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Lettonia sulla difensiva. Una falla di sicurezza porta giù il governo
A Riga, dove le questioni di sicurezza uno un tema centrale della politica interna, certi errori possono anche far cadere un esecutivo. Messaggi dai confini con Mosca, anche per l'Italia
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16 MAY 26

Il 7 maggio scorso, tre droni ucraini provenienti dalla Russia sono entrati nel territorio della Lettonia e uno dei tre si è schiantato contro un impianto di stoccaggio vuoto del petrolio. A livello internazionale Riga ha messo tutto in chiaro, dicendo che lo sconfinamento non si potesse imputare a Kyiv, nonostante i droni fossero ucraini, ma a Mosca che ha iniziato la guerra. Politicamente però è iniziato un terremoto che ha portato giù il ministro della Difesa, Andris Spruds, del Partito progressista, e la premier, Evika Silina, del partito Nuova unità. I droni ucraini non sono stati intercettati quando sono entrati in territorio lettone e per gli abitanti delle aree di confine con la Russia non sono neppure scattati in tempo gli allarmi, due negligenze gravi per un paese che si sente minacciato da Mosca.
La premier ha così cercato un responsabile da accusare e siccome un episodio simile era già avvenuto a marzo, la colpa era ricaduta su Spruds. Il partito del ministro della Difesa, però, ha tolto il sostegno alla premier e ora toccherà al presidente Edgars Rinkevics trovare un nuovo governo. Quello che è accaduto in Lettonia è però il sintomo di un cambiamento, che in Italia fatica a essere recepito. Le questioni di sicurezza sono al centro della politica interna, quello che accade fuori ha un impatto diretto sulla politica di un paese e non ci sono più inefficienze ammissibili quando entra in gioco la difesa. E’ il sintomo di un’Europa che prima di guardarsi dentro si guarda ai confini e il cambiamento è stato imposto dall’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina. Un paese come la Lettonia è ossessionato dai suoi confini, ha ragioni storiche e militari per esserlo, e quello che è successo ha dato anche un segnale sbagliato alla Russia, indicando che anche chi la teme non sempre è pronto a difendersi.