Fra terremoti e choc energetici, dal Giappone un’altra lezione sulla gestione delle emergenze

Per la seconda volta scatta l’avviso di rischio “mega-terremoto”: probabilità bassa ma aumentata. Tokyo rafforza la prevenzione e torna a puntare sul nucleare a causa delle tensioni globali

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21 APR 26
Ultimo aggiornamento: 04:03 PM
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La centrale nucleare di Fukushima danneggiata l'11 marzo 2011 dal terremoto e dallo tsunami, vista dal porto di Ukedo nel febbraio 2026 (AP Photo/Hiro Komae)

Tra le grandi nazioni industrializzate, il Giappone è il paese che ha sviluppato nei decenni il sistema di gestione del rischio sismico più sofisticato al mondo. La necessità di una cultura istituzionale legata al principio di precauzione gli viene dalla geografia: il paese ha circa 1.500 terremoti l’anno, statisticamente più di tre al giorno. Il terremoto di ieri ha messo di nuovo alla prova i sistemi nipponici, con una magnitudo inizialmente stimata 7.4 e poi rivista a 7.7. Ha avuto come epicentro il largo della costa Sanriku, nella regione di Tohoku, nel nord-est dell’arcipelago. Le scosse sono state avvertite anche a Tokyo, e c’è stata un’allerta tsunami in diverse regioni costiere, poi sollevata.
Tuttavia l’elemento di novità riguarda un altro meccanismo: ieri per la seconda volta dalla sua introduzione operativa nel dicembre 2022, la Jma, cioè l’Agenzia meteorologica giapponese, ha emesso un’allerta per un terremoto maggiore. L’avviso formale viene attivato quando si verifica un terremoto di magnitudo momento (Mw) pari o superiore a 7.0 nell’area della fossa del Giappone e della fossa delle Curili, zone in cui storicamente un forte sisma ha preceduto in alcune occasioni eventi ancora più devastanti. La Jma e il governo la emettono congiuntamente entro circa due ore dall’evento principale. La probabilità che un mega-terremoto si verifichi nella settimana successiva al primo sisma è stimata intorno all’1 per cento, un valore statisticamente basso ma che rappresenta dieci volte il rischio registrato in condizioni ordinarie.
La catastrofe di Fukushima di quindici anni fa ha costretto il Giappone a prendersi una pausa dall’energia nucleare, durante la quale è stata migliorata la capacità delle autorità di fare i conti con la propria geografia. Ma per un paese che importa gran parte della sua energia, la guerra in Ucraina e ora quella in medio oriente sono altri due choc che stanno accelerando il ritorno del Giappone al nucleare: al di là dei titoli sensazionalistici, l’allarme del mega-terremoto non è la sospensione del rischio, ma la sua gestione più esplicita.