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Putin commercia con l’America ma non subisce i dazi, che sorpresa
Mosca non compare nella lista, e quella delle sanzioni è solo una scusa: gli Stati Uniti hanno importato nel 2024 beni dalla Russia per il valore di 3 miliardi di dollari. La visita di Dmitriev a Washington

La Russia non compare nell’elenco dei paesi che subiranno i dazi decisi da Donald Trump. Ai primi che hanno segnalato l’assenza come una cosa importante, è stato risposto: non c’è scambio commerciale tra la Russia e l’America, la Russia è sotto sanzioni, non ci sono dazi da applicare. I primi hanno insistito, a ragione, e quindi è partita la macchina trumpiana, filoputiniana, antiucraina: ignoranti, avete voluto espellere la Russia dal mondo globale e ora pensate che debba pure subire i dazi, su cosa poi? Ha risposto, esausto, Shashank Joshi, che si occupa di difesa e sicurezza all’Economist: “Verificare le cose che dicono questi bugiardi patologici è sfiancante, ma è importante sottolineare che quel che dicono – ci sono le sanzioni americane, lo scambio commerciale con la Russia è pari a zero, i dazi non servono – è completamente falso. Secondo lo stesso dipartimento per il Commercio, gli Stati Uniti hanno importato nel 2024 beni dalla Russia per il valore di 3 miliardi di dollari”.
Joshi aggiunge che bisognerebbe fare i calcoli esatti, ma viene il dubbio che, secondo questa “logica perversa e disonesta”, ad alcuni paesi forse conviene essere sanzionati dall’America piuttosto che subire i dazi. Sergey Radchenko, celebre storico della Russia, ha preso la formula, si fa per dire, usata dai trumpiani e l’ha applicata alla Russia: il dazio dovrebbe essere al 71 per cento, e siccome in nome della fantomatica “reciprocità” questo numero viene diviso per due, la Russia dovrebbe avere dazi al 35 per cento. Invece non è nella lista e dice, per bocca di Dmitri Medvedev: noi cresciamo al 3 per cento, aspettiamo sul fiume il cadavere dell’economia europea. Il capo degli inviati del Wall Street Journal, Yaroslav Trofimov, scrive su X, riportando i calcoli di un ricercatore: “Le esportazioni russe verso l’America sono più grandi di quelle dell’Ucraina”.
Nelle stesse ore in cui Trump distribuiva dazi a chiunque tranne che alla Russia, il capo del fondo sovrano russo, Kirill Dmitriev, era a Washington a discutere con l’inviato di Trump, Steve Witkoff, di cooperazione economica tra i due paesi. Per far entrare Dmitriev in America, le sue sanzioni individuali sono state sospese.
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Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi




