Addio a Juliette Gréco, "rosa nera dei cortili"

E' morta a 93 anni la musa ispiratrice della Saint-Germain-des-Prés esistenzialista. Da Boris Vian a Jean-Paul Sartre, da Serge Gainsbourg all'amore per Miles Davis non smise mai di cantare la libertà
24 SET 20
Ultimo aggiornamento: 06:14
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“Gréco, rosa nera dei cortili. Della scuola dei bambini imprudenti”, scriveva Raymond Queneau di colei che ha dato voce a “Si tu t’imagines” e a tanti altri capolavori della poesia francese, della ragazza esigente, ambiziosa, passionale, divina che divenne la musa ispiratrice della Saint-Germain-des-Prés esistenzialista e non smise mai di cantare la libertà. Juliette Gréco si è spenta a 93 anni circondata dai suoi familiari nella sua casa tanto amata di Ramatuelle, nel sud della Francia. “La sua è stata una vita fuori dal comune”, hanno scritto i suoi cari nel messaggio diffuso alla stampa.
Nata a Montpellier il 7 febbraio 1927, Juliette Gréco muove i suoi primi passi nel mondo dell’arte da ballerina dell’Opéra, le piace, sogna subito in grande, ma scoppia la guerra. La madre e la sorella maggiore vengono deportate a Ravensbrück, lei si salva dall’inferno in ragione della sua giovane età. Viene però imprigionata dalla Gestapo a Fresnes, dove verrà maltrattata. Quando finisce l’incubo e De Gaulle grida al suo popolo “Paris outragé, Paris brisé, Paris martyrisé mais Paris libéré!”, la madre, separatasi dal marito di origini corse, lascia il paese per l’Indocina, e lei, Juliette, con un biglietto del metrò in tasca e niente più, chiede aiuto alla sua ex professoressa di francese, Hélène Duc. Quest’ultima la accoglie a braccia aperte nella sua casa del 20, rue Servandoni, a pochi metri dalla chiesa Saint-Sulpice, nel cuore di Saint-Germain-des-Prés. E per Juliette è la svolta della vita. Scopre il fermento intellettuale di Saint-Germain e dei suoi cafès, e la militanza politica grazie alla Jeunesse communiste. Incontra Boris Vian e gli altri artisti che hanno reso scintillante la rive gauche, poi, un giorno, la sua traiettoria incrocia quella di un filosofo: è Jean-Paul Sartre. “Vuole cantare Gréco?”. Lei esita, anzi, dice che “non è sua intenzione”. Ma la sua resistenza dura poco. Lui la permette di avere una camera all’hotel La Louisiane, l’unica con l’acqua calda. È la numero 10. Alla 76, un giorno del 1949, arriva il più grande trombettista americano di tutti i tempi: Miles Davis. Si amano alla follia per due settimane, poi Miles deve tornare negli Stati Uniti, e anche a causa di questa separazione non voluta cade nel tunnel della depressione e negli anni bui dell’eroina, come racconterà nella sua autobiografia. Intanto a Parigi, Juliette, inanella i successi, si fa notare al cabaret Le boeuf sur le toit, conduce una vita da bohemiènne, inventa lo stile Saint-Germain, balla e parla di filosofia al Tabou, e diventa un’habitué dell’Olympia, il tempio della musica parigina. Lì interpreta “Rue des Blancs-Manteaux”, nata dalla penna di Sartre, e canta “Les feuilles mortes” scritta da Jacques Prévert, con la sua voce di velluto.
Negli anni Sessanta, conosce un altro ribelle come lei, Serge Gainsbourg, e nasce “La javanaise”, uno dei brani più emozionanti del repertorio gainsbourghiano.
Da Brel a Brassens, passando per Ferré e Aznavour, tutti i più grandi della chanson francese hanno affidato le loro composizioni a Juliette Gréco. Si è sposata tre volte: con l’attore Philippe Lemaire da cui ebbe una figlia, Laurence-Marie Lemaire, con Michel Piccoli e col pianista e autore musicale di fiducia di Brel, Gérard Jouannest. Diceva sempre: “Ho scelto di amare chi volevo, quando volevo”. Addio alla ribelle gioiosa di Saint-Germain-des-Prés.