protagonisti delle svolte strategiche e delle culture storiche del movimento sindacale: cristiana, comunista, socialista e altre ancora. E lo dico in un anno in cui ricorre il centenario della nascita di Bruno Trentin, l’ultimo grande segretario della Cgil. Perciò ricercare oggi la consistenza etica e ideale del “mestiere” del sindacato ricorrendo a quegli esempi, è un esercizio sterile. Anzi, si presta al gioco retorico di chi celebra gli eroi nei giorni di festa per insegnare la furbizia e il cinismo nei giorni feriali. La furbizia e il cinismo dei seminatori di paura: della fabbrica perché abbrutisce l’operaio, della macchina perché aliena il lavoratore, del mercato perché lo impoverisce, dell’intelligenza artificiale perché distrugge posti di lavoro. La furbizia e il cinismo dei predicatori di sventure, secondo i quali la storia è un susseguirsi di fregature e di tradimenti, per cui il mondo migliore è sempre quello che non c’è. Ogni riferimento alla Cgil di Maurizio Landini non è puramente casuale.
Michele Magno
Il problema di alcuni sindacalisti di oggi non è però tanto la postura o la demagogia che adottano. Il problema è l’incapacità di utilizzare la propria artiglieria mediatica per l’unica causa da cui dovrebbe passare ogni rivendicazione sindacale: la crescita. Un sindacato che si interessa della redistribuzione senza occuparsi di crescita è un sindacato che sceglie di rinunciare a quella che dovrebbe essere la sua missione: tutelare i lavoratori del presente e del futuro offrendo loro più opportunità di lavorare e più occasioni per avere salari migliori. Parlare di crescita però significa passare dalla stagione delle risposte facili a quella delle risposte complesse. Significa parlare di innovazione, di tecnologia, di produttività, di concorrenza. Un sindacato che vuole occuparsi di futuro non può non occuparsi di crescita. E il fatto che il più grande sindacato del presente, ovvero la Cgil, consideri la crescita come un orpello alle proprie battaglie ci dice molto su quanto il futuro dei lavoratori e dell’Italia sia davvero una priorità per i sindacalisti moderni.

***
Al direttore - Antonio Azzolini è stato assolto dopo tanti anni; ci eravamo, dopo tanto tempo, dimenticati che Azzolini era stato senatore della Repubblica e presidente della commissione Bilancio del Senato. Tutti, dico tutti gli schieramenti politici, avevano avuto grande rispetto per il suo impegno politico ed istituzionale; a tale proposito ricordo che si deve a lui la riforma della legge di Bilancio; infatti, durante la XVI Legislatura (intorno al 2010), il senatore Azzolini, in qualità di presidente della commissione Bilancio del Senato, ha avuto un ruolo attivo nel dibattito e nella modifica di provvedimenti di finanza pubblica, inclusa la conversione di decreti legge in materia di stabilizzazione finanziaria. Nel 2015, la Procura di Trani, addirittura, chiese di arrestarlo per il crac della casa di cura Divina Provvidenza di Bisceglie. Una decina di capi d’imputazione, tra cui l’associazione a delinquere. Assolto da tutto due giorni fa, assolto cioè dopo tantissimi anni. Intervistato in questi giorni Azzolini ha dichiarato: “Io ho sempre avuto fiducia, mi sono difeso nel processo e non dal processo ma il tempo è importante. Sono passati 15 anni dai fatti. Tutti i danni si sono già manifestati al momento della richiesta di arresto, che come ha ribadito la Procura generale non doveva avvenire. In quel momento esatto la mia figura pubblica e la mia storia politica furono distrutte in maniera irreversibile”.
In realtà in casi come quello vissuto dall’ex senatore si spegne integralmente il futuro e si compromettono automaticamente tutte le capacità possedute da chi è colpito. Pur in possesso di una elevata carica di resilienza, di fronte ad una azione così virulenta, si riesce solo a “sopravvivere”. Ho vissuto la stessa esperienza del senatore Azzolini e, pur non rivestendo cariche istituzionali e politiche, confermo che questa azione irresponsabile della magistratura dovrebbe trovare, con la massima urgenza, un’azione convinta e cosciente del Parlamento nel rivedere il ruolo e le funzioni del Consiglio superiore della magistratura. Una azione del Parlamento che, indipendentemente dal ricorso allo strumento del “referendum” riveda davvero le responsabilità di chi con un atto compromette, in modo irreversibile, il futuro di un cittadino. E’ bene che i cittadini sappiano che di casi “Azzolini”, di casi “Incalza”, di casi “Mori, il nostro paese è pieno e quindi tutti corrono questo assurdo rischio.
Ercole Incalza
***
Al direttore - Gli agricoltori europei stanno lanciando un drammatico allarme dicendoci che mancano i fertilizzanti per la coltivazione delle piante. Per quale motivo manca il fertilizzante? Semplicemente perché l’intera Europa ha deciso di comprare tutti i fertilizzanti solo ed esclusivamente dalla Cina. Orbene, sappiamo che la Cina è una feroce dittatura assolutamente priva di un’economia di mercato, e tutto viene controllato dallo stato. Quindi è assolutamente inaffidabile, essendo un regime autoritario che disprezza gli altri paesi democratici, e li vorrebbe semplicemente distruggere. Ciò che era prevedibile è infatti avvenuto. La Cina ha deciso di distruggere l’agricoltura europea per sostituirla con i suoi prodotti a basso costo. che sono il risultato dello sfruttamento del lavoro a condizioni inumane. Questa è ciò che gli esperti chiamano “guerra ibrida”, e non vederlo significa essere ingenui.
Cristiano Martorella