Decreto Lavoro, Meloni punta alla pace sociale e riapre il dialogo con i sindacati

Il governo punta a ridurre il conflitto sociale con misure su salari, contratti e occupazione, riaprendo il dialogo con i corpi intermedi alla vigilia del Primo maggio

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29 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:59 AM
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Il segretario della CGIL Maurizio Landini con il presidente di Confindustria Emanuele Orsini (foto Ansa)

Pas d’ennemi à gauche. Alla vigilia del Primo maggio si respira un clima di pacificazione sociale. Sarà che tutti, dal governo agli industriali, hanno paura che arrivi la recessione dura e che il potere d’acquisto degli italiani possa peggiorare come nel ’22, è comunque scattata l’ora dei sarti. Tutti a ricucire rapporti. E se nella tradizione del governo c’era l’idea fissa di usare la Festa dei lavoratori per sfidare l’ecosistema della sinistra, stavolta hanno prevalso le spinte più pragmatiche. L’intenzione di mettere fine al monopolio di Cgil-Cisl-Uil e Confindustria, avanzata dal sottosegretario leghista Claudio Durigon, è stata relegata in soffitta. Disintermediare stanca, direbbe Francesco Seghezzi, autore di un bel libro sul tema.
L’opera di pacificazione sociale era cominciata con un duetto tra Maurizio Landini e Emanuele Orsini andato in scena nei giorni scorsi davanti a una folta platea di delegati sindacali. Dettaglio non secondario: che nella liturgia Cgil equivale a portare qualcuno a cena a casa propria. La convergenza che ha fatto più rumore è stata quella sull’eventuale scostamento di bilancio, una scelta che quindi vede d’accordo Orsini, Landini e Giorgia Meloni. Un triangolo anti Bruxelles che sarebbe stato impensabile solo qualche mese fa, al tempo degli scioperi ripetuti e della concorrenza tra Cgil e Cobas. Il leader della Cgil oggi vuol dare di sé l’idea del leader che sa anche firmare degli accordi, non solo buttarli in aria. E l’occasione, di chiudere il cerchio della lotta contro i contratti pirata e per la definizione di criteri oggettivi per misurare la rappresentanza, è sicuramente propizia. In fondo bisogna sperare solo che Confindustria e Confcommercio si mettano d’accordo.
Se il dialogo padroni-sindacato ha raggiunto queste punte di intesa lo si deve alla concezione emiliana delle relazioni industriali tipica di Orsini e del vicepresidente con delega Maurizio Marchesini, che in questi mesi hanno perorato l’unità sindacale più di quanto non abbiano fatto i diretti interessati. Fortunatamente poi il duetto Landini-Orsini non ha generato gelosie né in casa Cisl né in Uil. Del resto entrambe le organizzazioni sono d’accordo sul superamento dei vincoli europei: la numero uno della Cisl Daniela Fumarola ha definito il Patto di stabilità “una zavorra” e Pierpaolo Bombardieri rivendica addirittura una primogenitura con la campagna “Patto di stabilità? No, grazie”. Stavolta poi il Primo maggio sarà pienamente unitario con un’unica manifestazione centrale a Marghera che avrà come focus le nuove tutele contro l’avanzata dell’intelligenza artificiale. Niente slogan contro il governo, quindi. Tutt’al più uno striscione contro Sam Altman.
Giorgia Meloni ha capito il segnale che veniva dal duetto Landini-Orsini, non può non aver apprezzato l’appoggio alla sua linea sullo scostamento di bilancio e nella costruzione del decreto Lavoro ha scelto di reintermediare alla grande. Stanziando un miliardo (che sarebbe in buona parte già previsto dalla legge di Bilancio) per incentivi alle assunzioni destinati solo alle imprese che applicano i contratti collettivi maggiormente rappresentativi e garantiscono ai lavoratori un “salario giusto”. Non ci saranno soldi per chi sottoscrive contratti-pirata. Alla faccia di Durigon. In più il decreto prevede anche un’indennità di vacanza contrattuale che scatterà quando si tarda a rinnovare i Ccnl, in questo modo i lavoratori recuperano il 50 per cento dell’inflazione. Una misura copiata dal contratto dei metalmeccanici.
Tra le altre novità il decreto rivolge lo sguardo alla categoria-simbolo del lavoro povero, i rider. Per loro misure contro il caporalato e maggiori tutele. Nella ricerca di pace sociale il raggio d’azione si presenta largo. Se Meloni ha cercato nella stesura del decreto di imbarcare tutti i confederali, nella conferenza stampa però ha fatto capire che conta molto sull’aiuto di Daniela Fumarola. Riconoscimenti pubblici, dunque, alla Cisl che anche nei momenti più duri non l’aveva abbandonata e le aveva dato preziosi consigli. E addirittura una promessa: “Al vostro congresso mi ero assunta la responsabilità di un patto con i corpi intermedi. Bene, questo provvedimento non è che un tassello di quel patto e io sono contenta di mandarlo avanti”. Mancava poco che chiedesse di salire sul palco a Marghera per celebrare la Festa dei lavoratori e dei sarti.