Perché i numeri del Documento di finanza pubblica non coincidono con le parole di Giorgetti

I dati indicano il calo di un decimale della crescita (+0,5%) senza impatto sul deficit, mentre il ministro usa metafore come “ospedale da campo” con “feriti che arrivano da tutte le parti”. Il governo si trova in una situazione paradossale: per sperare in una sospensione del Patto di stabilità è necessario che la crisi economica si aggravi

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23 APR 26
Ultimo aggiornamento: 09:13 AM
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Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri, presso Palazzo Chigi, Roma, 22 aprile 2026. ANSA/ANGELO CARCONI

 Le tabelle del Documento di finanza pubblica (Dfp) appena approvato dal Consiglio dei ministri mostrano una storia, le parole del ministro dell’Economia ne raccontano un’altra molto diversa. I numeri indicano un leggero deterioramento dell’economia a causa del contesto internazionale: la previsione di crescita si riduce di un decimale per il 2026 (0,6 per cento anziché 0,7) senza alcun impatto sostanziale sul deficit e sul debito il cui incremento è dovuto alle sorprese del 2025. La narrazione di Giorgetti, invece, quando usa la metafora dell’“ospedale da campo” con “feriti che arrivano da tutte le parti e che dobbiamo curare e non possiamo dargli l’aspirina”, è di una crisi molto profonda.
E’ lo stesso ministro dell’Economia a risolvere la contraddizione quando dice che il quadro del Dfp “fotografa una realtà che meriterà, urgentemente, di essere approfondita”. Ignorate i numeri che ho appena presentato e ascoltate le mie parole, è il messaggio di Giorgetti.
Era la giornata dell’atteso responso dell’Istat sul deficit del 3,1 per cento nel 2025, che il governo sperava di poter limare al 3 per cento per uscire dalla procedura d’infrazione con un anno d’anticipo. Ma non è andata bene, l’Istat ha confermato il dato preliminare: “Rigore è quando arbitro fischia”, dice Giorgetti senza fare polemiche. Aggiungendo poi che tutte queste settimane di impegno del Mef per fare e rifare i calcoli nel tentativo di limare e arrotondare il decimale in più di disavanzo sono state un po’ una perdita di tempo. Nel senso che “il dibattito rispetto all’uscita della procedura di deficit eccessivo, a me interessava moltissimo fino al 28 febbraio del 2026”, ovvero l’inizio della guerra in Iran, ma “dopo il 28 febbraio del 2026 mi interessava assolutamente meno”.
Per il ministro dell’Economia il quadro economico si sta deteriorando e pertanto servono immediate “decisioni di natura politica” a livello europeo, come è avvenuto per le deroghe sulle spese per la Difesa, “inevitabilmente merita altrettanta attenzione la situazione eccezionale dello choc energetico che la guerra in Medio oriente sta generando a livello globale, europeo e italiano”. Il ministro non ha escluso che l’Italia possa agire “da sola”, violando i limiti imposti dalle regole fiscali europee, per dare una risposta all’economia in difficoltà. “Non ho chiesto la deroga al Patto di stabilità – dice Giorgetti – ho chiesto di essere pronti e flessibili. Non è accettabile la rigidità rispetto a un mondo completamente cambiato”.
Il problema è che è difficile sostenere una deviazione dalle regole fiscali senza il supporto dei numeri. Se le stesse previsioni del governo italiano indicano un impatto marginale sull’attività economica, in un quadro in cui il pil europeo cresce oltre l’1 per cento, nessun paese è in recessione e molti crescono al 2 per cento, con quali argomenti si può sostenere la sospensione del Patto di stabilità? Ciò non vuol dire che le previsioni fosche di Giorgetti non siano realistiche, ma al momento la difficoltà dell’economia italiana non è ancora una crisi né tantomeno europea. Questo complica l’azione del governo che, nell’ultima legge di Bilancio prima delle elezioni, punta a fare una politica fiscale più espansiva per consolidare i consensi. Anche la scelta sull’aumento della spesa per la Difesa, consentita dalle deroghe attuali, diventa politicamente difficile se al contempo non si può intervenire per abbassare il costo della bolletta per famiglie e imprese.
Così il governo si trova in una situazione paradossale: se la guerra in Medio oriente si ferma e la crisi energetica rientra non ci saranno margini ulteriori di spesa, mentre per sperare in una sospensione del Patto di stabilità è necessario che la crisi economica si aggravi.