Il 1° maggio anti unitario di Landini. Rompe il fronte con Cisl e Uil e promette guerra sul dl Lavoro

Il segretario Cgil è l'unico della Triplice a essersi schierato contro il decreto Primo maggio approvato dal governo. Così a Marghera per la Festa del lavoro tra le sigle piomba un certo imbarazzo. La strategia del Campo largo per arrivare al "salario minimo" con gli emendamenti parlamentari

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1 MAY 26
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Riccardo Antimiani/ Ansa

Si ritrovano uno accanto all’altro, a Marghera, alle porte di Venezia, un luogo iconografico dell’industria italiana (soprattutto navale). Ma quello che poteva sembrare un riavvicinamento tra Cgil, Cisl e Uil in realtà è stato bruscamente interrotto. E sempre dallo stesso protagonista: il segretario Maurizio Landini. Nelle ultime settimane non era passata inosservata la firma della Cgil al rinnovo del contratto del comparto scuola, un’inedita fuoriuscita da quell’isolamento che stava allontanando sempre più Landini dagli altri segretari confederali. Ma anche la concordanza con le altra sigle nel combattere certe ipotesi fatte circolare dal governo che avrebbero voluto assegnare più peso ai sindacati minori (rischiando di favorire i cosiddetti “contratti pirata”). Solo che in seguito all’approvazione del decreto Lavoro varato dal governo in previsione del Primo maggio, quella distanza è riemersa a galla. La segretaria Cisl Fumarola ha salutato l’intervento del governo parlando di “grande soddisfazione” e di “un primo passo verso un Patto sociale per rilanciare retribuzioni, tutele e occupazione di qualità”. Bombardieri dalla Uil l’ha definito “un cambio di passo importante” perché “il governo ha accolto le nostre proposte” e nondimeno nessun governo prima aveva stabilito “che il contratto dignitoso è quello sottoscritto dai sindacati comparativamente maggiormente rappresentativi”. E Landini? A stretto giro, quando la premier Meloni era ancora quasi in conferenza stampa a snocciolare le novità del decreto, lui già assumeva una posa insofferente: “Dovrebbero pagare i lavoratori, aumentare i salari. Questa cosa non la fanno e vorrei che fosse chiaro: questo decreto non dà un euro in più ai lavoratori”. Considerazioni ripetute anche a margine della presentazione del Concertone del Primo maggio a Roma. A Landini, insomma, il decreto non piace, tanto che si è spinto a dire che “forse bisognerebbe segnalarlo al governo”. Ma più che all’esecutivo e alla maggioranza, le parole del leader Cgil sono servite a dare un segnale soprattutto a sinistra, visto che quel decreto ora passerà dal vaglio del Parlamento. E lì, in quella sede, Landini vorrebbe che le forze politiche del Campo largo trovassero il modo di stravolgere, in qualche modo, la definizione di “salario giusto”. Cercando di avvicinare quella definizione alla definizione di una soglia che porti verso il vero obiettivo landiniano: il salario minimo. Lo si è evinto anche dalle parole di uno pacato come il responsabile economia del Pd Antonio Misiani. “Dopo tre anni e mezzo il governo si è accorto che esiste una grande questione salariale. Bene: ma il salario giusto del decreto Primo maggio non basta. Serve applicarlo sempre, altrimenti è una scatola vuota; serve una soglia minima e servono misure per agganciare i salari alla produttività e all’inflazione”. Ecco, appunto.
Si era insomma entrati in una fase in cui poteva capitare di sentire esponenti del centrodestra tessere le lodi del nuovo Landini (o quanto meno usare toni concilianti. Il presidente della commissione Lavoro della Camera Rizzetto, per esempio, al Foglio aveva detto: “Finalmente ha abbandonato la rivolta. Ora un patto con la Cgil”). Adesso, invece, si arriva al Primo maggio con un sottosegretario come Claudio Durigon che parla di un Landini che “non comprende che il lavoro è la dignità dell’uomo. Incentivare il posto di lavoro e dare supporto all’occupazione, significa aiutare i lavoratori”. Mentre c’è chi si spinge a usare toni ben più accesi, come Chiara Tenerini, responsabile Lavoro di Forza Italia, che bolla come “sconcertante” la reazione del segretario del sindacato rosso.
A ogni modo la rinnovata contrapposizione tra i tre leader sindacali potrebbe rinverdirsi ancora di più oggi, con Landini pronto a cavalcare non soltanto i temi legati al lavoro. Ma anche, come ha fatto ieri, a un j’accuse nei confronti del governo israeliano per “l’ennesima grave violazione del diritto internazionale”, dopo che Israele ha abbordato 21 imbarcazioni tra quelle che compongono la missione della flotilla. Anche su questo Bombardieri e Fumarola prediligono un basso profilo. Cosa che Landini non ha alcuna voglia di assumere. E si aspetta che il Campo largo in Parlamento faccia lo stesso.