L'esito delle elezioni in Bulgaria è un problema per l’Ue

La vittoria di Rumen Radev fa riapparire lo spettro orbaniano. Un po’ diverso, però

20 APR 26
Ultimo aggiornamento: 17:01
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Foto di Valentina Petrova per AP Photo via LaPresse

L’ex presidente bulgaro Rumen Radev ha vinto le elezioni legislative di domenica con un risultato netto che gli dà la maggioranza in Parlamento e che potrebbe quindi mettere fine ad anni di grande instabilità – è l’ottavo voto in cinque anni – in un paese che all’inizio del 2026 è entrato nella zona Euro, cosa cui Radev si era opposto. Il suo arrivo non è una buona notizia per l’Unione europea che aveva appena tirato un grande e festoso sospiro di sollievo con l’uscita di scena di Viktor Orbán in Ungheria.
Radev, 62 anni, è euroscettico, vuole dialogare con Mosca, è contrario alle sanzioni alla Russia e alla fornitura di armi all’Ucraina ed è anche critico nei confronti della Nato: potrebbe allinearsi con il premier slovacco Robert Fico che in questi giorni sta litigando con mezza Europa che non vuole aprire lo spazio aereo al suo aereo che lo porterà, il 9 di maggio, alla parata del Giorno della Vittoria di Vladimir Putin. Radev sembra però che sia disposto a lavorare con la coalizione pro Europa che è arrivata al secondo posto, in particolare per quel che riguarda la riforma della giustizia. Molti analisti insistono su questo fatto e sulle possibili differenze tra il prossimo governo Radev e l’ex governo Orbán, e ci si augura che non confondano la realtà con i desideri: i fondi europei sono vitali per la Bulgaria e finora i leader del paese non hanno avuto la sfrontatezza di negare tale evidenza come ha fatto per sedici anni l’Ungheria. Radev ha detto di volere “una Bulgaria forte in un’Europa forte”, ha precisato che il suo governo continuerà sulla strada europea, ma ha aggiunto che per raggiungere questa forza congiunta ci vogliono “pensiero critico e pragmatismo” perché “l’Europa è caduta vittima della sua stessa ambizione di essere un leader morale in un mondo senza regole”. Come si possa declinare questo pragmatismo è da vedere, finora le premesse non sono molto rassicuranti, ma è pur vero che senza il motore distruttore di Orbán i suoi satelliti potrebbero essere meno desiderosi di rovinarsi i conti da soli.