Esteri
Paesi Bassi riarmati •
Accordi e progetti che puntano alla difesa dei cieli. Così riparte l’industria bellica olandese
Dai radar di Hengelo al nuovo fondo trilaterale con Regno Unito e Finlandia, i Paesi Bassi non aspettano Bruxelles e corrono verso l'autosufficienza militare. È già il cuore pulsante del riarmo europeo
3 APR 26

Un soldato britannico lancia un drone durante un'esercitazione (foto di Finnbarr Webster/Getty Images)
Venezia. E’ questione di autosufficienza militare. E per questo i Paesi Bassi alzano l’asticella, senza aspettare oltre: se gli scenari di guerra tra Ucraina e medio oriente dimostrano quanto sia importante poter difendere il proprio territorio da improvvise minacce dal cielo, l’industria bellica olandese traccia la rotta. Il prototipo del futuro? Si chiama SkyDefender: una sorta di barriera virtuale a protezione di intere città o basi strategiche, in grado di intercettare aerei, droni, missili a medio e lungo raggio.
Funziona grazie all’integrazione di radiorilevatori di ultima generazione con l’intelligenza artificiale – fondamentale per analizzare dati e ottimizzare i tempi di reazione a terra – ed è stata lanciata sul mercato nelle ultime settimane. L’azienda che la realizza è Thales, colosso di settore francese ma con un’unità sussidiaria nei Paesi Bassi specializzata nella messa a punto di sistemi radar. E lo stabilimento di Hengelo, vicino al confine con la Germania, è il simbolo dell’accelerazione per la sicurezza europea. Con tassi di produzione fino a cinque volte superiori rispetto a pochi anni fa.
Gli addetti ai lavori hanno raccontato al quotidiano locale de Volkskrant che è in corso un salto di specie: “L’intero continente ha bisogno di noi, la domanda per la difesa si fa sempre più pressante e questo ci permette di sfruttare le economie di scala nella grande distribuzione velocizzando i tempi di consegna. A volte in poche settimane anziché in un biennio, per lo stesso materiale”. Nel 2025 il Gruppo Thales ha ricevuto nuovi ordini per 25 miliardi di euro – con un fatturato in aumento del 7,6 per cento. E uno dei più massicci arriva direttamente dal ministero della Difesa olandese, che collabora di continuo con il tessuto produttivo nazionale.
Oltre alla fabbrica di Hengelo – la più imponente, con 2250 impiegati –, in Olanda si contano circa 900 aziende focalizzate sull’assemblaggio di armamenti, dall’elettronica militare alle navi passando per i veicoli blindati. Ultimamente c’è talmente tanto fermento che si cercano anche nuovi sbocchi: nel Brabante, nel sud del paese, si sta lavorando all’allestimento di una grossa fabbrica di munizioni per sfidare la leadership tedesca. L’idea di fondo, da queste parti molto chiara, è che l’Ue non può permettersi di dipendere da fornitori stranieri in settori così strategici. Dunque nemmeno i Paesi Bassi.
Il messaggio è trasparente sin dalle fonti istituzionali: “L’Europa è minacciata dalla guerra. Pertanto, la difesa deve concentrarsi nuovamente sulla deterrenza dell’avversario, insieme ai nostri alleati. Ciò è possibile solo con un’industria militare forte”, si legge sul sito del ministero. E l’eccellenza olandese si articola soprattutto nella ricerca e sviluppo: sistemi intelligenti, sensori, infrastrutture digitali, tecnologia quantistica e spaziale. Cioè il fulcro di Thales Nederland e altri privati fiamminghi, che negli ultimi mesi infatti sono diventati partner cruciali all’interno di ReArm Europe – il piano comunitario da 800 miliardi di euro a protezione del continente. Buona parte di questi fondi sarà spesa a queste latitudini, dove si concentrano gli asset più strategici contro la guerra ibrida e non.
Ma se gli altri governi europei a tratti tentennano, e Bruxelles in testa a loro, all’Aia hanno maturato la consapevolezza di dover agire anche per vie laterali. Risale alla scorsa settimana l’inedito accordo tra Paesi Bassi, Regno Unito e Finlandia per creare un ente di finanziamento per le iniziative di difesa: sarebbe un progetto distinto e supplementare rispetto agli sforzi di Nato e Ue. Se gli inglesi del post-Brexit vanno in cerca di sponde amiche e gli scandinavi sentono ogni giorno la pressione della Russia, la presenza olandese nel triumvirato è meno figlia dell’impellenza e più della programmazione. Il meccanismo proposto, che dovrebbe entrare in azione l’anno prossimo, punta infatti a semplificare i nodi della distribuzione attraverso acquisti congiunti di materiale in grado di efficientare le manovre di riarmo. A partire dal nuovissimo SkyDefender.
Come spiegava Thales si tratta di un processo fondamentale, non soltanto sul piano logistico, ma anche per consentire alle aziende europee di competere meglio con le controparti americane: commesse di grandi dimensioni significano risparmi di costo e potenziali reinvestimenti nell’innovazione. Per ora gli appalti militari sono ancora molto nazionalizzati, ma qualcuno inizia a rompere gli schemi. E forse è un bene per tutti.



