La strategia dei nervi: Mosca attacca la città di Zelensky, ma sono gli ucraini ad avere il controllo sulle emozioni

E’ da ottobre che la Russia tenta di stremare per costringere alla resa: Kyiv continua a puntare alla vittoria. Adesso è l’Ucraina ad affiancare alla controffensiva la guerra psicologica: i risultati sul Cremlino si vedono
14 GIU 23
Ultimo aggiornamento: 04:00
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Kryvyi Rih è la città natale del presidente ucraino e, prima che Volodymyr Zelensky arrivasse alla presidenza, era conosciuta per essere uno dei principali centri del ferro dell’Ucraina, ospita l’impianto siderurgico di ArcelorMittal, e per la sua forma amena: lunghissima e strettissima. Kryvyi Rih è una lingua, progettata per permettere l’atterraggio degli aerei militari, e in questi mesi l’esercito di Mosca ha cercato di utilizzarla come ponte aereo. La città ha sempre saputo che per il Cremlino colpirla – e ancora prima occuparla – avrebbe avuto un significato particolarmente forte. I cittadini si sono sempre sentiti vulnerabili, vicini al nemico, esposti e anche fieri di esserlo. Ieri Mosca ha bombardato proprio Kryvyi Rih, il sindaco Oleksandr Vilkul ha detto che nessuno degli obiettivi colpiti aveva un valore militare, neppure gli edifici nelle vicinanze lo avevano. Il bombardamento è stato martellante, lungo, sono morte undici persone e più di venti sono rimaste ferite. Sono stati colpiti condomini e magazzini, le difese aeree hanno abbattuto dieci missili da crociera su quattordici e uno dei quattro droni lanciati.
Da ottobre dello scorso anno, dopo che con una controffensiva famelica gli ucraini sono riusciti a cacciare gli occupanti dalla regione di Kharkiv, Mosca ha incominciato una campagna di bombardamenti a tappeto contro tutto il territorio dell’Ucraina, colpendo in modo particolare le infrastrutture energetiche. Con l’inverno in arrivo, l’Ucraina ha affrontato periodi di buio intenso e nella capitale Kyiv veniva utilizzata un’applicazione per indicare ai cittadini i quartieri con la corrente elettrica e quelli al buio. L’Ucraina si è riempita di generatori per non spegnere le attività commerciali, power bank per far funzionare i telefoni, servizi internet che resistono in caso di blackout per non rimanere senza connessione. L’obiettivo della Russia durante i bombardamenti contro la rete elettrica e idrica era di fiaccare la popolazione, portarla alla resa, spingerla a un livello insostenibile di disperazione da costringere il governo a trattare con Mosca. L’esercito russo ha cercato di sfinire i nervi degli ucraini con il freddo, il buio, le notti insonni, contando di avere l’inverno come alleato. L’inverno è passato, gli ucraini hanno iniziato a chiedere ancora di più la vittoria. Nella regione di Kherson, parzialmente riconquistata dall’esercito di Kyiv a novembre, allagata con l’esplosione della diga di Nova Kakhovka, bombardata durante le operazioni di evacuazione, sono stati segnalati casi di colera. La situazione umanitaria è difficile, e Mosca spera che rallenti la controffensiva dell’esercito degli ucraini, che hanno detto di aver già riconquistato più di novanta chilometri quadrati nei territori occupati nella regione di Donetsk.