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La strigliata di Attilio Fontana: “Il Piano casa mi lascia perplesso, autonomia a rilento”
Parla il governatore della Lombardia: "Zaia è legato alla Lega. Un suo partito? Nella vita può accadere di tutto”. Le frizioni con il governo: "Si sta andando in direzione contraria all'autonomia. Salvini? Ci sentiamo sui dossier". Lo stop a Freni: "Maltrattato un galantuomo". I fondi per la Difesa? "La penso come Giorgetti che ce ne facciamo dei droni senza energia"
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16 MAY 26

Attilio Fontana (foto Ansa)
Questo è il vento di Attilio Fontana. Vuole una Lega all’altezza della Lega, dice che oggi esistono due anime: “Una che si è fatta carico delle esigenze e dei valori del nord e un’altra che ormai fa un discorso di un altro genere”. Il Piano casa? “Mi lascia perplesso”. Salvini? “Ci sentiamo sui dossier”. Un partito di Luca Zaia? “E’ legato alla Lega, non se ne andrà mai”. I soldi per la Difesa? “Ha ragione Giorgetti. Cosa ce ne facciamo dei droni se non abbiamo il carburante?”. Parla Fontana, il presidente della regione Lombardia, il custode dell’acqua del Po, e dice al Foglio: “L’autonomia sta andando a rilento, c’è una proposta di legge che stabilisce che i Lep debbano essere finanziati con fondi regionali. E’ la direzione contraria dell’autonomia.
Non posso accettare che gli ospedali lombardi, i più eccellenti, vengano gestiti dallo stato centrale, così come si sta proponendo di fare. Ho l’impressione che si stiano perseguendo al governo politiche che prescindono dai territori”. Mentre parliamo al telefono, c’è Tajani che sta perseguendo perfino una manovra correttiva senza avvisare Giorgetti. Presidente Fontana, che fine ha fatto la sua Lega, il suo nord? “Il mio nord è sempre più forte, è quel nord che ha votato sì al referendum sulla giustizia, un nord che ha delle problematiche. La mia Lega ha bisogno di ribadire queste priorità, farsi carico di questi problemi”. Ha parlato di due Leghe. I nomi? “Preferisco non fare il censimento. Non serve. E’ evidente”. Il suo amico Zaia va a pranzo con Marina Berlusconi e sta per scrivere un libro. Anche lei vuole scriverne uno e chiamarlo C’era una volta il vento del nord? “Sono prolisso e rischio di scrivere un polpettone. Mi piace però l’idea di Zaia, del suo fienile, il suo podcast, un modello di racconto. Servirebbe un fienile per ogni regione”.
Fontana, perché continua a denunciare, con più forza, e ancora, che Roma sta dimenticando il nord? “Le faccio l’esempio delle Zes che oggi sono previste per tutto il sud e che andrebbero estese almeno alle zone di confine della Lombardia. Creerebbero una barriera contro la fuga dei lavoratori e contro quegli imprenditori che delocalizzano in Svizzera che offre più vantaggi. Perché deve averla solo il sud? Cosa si attende a estenderla per la Lombardia?”. A Napoli si dice “O’ presepe non mi piace”. A Fontana non piace l’idea che i fondi europei di coesione vengano tolti alle regioni e girati allo stato centrale e non gli piace la proposta che il governo Meloni porta avanti, ovvero statalizzare i grandi ospedali lombardi. Dice Fontana: “E’ previsto un decreto delegato che trasferisce la competenza di eccellenze ospedaliere: penso al Niguarda, agli ospedali di Brescia, allo stato centrale. Questo intendo quando parlo di politiche che mi lasciano perplesso”. Sul Piano Casa cosa la rende perplesso? “Si prevede che la vendita di immobili Aler debba solo contribuire ad abbattere il debito pubblico e non come è sempre stato per rinnovare il patrimonio immobiliare pubblico. E’ un chiaro esempio del poco rispetto che c’è nei confronti delle regioni. Sono tutti temi che sollevo al governo, con franchezza. Sui fondi europei ho parlato con il ministro Foti, continuerò a farlo, a portare avanti un discorso di verità”. A proposito di verità. E’ vero che Zaia sta pensando di fare un partito suo? “Non lo credo possibile, Luca è legato alla Lega ma detto questo nella vita può succedere di tutto”.
Cosa ne pensa del caso Freni, del veto, del suo ritiro dopo quattro mesi da candidato alla Consob? “Che è stato maltrattato un galantuomo e questo mi dispiace”. Alla domanda sulle nomine, Antitrust, Anac, Rai, l’unico argomento di governo, Fontana risponde che “è la prova di come a Roma manchi la capacità di pensare al bene del paese ma solo al suo bene immediato”. Crosetto ha spedito due lettere a Giorgetti e gli ha intimato: “Decidi” sui fondi Safe, che significa aumentare le spese per la difesa. Fontana come Salvini e Giorgetti è sulla posizione del no. Argomenta: “La prima forma di Difesa è essere autonomi a livello energetico. Avere i droni senza energia che senso avrebbe? Ha ragione Giorgetti che non sbaglia mai”. Presidente, è pronto a riaccogliere Vannacci in coalizione? “Su Vannacci mi sono espresso per primo, prendendomi anche attacchi. Lo pensavo allora e lo ripeto: non interpreta i nostri valori e non possiamo accettare che chi ci ha sputazzato oggi torni al nostro fianco”.
Qual è la sua posizione sul fine vita? “Sono favorevole e l’ho dichiarato, ma rispetto chi non la pensa come me. In Lombardia abbiamo cercato di adeguarci alle sentenze della Corte costituzionale e, mi faccia aggiungere, ci siamo dotati di linee guida per tutelare i nostri direttori generali. Ho vissuto da vicino un’esperienza che mi ha segnato. Avevo un direttore generale, un amico, che è morto con l’angoscia di dover risarcire una famiglia a cui aveva detto no sul fine vita. Una regione ha il dovere di protegge i propri dirigenti”. Presidente, è pronto a lasciare la sua Lombardia a FdI? “Io non potrò ricandidarmi, non conto niente. Ma una cosa la dico. E’ la Lega che ha creato una classe di amministratori concreti, capace di interpretare quel bisogno di nord di cui parlo. Decideranno i vertici del partito”. Si sente ancora con Salvini? Le piace questa Lega? “Non dico che va tutto male, dico però che ci sono dei princìpi che vanno salvaguardati. Con Salvini ci siamo sentiti per parlare di atti concreti, di amministrazione. Ci sono stati periodi che ci siamo sentiti spesso e altri in cui ci siamo sentiti meno. La Lega non è una caserma”. Ci sono i Fontana e i caporali.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio