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Dai bonus ai rider: cosa prevede il decreto Lavoro approvato in Cdm
Incentivi alle aziende che applicano “salari giusti”, benefici per chi assume donne svantaggiate e giovani, una novità per i ciclofattorini. Le principali misure dell'ultimo pacchetto per i lavoratori del governo Meloni
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28 APR 26
Ultimo aggiornamento: 04:33 PM

ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Con il primo maggio alle porte, ecco che spunta il decreto Lavoro. Il pacchetto di norme approvato oggi in Consiglio dei ministri ha avuto un’elaborazione complessa e varie tensioni interne (specialmente tra Lega e Fratelli d’Italia, come scriviamo qui), e "stanzia quasi un miliardo di euro per il rinnovo di alcuni importanti ed efficaci incentivi occupazionali, in particolare quelli legati all'assunzione dei giovani under 35, all'assunzione delle donne e all'assunzione dei lavoratori nell'area Zes", ha spiegato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, parlando in conferenza stampa dopo il Cdm. Ecco le principali misure.
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Il “salario giusto”
Nel decreto dovrebbero esserci incentivi alle aziende che applicano “salari giusti”, in relazione dunque alla qualità dell’assunzione e alla correttezza del trattamento economico. Con questo concetto "si intende il trattamento economico complessivo percepito dal lavoratore, che chiaramente non è composto solamente dal salario orario, ma da tutti gli elementi economici che concorrono a formare il contratto in favore del lavoratore", ha spiegato Meloni.
Per capire quando un salario debba essere considerato “giusto”, nel decreto ci sono anche i criteri ad hoc, e si indica che l'accesso ai benefici previsti “è consentito in caso di trattamento economico individuale corrisposto non inferiore al trattamento economico complessivo determinato” sulla base della definizione. Per l'individuazione del salario "giusto", dunque, si farà riferimento al trattamento economico complessivo (tec) definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
Bonus per donne, giovani e Zes
Presenti, come si accennava, anche tre tipologie di bonus. Uno di questi permette ai datori di lavoro privati che assumono a tempo indeterminato donne lavoratrici svantaggiate di ottenere l’esonero totale dei contributi previdenziali a loro carico (esclusi premi e contributi Inail). Il tetto di 650 euro mensile si innalza a 800 se la lavoratrice risiede nelle regioni della Zona Economica Speciale per il Mezzogiorno ammissibili ai fondi strutturali europei. Si tratta di un'area che comprende i territori delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna e Umbria, e nella quale l’esercizio di attività economiche e imprenditoriali può beneficiare di speciali condizioni, in relazione agli investimenti e alle attività di sviluppo d'impresa.
Un altro beneficio copre il 100 per cento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro che assumerà giovani sotto i 35 anni - entro un tetto di 500 euro mensili per lavoratore e sempre con esclusione dell’Inail – regolarmente retribuito da almeno 24 mesi oppure da almeno 12 mesi se rientranti in specifiche categorie di svantaggio. Mentre invece un bonus specifico sarà riservato ai datori di lavoro fino a 10 dipendenti, che assumeranno nel 2026 a tempo indeterminato lavoratori non dirigenti in una sede o unità produttiva della Zes unica. Anche in questo caso il beneficio sarà un esonero contributivo del 100 per cento, fino a 650 euro mensili per 24 mesi.
Non potrà beneficiare di questi incentivi chi, nei sei mesi precedenti, abbia effettuato licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo o licenziamenti collettivi nella stessa unità produttiva. Mentre nel caso in cui nei sei mesi successivi verrà licenziato il lavoratore assunto grazie ai bonus, questo sarà revocato o recuperato.
Una novità per i rider
Presente nel decreto anche una misura pensata per i rider. Categoria che negli scorsi mesi è diventata protagonista di nuove inchieste da parte della magistratura, e che il decreto Primo maggio intende tutelare imponendo l'accesso alla loro piattaforma digitale tramite Spid, Carta di identità elettronica (Cie), Carta nazionale dei servizi (Cns) oppure con un account rilasciato dalla stessa piattaforma con un sistema di autentificazione a più fattori. Di conseguenza, la piattaforma non potrà rilasciare più di un account per ogni codice fiscale, né commissionare allo stesso lavoratore prestazioni temporalmente inconciliabili.
Si delineano inoltre quelli che sono gli indici rilevanti di sfruttamento (anche nel contesto digitale): vale a dire la corresponsione di compensi inferiori ai livelli minimi previsti dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di Lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale; l'imposizione di ritmi, tempi di disponibilità o carichi di lavoro sproporzionati; la sistematica sottrazione di quote del compenso mediante interposizioni fittizie o trattenute abusive; l'utilizzo di identità, documenti o account altrui in forma organizzata.