I nuovi piani di Lukashenka per reprimere la protesta tenace di Minsk

Le manifestazioni in Bielorussia vanno avanti da sei mesi, sempre pacifiche e sempre determinate. La violenza del regime aumenta e cerca strade diverse
9 FEB 21
Ultimo aggiornamento: 05:00
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Roma. Le proteste in Bielorussia sono arrivate, oggi, al loro sesto mese consecutivo. E manifestare, per i bielorussi, vuol dire scendere in strada ogni fine settimana, a volte anche durante la settimana, prepararsi per eventuali arresti, botte e torture da parte delle forze speciali. Il copione è sempre lo stesso, non è mutato neppure lo spirito pacifico e battagliero dei manifestanti, convinti che sarà la tenacia a far capire al dittatore Aljaksandr Lukashenka che dovrà andarsene, che può tenersi stretto il potere quanto vuole, ma ormai, per la maggioranza dei bielorussi, non è più lui il loro presidente.
Sei mesi sono trascorsi anche per il dittatore e i suoi uomini. In agosto Lukashenka si faceva filmare mentre sorvolava le strade di Minsk in aereo e con un kalashnikov in mano chiamava “ratti” i manifestanti. La violenza della polizia si è fatta sempre più forte, i morti sono arrivati a 5, i dispersi sono 76. Mentre chi protesta ha ben in testa cosa vuole ottenere protestando, il dittatore e i suoi non sanno più come liberarsi di questa Bielorussia tenace e aumentano la repressione di fine settimana in fine settimana. Non sono riusciti a spaventare la piazza, ma sono determinati a reprimerla con sempre più forza. La volontà di spaventare, incarcerare, disperdere la protesta – una volontà ambiziosa perché ormai la piazza di Minsk non è più composta soltanto di giovani ma raccoglie tutti – emerge anche dalla registrazione di una conversazione tra il viceministro dell’Interno, Karpyankov, e gli uomini delle forze speciali fatta trapelare qualche giorno fa.
Nella registrazione, diffusa da By_Pol Initiative, un gruppo di ex funzionari e funzionari della giustizia e della sicurezza bielorussi che hanno abbandonato Lukashenka e sono passati all’opposizione, si sente il viceministro incitare la polizia a usare delle armi più letali contro i manifestanti. L’alto funzionario dice anche che tra i programmi del regime c’è quello di costruire un campo di detenzione per prigionieri politici. Il ministero ha smentito, la registrazione è stata caricata con traduzione in inglese da Radio free Europe su YouTube, ma la voce registrata è quella di Mikalai Karpyankov, suoi anche gli errori grammaticali, dice l’opposizione. E’ Karpyankov che controlla le truppe del regime e Lukashenka l’ha voluto promuovere a novembre per rafforzare l’apparato di sicurezza del paese. Karpyankov ha spesso esortato i suoi uomini all’uso della forza, ed è stato ripreso mentre si fa largo per le strade di Minsk con un manganello. La dittatura bielorussa non fa concessione, ma perde pezzi, non ha imparato a convivere con le proteste e ogni mese cerca di reprimerle con più forza. E’ stanca di vedere tanta tenacia per le strade, tante bandiere, tanti cortei nonostante il freddo e nonostante i pochi risultati, e per questo reprime. Come ha fatto dal primo giorno, ma da sei mesi con forza crescente.