La cerimonia di chiusura di Rio 2016 con il passaggio della torcia olimpica a Tokyo (LaPresse)

La maledizione delle Olimpiadi di Tokyo colpisce ancora

C'è la quarta dimissione eccellente, alla vigilia della cerimonia d'apertura. Il comitato organizzatore dice: sarà un'inaugurazione "solenne"

Giulia Pompili

Uno dei paesi più conservatori e meno inclusivi d'Asia si trova a fare i conti con i riflettori internazionali. Al di là della pandemia, la prima lezione per Tokyo è: il mondo è cambiato, e se qualcuno ti chiama maiale no, non puoi fare finta di niente

Bisognerebbe mettersi nei panni di Seiko Hashimoto, presidente del comitato organizzatore dei Giochi olimpici di Tokyo 2020, che per l’ennesima volta, a un giorno dalla cerimonia d’apertura, è stata costretta ad annunciare l’ennesimo licenziamento. Si tratta questa volta del famoso comico Kentaro Kobayashi, che aveva la responsabilità di dirigere lo spettacolo di apertura e chiusura delle Olimpiadi.

 

Da qualche settimana sui social network circola parecchio un vecchio sketch del duo di cui fa parte Kobayashi, i Rahmens. Nel video di ventitré anni fa, la coppia comica scherza sull’Olocausto. Un’ironia inaccettabile per le associazioni che difendono la Memoria. E così alla vigilia dell’inaugurazione Seiko Hashimoto ha diffuso un comunicato scusandosi con tutti: “"L'abbiamo licenziato perché dovevamo affrontare rapidamente la questione in considerazione delle sue conseguenze diplomatiche. Siamo profondamente dispiaciuti”, si legge nel comunicato.

  

Con Kobayashi siamo almeno a quattro dimissioni eccellenti nell’organizzazione dei Giochi olimpici, un fatto inedito per il Giappone che all’improvviso, dopo averlo cercato disperatamente, si ritrova con i riflettori internazionali addosso a organizzare le Olimpiadi dell’inclusività in uno dei paesi meno inclusivi del mondo.

  

La stessa Seiko Hashimoto è una sostituzione: ha preso il posto dell’ex primo ministro Yoshiro Mori, a cui il governo di Tokyo aveva assegnato il ruolo più alto delle Olimpiadi – presidente del Comitato organizzatore – per i suoi precedenti successi nel settore del rugby giapponese. Mori però incarna lo stereotipo dell’anziano conservatore giapponese, e quindi non aveva avuto alcun problema a dire che “le riunioni in cui partecipano le donne sono una perdita di tempo perché le donne parlano troppo”. Le giapponesi, loro malgrado, sono quasi abituate a certe frasi, di solito definite “gaffe” perfino dai media nipponici. Ma le Olimpiadi sono un’altra cosa. E infatti a febbraio scorso Yoshiro Mori era stato fatto fuori rompendo una consuetudine delle istituzioni giapponesi, quella dell’impunità di messaggi e dichiarazioni degli uomini potenti.

  

Poi è arrivata la maledizione delle cerimonie d’apertura e chiusura – spettacoli da 8,5 milioni di euro. Un mese dopo Mori, Hiroshi Sasaki è stato costretto alle dimissioni per aver suggerito, in una chat con altri membri dello staff,  di far vestire da maiale la celebre comica giapponese Naomi Watanabe, per trasformare le Olimpiadi in “olimpig”.

  

All'inizio della settimana il musicista Keigo Oyamada, in arte Cornelius, è stato tagliato dal programma: la sua musica doveva essere utilizzata durante gli spettacoli, ma poi sono tornate a circolare alcune sue interviste degli anni Novanta in cui ammetteva candidamente di aver bullizzato i suoi compagni di classe disabili. La sua musica è stata cancellata dai Giochi.

  

In meno di 24 ore, la cerimonia d’inaugurazione di questi Giochi sarà completamente da ripensare. D’altra parte, con la capitale giapponese in stato d’emergenza e soltanto 900 spettatori autorizzati a entrare nello stadio olimpico (di cui solo 150 giapponesi), organizzatori e sponsor hanno capito che il messaggio non poteva essere quello della grande festa: che cosa c’è da festeggiare? La presidente del Comitato organizzatore Seiko Hashimoto, che si è scusata spesso con i cittadini giapponesi e con la città di Tokyo per i problemi che queste Olimpiadi stanno causando, ha detto che la cerimonia sarà “solenne”. Una catarsi collettiva, una seduta spiritica, di certo non la festa più importante dello sport.

  

Le delegazioni internazionali sono quasi tutte già arrivate al villaggio olimpico, i giornalisti pure, e sono tutti chiusi dentro alla “bolla” anti-Covid – per la verità, già scoppiata, con almeno cinque casi di Covid già accertati. Più dell’80 per cento dei giapponesi continua a essere contrario allo svolgimento delle gare, e fuori dal villaggio olimpico l’aria è quella di una condanna inevitabile che pagheranno i cittadini.

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio dal 2010, si occupa delle vicende che attraversano l’Asia orientale, soprattutto di Giappone e Coree, e scrive periodicamente anche di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ha una newsletter settimanale che si chiama “Katane”, ed è in libreria con "Sotto lo stesso cielo" (Mondadori). È terzo dan di kendo.