Esteri
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La radio ungherese in silenzio
Il primo giorno di Klubrádió su internet inizia con l’inno alla gioia che oggi a Budapest ha il suono di una battaglia

Domenica sera, prima che la frequenza su cui trasmetteva Klubrádió, la 92.9, venisse svuotata, i giornalisti dell’emittente hanno aspettato mezzanotte facendo il conto alla rovescia. Quasi fosse l’inizio di una nuova èra, non la conclusione di una storia. Poi il silenzio. Klubrádió è un’emittente radiofonica ungherese, alla quale il governo non ha voluto rinnovare la licenza. Ha parlato di irregolarità, ma la radio era una delle poche rimaste a ospitare voci critiche nei confronti del primo ministro, Viktor Orbán, e del partito di governo Fidesz. Era il punto di riferimento della Budapest liberale, europeista, della Budapest che ha messo insieme le forze anti orbaniane, seppure turandosi il naso, e a creare una coalizione in grado di sconfiggere il candidato sindaco del premier. La storia di Klubrádió come emittente radiofonica si è forse conclusa, nonostante gli appelli dell’Unione europea, ma è cominciata l’èra della lotta e della resistenza e per questo, appena caduta nel silenzio la frequenza su cui trasmetteva, la redazione ha mandato un messaggio su Facebook a tutti gli utenti per dire che era soltanto un trasferimento e che avrebbero iniziato a trasmettere su internet. Così è stato da ieri e il proprietario András Andro ha salutato i suoi ascoltatori dicendo che la sensazione era quella di un malato che si stacca la spina da solo e ha ricordato un discorso di Orbán del 2018 in cui il premier diceva che l’Ungheria non sarebbe mai caduta così in basso da mettere a tacere “le persone con cui non siamo d’accordo”.
Tre anni fa la morsa del premier sui media aveva già comportato molti passaggi di proprietà nelle mani di uomini a lui fedeli e anche qualche chiusura, ma motivata da questioni economiche. Oltre il 90 per cento dei media ungheresi sono affiliati al governo. Più l’Ungheria continua a scivolare in basso, più gli atti di resistenza si fanno belli e colorati e ieri Klubrádió, che ha come simbolo una zebra, ha salutato il suo trasferimento dalla frequenza 92.9 a internet trasmettendo l’inno alla gioia per far impazzire le orecchie del premier euroscettico e per dire a tutta l’Ue che l’europeismo in Ungheria esiste ancora, è vivo, è militante, è pronto a combattere. La redazione di Klubrádió rimane compatta, sa bene che ci saranno problemi economici da affrontare – anche se aveva già perso da anni il 90 per cento delle entrate pubblicitarie – e che gli ascolti si ridurranno almeno del 30 per cento.
Tranne Rtl, di proprietà tedesca, non ci sono più radio indipendenti in Ungheria, internet è rimasto uno spazio di libertà ed è in rete che stanno imparando a comunicare i leader dell’opposizione che non vengono ospitati dalle maggiori testate del paese. Su internet adesso è arrivata anche Klubrádió che è determinata a non rimanere in silenzio, ha denunciato la completa orbanizzazione dei media, ma è convinta che sia il caso di continuare a combattere, soprattutto ora che è diventata un caso internazionale. Anche in Russia internet è un spazio di opposizione, su internet ci sono tv, telegiornali, c’è l’opposizione e la stessa cosa sta succedendo in Ungheria, la democrazia illiberale costruita sullo stampo di quella putiniana, dove si fa strada l’idea che non basti l’Ue a tutelare i cittadini, non bastino le elezioni: l’orbanismo è ormai istituzionalizzato.
La frequenza 92.9 è vuota e silenziosa da domenica notte e il Consiglio per i media presto bandirà una gara. Klubrádió è pronta a fare richiesta di nuovo, a riportare la sua zebra e la sua storia lì dove è nata, nel 1998, quando l’inno alla gioia aveva il suono di una promessa. Oggi ha quello di una battaglia.
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Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)




