L'inedito asse Landini-Orsini: "Sospendere il Patto di stabilità"

Il segretario della Cgil incontra il presidente di Confindustria. Al centro del confronto energia, lavoro, salari. Ma anche la crisi in medio oriente e come trasformare il settore industriale del nostro paese. Landini: "Poco coinvolgimento del governo". Orsini: "Il confronto c'è". Uniti nei maggiori investimenti, divisi su nucleare ed extraprofitti
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23 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:17 PM

Maurizio Landini ed Emanuele Orsini - foto LaPresse

È asse Cgil-Confindustria. Al Teatro Italia a Roma questo pomeriggio è andato in scena un lungo dibattito tra Maurizio Landini ed Emanuele Orsini. Molto confronto ma poco scontro. I due si sono trovati d'accordo su molti temi, uno su tutti la sospensione del Patto di stabilità in Europa (a dirlo chiaramente solo il sindacalista). Il conflitto in medio oriente sta portando una crisi senza precedenti nel vecchio continente, "c'è molta sfiducia, la parola che si respira di più è 'incertezza'", per questo – dicono – è il momento di "fare sistema". Unità.
Energia, lavoro, investimenti. Dopo un caffè al bar, i due si ritrovano sul palco. Per le foto di rito la mano se la stringono solo su proposta dei fotografi. C'è un po' di goffo imbarazzo, come di due conoscenti che si vedono poco e non sempre vanno d'accordo. Ma il confronto inizia. E all'assemblea dei delegati dell’industria della Cgil, Orsini comincia ragionando sui passi che il nostro paese e l'Europa devono fare per uscire dalla crisi energetica: "È miope pensare che ogni paese possa fare da sé. Il debito comune è la strada, che va da investimenti, infrastrutture e transizione".
Secondo il presidente di Confindustria "non c'è più tempo" e si riaggancia con quanto detto ieri dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti: "Non si può curare un ferito di guerra con l'aspirina". Secondo Viale dell'Astronomia "servono incentivi alle imprese per superare questo momento". E a fare da eco è lo stesso leader della Cgil: "La sospensione del Patto è per investire. Chiedo anche agli imprenditori di investire più di quanto hanno fatto fino ad adesso", perché la situazione potrà diventare "peggiore del Covid".
Il leader della Cgil è passato poi a bacchettare il governo sul coinvolgimento delle parti sociali per un nuovo piano di autonomia energetica nel nostro paese: "Non si può affrontare questa discussione senza coinvolgere le parti sociali". Il tema è un piano di trasformazione dell'industria, partendo dall'energia. In particolare quella rinnovabile. Per Orsini non c'è nessun "vuoto" nel confronto con il governo , anzi: "Abbiamo avuto risposte, certo stiamo aspettando i decreti attuativi per il dl bollette e l'iperammortamento".
Secondo il presidente di Confindustria, pur condividendo la necessità di una trasformazione nel settore industriale partendo proprio da ciò che manca oggi (l'energia), il mix perfetto è tra le rinnovabili e il nucleare. Una posizione che fa storcere il naso a Landini: "Sono pragmatico", dice. E, grossolanamente, spiega: "Chi studia mi dice che il nucleare pulito si può fare, ma banalmente se lo fai bene ce l'hai tra 15-20 anni. Ci arriviamo già da morti". La distanza su questo resta, nonostante Orsini, come esempio della sua tesi, abbia portato la Spagna, un paese governato, dice il sindacalista, "da uno che mi sta simpatico".
La distanza tra i due resta anche sul tema degli extraprofitti e il fisco. Landini lamenta la redistribuzione agli azionisti dei maggiori profitti delle società partecipate come Enel, Eni e Terna. Secondo lui queste somme andrebbero reinvestite. Orsini alza gli occhi ed è netto: "Per me nel vocabolario la parola extraprofitto non c'è, come non c'è la parola extradebito". Da leader della Cgil l'invito, di nuovo, è quello a investire di più. "Siamo pronti", risponde il leader di Confindustria, ma servono le condizioni per poterlo fare, come un quadro di "regole certe".
Sul finire del confronto si arriva al tema dei salari e del rinnovo dei contratti. "Quando si parla di salari è una cosa seria", dice Orsini rivendicando la quasi totalità dei rinnovi. La vera battaglia è sui contratti privati. E va affrontata attorno a un tavolo: "Affrontiamo insieme il tema del salario e vediamo quali sono i contratti più rappresentativi. La contrattazione deve essere fatta dalle parti sociali: non ci dobbiamo trovare salari fatti con decreto". Landini pressa: "L'accordo va fatto prima dell'estate o il tempo scade. Se riusciremo ad arrivarci? Non lo so". Dalla sala si alza un brusio. Incertezza non confortante. Spezzata dalla speranza: "Le condizioni ci sono". Confronto finito, battute di rito. E appuntamento al prossimo incontro.