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Landini firma il contratto sulla scuola e tenta di uscire dall'autoisolamento
La Cgil stavolta non si sfila e firma la pre-intesa sul contratto Istruzione e ricerca 2025-2027: "È una prima risposta concreta all'emergenza salariale"
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2 APR 26

Maurizio Landini (foto ANSA)
La Cgil mette in pausa la sua politica di ostruzionismo a oltranza. Tra le firme della della pre-intesa sul contratto Istruzione e Ricerca 2025-2027 c’è anche quella del sindacato guidato da Maurizio Landini, fino ad oggi mancante su svariati rinnovi dei contratti. Con quello firmato ieri da tutte le organizzazioni sindacali insieme all’Aran (Agenzia di rappresentanza negoziale per le pubbliche amministrazioni) il personale avrà aumenti medi di 137 euro al mese, un incremento in busta paga di 395 euro se si guarda agli ultimi tre contratti firmati. “E’ stata la bontà delle proposte del governo a convincere la Cgil. L’auspicio è che questa convinzione vada avanti anche con gli altri rinnovi contrattuali”, dice al Foglio Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione, festeggiando il terzo rinnovo per il comparto Istruzione dall'inizio della legislatura. Sui contenuti del contratto erano convinti tutti dentro la Cgil, tranne Landini. Che prima della firma ha cercato una scialuppa di salvataggio nel centrodestra, chiedendo addirittura a un alto esponente della presidenza del Consiglio di inserire nero su bianco nel contratto la possibilità di riaprire la trattativa nel caso in cui l'inflazione esondasse i livelli programmati. Richiesta a cui è arrivato un no come risposta. Ecco perchè dalle parti del sindacato la soddisfazione è soffocata dalla polemica: “E’ una prima risposta concreta all’emergenza salariale, ma arriva dopo anni in cui lavoratrici e lavoratori hanno pagato il prezzo dell’inerzia politica”, si legge in una nota congiunta della Cgil e Flc Cgil, la federazione lavoratori della conoscenza. “L’accordo – continua il comunicato – consente di intervenire subito sul potere d’acquisto, destinando tutte le risorse al salario fondamentale e garantendo aumenti superiori al 5,9 per cento, in linea con l’inflazione”. Tuttavia, “la firma è coerente con la mancata sottoscrizione del precedente contratto, segnato da risorse ben al di sotto dell’inflazione, per responsabilità precisa del governo, che ha lasciato scuola, università ricerca e Afam senza le coperture necessarie, scaricando sulle lavoratrici e sui lavoratori il costo della crisi”, precisa il sindacato, che annuncia l’apertura di una fase di “mobilitazione continua”.
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Con la firma di oggi, la Cgil tenta di uscire dal torpore sindacale che negli ultimi tempi l’ha portata spesso in piazza a protestare contro il governo o per il No al referendum, e molto meno ai tavoli negoziali per firmare i rinnovi dei contratti. Un atteggiamento che l’ha gradualmente distaccata dalle altre organizzazioni più rappresentative (compresa la Uil, con cui i rapporti negli ultimi tempi si sono fatti più distaccati). L’elenco dei precedenti è variegato: l’ultimo caso risale a fine febbraio, in occasione del rinnovo del contratto collettivo del comparto funzionali locali per il triennio 2022-2024 sottoscritto all’Aran (Agenzia di rappresentanza negoziale per le pubbliche amministrazioni). Il rinnovo prevedeva aumenti fino a 140 euro medi in busta paga per circa 400 mila dipendenti degli enti locali (dai comuni alle regioni), erogati sin dall’inizio del mese di marzo. Ma anche per altri bonus, dal recupero degli arretrati maturati fino al 28 febbraio 2026 (circa 1700 euro a dipendente) al ricorso a una sperimentazione sull’utilizzo della “settimana corta”, fino allo smart working e al rinnovo per i dirigenti delle funzioni locali, con aumenti di circa 440 euro mensili a beneficio di oltre 13 mila dipendenti sparsi per tutto il paese. Da Landini, convinto alfiere dell’isolamento a tutti i costi, è arrivato un secco no. Si sono mossi diversamente Uil e Cisl, che hanno invece scelto di sottoscrivere l’accordo dopo 16 mesi di negoziazione.
Senza allontanarci dal settore dell’istruzione, nel dicembre 2024 dalla Cgil non è arrivato l’ok neanche sul rinnovo del contratto nazionale per il comparto scolastico per il triennio 2022-2024. Dissenso che è costato al sindacato la sua rappresentanza per la discussione dei contratti integrativi a livello dei singoli istituti, negatagli dall’Aran proprio come conseguenza della firma mancata. Quell’approccio ostruzionista ha rischiato di relegare il sindacato alla più completa marginalità. Ma oggi ne esce ridimensionato, smussato.