Viva la Via del cotone

Avviare una consultazione del G7 con l’India per difendersi dalla Cina. Un piano per Meloni
15 SET 23
Ultimo aggiornamento: 04:00
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Giorgia Meloni e Nerendra Modi (Getty Images)&nbsp;<br />

Vittorio Emanuele Parsi ha indicato su queste pagine una prospettiva verso la quale Europa ed Occidente dovrebbero guardare con grande attenzione. L’invasione russa dell’Ucraina, le tensioni tra espansionismo della Cina e vicini asiatici, la grande gara mondiale tra Stati Uniti e Cina a chi stanzia più trilioni di dollari in sussidi e incentivi per investimenti nell’autonomia economica e tecnologie avanzate, tutto ciò ha mutato profondamente il quadro dei rapporti e della competitività mondiale nell’ultimo triennio. E deve finalmente spingere l’Occidente a mutare di segno la poca attenzione riservata alle accelerazioni politiche ed economiche avvenute tra i Paesi Brics e quelli del G20. I recenti vertici Brics e G20 hanno mostrato due evidenze.
La Cina punta ad accrescere la sua leadership globale attraverso i Brics, esteso anche a paesi-canaglia come l’Iran: è l’ideale cornice avanzamento del suo disegno ventennale di espansione geoeoconomica perseguito in Asia, America Latina e Paesi africani. Al contrario, la presidenza indiana del G20 è stata la piattaforma sulla quale Nerendra Modi – da 9 anni premier indiano – ha ribadito l’ormai non più nascosta ambizione di rappresentare una leadership globale alternativa rispetto a quella cinese. Non allineata né al pieno sostegno a Putin, né tanto meno alla Cina la cui presenze navali militari si infittiscono anche nell’Oceano indiano.
L’Occidente deve decidersi e aprire all’India, dice Parsi. Ha ragione. E l’occasione non solo c’è. Ma potrebbe esserne l’Italia, la protagonista. Perché la presidenza annuale 2024 del G7 è affidata all’Italia, tra poche settimane toccherà a Giorgia Meloni e al suo governo coordinare i lavori del forum che da metà anni Settanta raduna le democrazie industrializzate occidentali. Come si ricorderà, quando a lungo l’Occidente si illuse su Putin, il G7 si apri alla formula G8, chiedendo a Mosca di partecipare. Ma quella stagione è finita da un pezzo: da anni Putin dice che non gli interessa in alcun modo avere a che fare con il G7 e il suo modello democratico ormai in decadenza. E’ venuto dunque il momento di sparigliare: offrire alle ambizioni di Modi il ruolo ponte tra G20 e G7, offrendogli lo stesso status riservato un tempo a Putin.
Intendiamoci, Modi non è un leader a-problematico. Non lo è innanzitutto per le caratteristiche domestiche del suo movimento politico. Il fortissimo ritorno al nazionalismo hindu ha significato un pericoloso innalzamento delle tensioni con i musulmani, ergo con il Pakistan, e con gli stessi cristiani. Il suo governo è nazionalista-autoritario, senza ancora riuscire ad alterare i caratteri democratici di quell’immenso e contraddittorio esperimento sociale che resta l’India. Un tempo le ambizioni di Modi di portare l’India a essere la terza economia del pianeta dopo Usa e Cina apparivano velleitarie. Ma nell’ultimo biennio i tassi di crescita indiani superiori alla frenata cinese, e un’astuta diversificazione dei partner necessari ai maggiori progetti di crescita indiana, rendono ora l’ambizione di Modi assai più credibile.
L’amministrazione americana l’ha capito, e Biden al G20 è stato compiacente anche di fronte a un comunicato anodino sull’Ucraina. L’Europa, al di là degli sforzi di ognuno dei suoi membri per accrescere l’interscambio con l’India, è stata a guardare. La Germania nell’ultimo ventennio ha puntato sulla Cina e oggi si lecca le ferite per l’errore compiuto, ritrovandosi con un interscambio commerciale di segno negativo con Pechino. Chi in Europa dai tempi di Chirac ha puntato sull’India è stata la Francia, lanciando con una partnership che ha preso sempre più forza: dalle forniture militari di piattaforme avanzate aeree e navali, alla cooperazione nel nucleare di nuova generazione, alle ricerche sul quantum computing e nelle life sciences.
Il 14 luglio Modi era a Parigi, alla grande sfilata militare e per ricevere la Gran Croce della Legion d’Onore. Il governo italiano sin qui sembra puntare soprattutto a un G7 che lanci una grande iniziativa di sostegno verso tutta l’area mediterranea e del Sahel africano. Piano che l’Italia non può certo realizzare da sola, al di là della mistica propaganda sul nuovo “Piano Mattei”. Ma perché Roma non dovrebbe puntare a un progetto ancor più ambizioso? E cioè avviare una consultazione riservata tra i paesi del G7 e con Modi per un aggancio diretto tra G7 e india? Una partita fuori da ogni declamazione mediatica, perché immense sensibilità e interessi sono in gioco. Ma perché no, visto oltretutto quel che potremmo guadagnarci in termini di presenza diretta industriale e accesso alla risorse indiane?