GRAN MILANO
Il bivio di Finlombarda: come aiutare davvero la Lombardia?
Tra crisi e prospettive, si discute il rilancio della Finanziaria della regione. Le idee di Mascetti, Bussolati e Alparone
7 MAG 26

Il presidente di Finlombarda, Andrea Mascetti (foto ANSA)
Finlombarda non è esattamente il fiore all’occhiello della giunta di Attilio Fontana. Oggi si fa fatica a trovare nella maggioranza del Pirellone un “sostenitore” dell’azienda che dovrebbe rilanciare lo sviluppo delle imprese lombarde in un momento di complesse crisi. L’azienda regionale sta cercando una strada – tra un contenzioso e l’altro della Corte dei Conti – per rendere più efficace e rapido il supporto al mondo economico lombardo. In questi giorni poi Finlombarda e Cdp hanno avviato la seconda tranche del programma regionale “Basket Bond Lombardia” promosso dall’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi. L’importo dell’emissione di bond è pari a 12,3 milioni di euro. I minibond hanno durata 7 anni e sono emessi da quattro Pmi lombarde: Capoferri Serramenti, Campoverde, Marlegno e Silvelox Group. Ma serve altro per assicurare al mondo economico lombardo un supporto adeguato e la strada, per il presidente di Finlombarda Andrea Mascetti, leghista e avvocato varesino – è tutta in salita. Per trasformare e adeguare Finlombarda alle esigenze di un mercato attraversato da oscillazioni e insicurezze, in Regione c’è chi ha pensato perciò all’ipotesi di separare le attività finanziarie – non soggette al testo unico in materia – da quelle pubblicistiche, cioè la gestione di bandi e contributi agevolati. A questo scopo è stata anche lanciata una gara europea per trovare un super consulente in grado di rilanciare la società. Da tempo la Corte dei Conti ha messo sotto la lente d’ingrandimento la gestione della società, definita dai giudici contabili “inefficiente”, contestando alla società finanziaria di Regione Lombardia anche l’indebitamento, oltre i 460 milioni. Il bilancio d’esercizio di Finlombarda relativo all’anno 2025 non è ancora disponibile, ma qualche elemento c’è. La dotazione per la “Linea sviluppo aziendale” è stata incrementata di 25 milioni di euro a giugno, portando il totale a oltre 140 milioni di euro. E’ stata anche avviata l'iniziativa L.A.N.D. (Local attraction for new development) con uno stanziamento di 75 milioni di euro di fondi propri dell’azienda per l’attrazione di nuovi insediamenti produttivi. Approvato anche un assestamento del bilancio di previsione per il triennio 2025-2027 che include coperture per la capitalizzazione.
“Finlombarda rischia di perdere la sua funzione di braccio operativo della Regione – spiega però Pietro Bussolati, capodelegazione del Pd in commissione Bilancio al Pirellone – e di trasformarsi in un soggetto finanziario autonomo, scollegato dalle priorità strategiche. I finanziamenti vengono distribuiti senza una chiara coerenza con il programma di sviluppo regionale e senza una valutazione degli effetti reali su crescita, occupazione e innovazione. A fronte di risorse consistenti, che superano gli 800 milioni di attivo, manca una regia pubblica capace di orientarle in modo efficace. Serve un cambio di impostazione: Finlombarda deve tornare a sostenere in modo mirato le Pmi, la transizione ecologica e digitale e la qualità del lavoro. I bandi (per finanziare le imprese, ndr) vengono distribuiti a pioggia, senza un indirizzo strategico e senza un sostegno mirato ai settori chiave. Per questo abbiamo voluto organizzare un momento di confronto: per capire come Finlombarda possa tornare a svolgere fino in fondo il suo ruolo, diventando uno strumento efficace a sostegno delle imprese, del lavoro e dello sviluppo della Lombardia”.
La risposta di Marco Alparone, assessore al Bilancio e Finanza non si fa attendere. Infatti, il vicepresidente della Regione – durante l’incontro promosso dal Pd qualche giorno fa – ha spiegato che il tema è di carattere normativo, visto che Finlombarda, come azienda controllata sia dalla Corte dei Conti sia dalla Banca d’Italia, non è in grado in grado di rispondere in pieno alle esigenze delle Pmi, che non hanno i requisiti richiesti proprio dalla Banca d’Italia. Il modello può essere una finanziaria di promozione regionale, in sintonia con un altro soggetto come Cdp e con le banche di credito cooperativo. Ci sono “vincoli che si sovrappongono e diventano limiti di operatività”, dice Alparone. “Ci siamo domandati qual è lo strumento finanziario di cui abbiamo bisogno per operare al meglio sul territorio e abbiamo maturato l’idea di lavorare su di una ipotesi – da valutare – di avere due strumenti: una banca finanziaria e poi uno strumento che esprima la nostra dinamicità, collegata alle attività pubblicistiche, un po’ meno vincolate”. In sintesi: “Non dobbiamo buttare il bambino con l’acqua sporca perché possiamo costruire uno strumento importante”, conclude Alparone: “Noi stiamo andando in questa direzione, senza avere due società ma costruendo la finanziaria di promozione regionale, tenendoci un patrimonio di questa regione: la banca pubblica. Con due ruoli perfettamente distinti”. Il quadro economico della Lombardia – nonostante l’iniezione di risorse del Pnrr – è incerto, e infatti le previsioni 2026 parlano di una crescita attorno all’1 per cento. La locomotiva ha rallentato la sua corsa e serviranno strumenti efficaci di rilancio.


